VitraHaus. La forza elementare dell’archetipo

Gli architetti Herzog & de Meuron hanno giocato con lo spazio con una apparente semplicità che rievoca la spontaneità di un gioco dell’infanzia. Un continuo stratificarsi di forme elementari supplementari ad altre architetture, come cerchi concentrici che mostrano la crescita nel tempo di un albero. Una serie di sovrapposizioni spaziali dal carattere quasi labirintico che generano cluster di volumi, in cui l’archetipo di “casa” gioca un ruolo fondamentale e supera il puro elemento geometrico, costituendo la base per una libertà compositiva strana ed emozionante. È la “VitraHaus”, il nuovo spazio espositivo all’interno del parco produttivo di Weil am Rhein dove la celebre azienda svizzera di design Vitra presenta la propria Home Collection.

 

Vitra fu fondata proprio a Weil am Rhein in Germania nel 1950 da Willi Fehlbaum, proprietario di un negozio di mobili nella vicina città svizzera di Basilea. Da allora il Campus Vitra continua ad essere ampliato, concentrando opere delle più grandi firme dell’architettura. Il primo edificio fu realizzato da Zaha Hadid, a cui seguirono Frank Gehry, Tadao Ando, Nicholas Grimshaw, Alvaro Siza e Antonio Citterio, SANAA, Richard Buckminster Fuller, Jean Prouvé e Jasper Morrison. Ma fino ad oggi non esistevano nel Campus ambienti espositivi adeguati alla presentazione dell’intera gamma della produzione Home Collection, che include oggetti di design classico e riedizioni di prodotti del design contemporaneo. Di qui la decisione nel 2006 di costruire un nuovo edificio, affidando l’incarico agli svizzeri Herzog & de Meuron.

 

A Vitra è sempre stato molto a cuore il concetto di “casa abitata” dove gli oggetti non sono semplicemente design da esporre in vetrina, ma vivono immersi nel disordine quotidiano che ogni casa ha. Questa è la radice da cui si sviluppa il concept progettuale: i prodotti che saranno in esposizione sono stati progettati principalmente per la casa e, come tali, devono essere presentati in un ambiente adatto al loro carattere ed uso. Questa idea di “home coming” ha portato ad integrare ambiente casalingo ed edificio pubblico in una reinterpretazione innovativa delle forme ideogrammatiche di una casa, secondo una soluzione geometrica di sovrapposizioni solo apparentemente casuale. “È una sorta di paradosso”, spiega Jacques Herzog, autore del progetto con Pierre De Meuron. “Abbiamo usato delle forme semplici, che anche i bambini sanno disegnare, e le abbiamo accatastate e incastrate per far sì che altre forme, sorprendenti e pazze, risultassero da questo processo”. L’assemblaggio tridimensionale dei 12 volumi, concepiti come elementi astratti, ibrida i procedimenti meccanici seriali di estrusione e stampaggio utilizzati per la produzione industriale, generando configurazioni complesse nello spazio, dove esterno e interno si fondono. L’intenzione dei progettisti ha svincolato il progetto dal comune prototipo orizzontale degli impianti di produzione, traslando la ricerca formale verso una struttura ad orientamento verticale di ingombro ridotto, che  potesse garantire una visione d’insieme molteplice: la percezione dei volumi avviene infatti tramite i fronti completamente vetrati, quasi delle sezioni che fungono da matrici plastiche dei nuovi spazi, mentre il colore antracite del rivestimento esterno riesce a connettere la struttura al paesaggio circostante. “Volevamo che il tetto fosse il più possibile simile alle pareti, in modo da rendere più astratta la figura della casa”, spiega Herzog. Ne risulta un piccolo edificio/città stratificato secondo cinque piani complessivi, che fanno della VitraHaus il nuovo punto di riferimento dell’intero Campus Vitra.

 

Una piazza pavimentata in doghe di legno costituisce l’area centrale, aperta, attorno alla quale si raggruppano i cinque volumi, con da una parte una zona per conferenze e uno spazio espositivo e dall’altra  lo shop, il foyer con reception e guardaroba e una caffetteria con annessa terrazza all’aperto. La complessità delle volumetrie interne deriva dalle intersezioni dei singoli blocchi e dai collegamenti verticali che mettono in relazione i vari elementi che compongono l’edificio, creando veri e proprio spaccati interni del complesso. Il circuito suggerito ai visitatori inizia dal piano più alto, raggiungibile in ascensore, e si snoda in discesa attraverso i vari piani, per ritornare infine al punto di partenza. Le grandi vetrate, che inquadrano deliberatamente specifiche porzioni del panorama circostante, si alternano alle pareti interne rifinite in bianco, al fine di dare priorità ai prodotti di design.

 

Per la VitraHaus, Herzog & de Meuron hanno sviluppato la semplicità del concept con rigore e raffinata capacità di soluzione del rapporto tra spazio ed artificio, modellando la complessa semplicità di forme primitive in equilibrio che mantengono intatta la forza elementare dell’archetipo.

 

di Andrea Cantini

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