Villa Fassò a Borgosesia: un ripristino conservativo

Da un lungo e anonimo muraglione di contenimento, nel paese di Borgosesia, emerge inaspettata l’armoniosa facciata dell’edificio, attribuibile alla metà del XIX secolo, destinato a ospitare le scuderie di una villa soprastante. Il suo aspetto esterno non è assolutamente quello che ci si aspetterebbe da un edificio rustico di servizio, ma ricorda piuttosto il progetto di Alessandro Specchi per le Scuderie del Palazzo del Quirinale a Roma (1721-24), che, con la scansione della facciata in tre settori verticali e il rispetto dell’ordine classico con zoccolo, facciata e cornice superiore, sembra anticipare il piccolo fabbricato borgosesiano.
Ispirata ai modelli classici rinascimentali e rigorosamente simmetrica, la facciata è dunque organizzata in tre campiture scandite da paraste leggermente aggettanti; lo zoccolo ne sottolinea lo stacco da terra mentre in alto la trabeazione ripropone architrave, fregio e cornice.
La fabbrica è in muratura mista di pietrame e mattoni; la superficie finita a intonaco, su un rinzaffo di malta a calce e inerti grossolani. L’analisi della malta ha rivelato, oltre a calcinaroli dovuti a un cattivo spegnimento della calce, la presenza di elementi vegetali, fibre di legno e paglia, che, secondo lo stesso principio dei moderni intonaci fibrorinforzati, furono aggiunti per assorbire le tensioni interne e conferire all’intonaco maggiore elasticità e resistenza alle trazioni superficiali.
La lisciatura finale è in malta fine tirata con frattazzino; negli elementi decorativi la finitura è a marmorino, lisciata con cura, probabilmente con ferro caldo, così da creare una superficie più compatta e poco porosa, quasi lucida, con buone caratteristiche di resistenza all’acqua e all’erosione superficiale.
Prima dei lavori, sulla metà sinistra della facciata era ancora ben visibile una tinteggiatura di colore ocra chiaro, realizzata a calce, stesa indifferentemente sia nelle campiture di tamponamento che sugli elementi architettonici strutturali e decorativi, in contrasto all’uso comune.
Dell’impianto di smaltimento delle acque originale è interessante la grondaia, realizzata a mano con grande perizia e abilità, per seguire tutti i risalti e gli angoli che caratterizzano il motivo della cornice. Per non deturpare l’aspetto della facciata, l’acqua raccolta viene convogliata in tubi inseriti all’interno della muratura che si collegano a pluviali posti sul retro.
La terrazza superiore presenta, sotto un massetto cementizio successivo, un pavimento originale in lastre di pietra tagliate di forma regolare e accostate, con una canalina in metallo in corrispondenza dei giunti, per la raccolta dell’acqua.

 

La situazione precedente
La maggior parte delle patologie riscontrate erano riconducibili a un’unica causa principale, l’acqua, che aveva aggredito il fabbricato su più fronti: per risalita dal terreno, per infiltrazione dal terrazzo e per perdita dalle grondaie. Il prospetto presentava evidenti alonature e fasce erose a causa dell’azione dei sali che, evaporando l’acqua, cristallizzano in superficie.
In aggiunta, danni provocati dagli urti accidentali, per lo più nello zoccolo e agli angoli del fabbricato; dall’inserimento dei contatori del gas, dal passaggio di tubi e dall’affissione dei cavi per l’illuminazione pubblica e, infine, interventi di grossolana manutenzione effettuati senza la necessaria conoscenza tecnica e con scarsa perizia (risarciture con malta cementizia).
Sugli elementi in cemento del parapetto, caratterizzati da una superficie più porosa e scabra, erano presenti depositi, microrganismi e licheni.
La vecchia lattoneria in lamiera metallica zincata, col tempo e il ristagno dell’acqua dovuto alla mancata pulizia del canale, si era corrosa e ossidata, presentando addirittura ampi e numerosi fori; i tiranti di fissaggio della grondaia avevano ceduto e il canale risultava staccato dal muro e abbassato.

 

Un ripristino conservativo
Considerata l’impossibilità di recuperare e risanare gli intonaci originari, l’intervento che si è proposto e realizzato più che di restauro andrebbe definito di ripristino, ma a questo termine risulta qui legittimo accostare l’aggettivo conservativo, in quanto si è inteso conservare il manufatto architettonico nell’autenticità della sua concezione costruttiva e nella continuità d’uso dei materiali e delle tecniche originali. L’intervento ha riproposto tecniche e materiali tradizionali, in quanto considerati ancora adatti (forse i più adatti) a svolgere le funzioni richieste e a fornire garanzia di buon risultato.
In coerenza con questo principio si è operata un’accurata scelta di materiali compatibili con le preesistenze, sia per requisiti prestazionali di durabilità nel tempo, tenuta agli agenti atmosferici, traspirabilità e resistenza all’umidità, sia per caratteristiche chimico-fisiche, cromatiche, granolumetriche e meccaniche.
La fisionomia della facciata è stata conservata, riproponendo gli stessi tipi di finitura, che vedono l’alternanza della rasatura medio-fine e del marmorino applicato sugli elementi decorativi con la medesima coloritura, sebbene leggermente smorzata rispetto alle tracce superstiti.
La lattoneria è stata eseguita in rame, seguendo fedelmente il modello dell’esistente, rinunciando alle sagome commerciali e lavorando a mano sul posto.

 

di Flavia Trivella

 

SCHEDA PROGETTO

 

 

Progetto
Restauro dell’edificio delle scuderie, proprietà Fassò

 

Localizzazione
via Panacea Cantone, Borgosesia, Vercelli

 

Rilievo, progetto, DL, Coordinamento Sicurezza
arch. Gabriella Burlazzi, Varallo, Vercelli

 

Imprese esecutrici
Restauri e decorazioni: Delponte & Ferraris Potino e C. S.n.C., Sostegno, Biella
Lattonerie: Fasanino Flavio, Sostegno, Biella

 

Cronologia
maggio-settembre 2009

 

Nell’immagine, la facciata dell’edificio delle scuderie di Villa Fassò a Borgosesia prima dell’intervento

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