Verso nuove geografie linguistiche (digitali). Creare e/o fruire contenuti? Il tabloid Architetti sul tablet!

“Lo spettacolo dell’universo è un movimento incessante di nascita, di sviluppo, di distruzione di forme.
L’oggetto di ogni scienza è di prevedere quest’evoluzione di forme e, se possibile, spiegarla”.

René Thom, 1972

 

Gli strumenti modificano le forme?
Le regole che determinano i processi cambiano la sostanza dei dati?
Le modalità informative inducono un comportamento? Attivano bisogni?
Non è semplice rispondere a queste domande mentre siamo immersi non tanto nella contemporaneità, quanto nell’intemporaneità (Virilio) se si guarda a come l’istantaneo schiacci ormai il presente. La condivisione di esperienze multimediali via web sta rigenerando, al di là dei tradizionali strumenti (smartphone, laptop, notebook), un universo immaginativo che trova nell’editoria uno stimolante campo di sperimentazione.
Alcuni anni fa mi capitò di fissare l’attenzione su alcuni diagrammi che cercavano di descrivere la distribuzione di probabilità del comportamento (z) di un cane in funzione della collera (x) e della paura (y); la rappresentazione delle variazioni dell’aggressività del cane avveniva in un modello tridimensionale che sfruttava gli elementi della Teoria delle catastrofi elaborata tra il 1950 e il 1960 da René Thom. Si riusciva a comprendere come la posizione di neutralità risultava molto meno probabile di quella d’attacco o di fuga, ma soprattutto, si intuiva una possibilità di descrivere attraverso immagini grafiche un’incredibile variazione di stato e di comportamento. La cosa non è marginale e non lo è neppure nella logica del rapporto tra scienza, comunicazione artistica e società che spesso si travasano in un capovolgente coagulo di cui le tecnologie sono parte.
La cosa significativa, che lega le storie di cento anni fa a quelle di oggi, si innesta nello sforzo delle geografie linguistiche di estendere (come in Risiko) i propri domini. La ricchezza del linguaggio matematico (che è all’interno di ogni sorgente digitale), basata sulla sua capacità di descrivere diverse e altre funzioni, costituisce un potente autocontrollo, volto a stimolare l’azione di ricerca spesso solo su ciò che si può descrivere. Eppure i fenomeni “più o meno determinati” nell’esperienza della vita erano (e sono) incessanti e presenti. René Thom, in un salto tra topologia innovativa e stimolazioni di embriologia, sarà capace di creare una teoria tra Aristotele-Hegel e Maxwell oltre il determinismo di Laplace. In effetti interrompere il continuo, rompere un equilibrio strutturale e morfologico voleva dire (come già aveva intuito Hegel) proporre rotture, salti, piuttosto che continue e progressive variazioni di stato nella descrizione della mutazione. Perché ci sono oggetti che restano fermi, immobili, morfologicamente bloccati per lungo tempo e poi subiscono brusche (apparentemente incomprensibili, quindi terribili) modificazioni? E perché (oggi più che mai) siamo di fronte a sistemi complessi in cui l’incredibile numero di variabili non permette aggregazioni razionali per classi discrete utili a semplificare un approccio descrittivo? E perché le forme e le immagini in cui siamo immersi costantemente sembrano essere sempre più risucchiate da un effetto emergenza, che scandisce, attraverso una propria entropia, la difficoltà di avvalersi di normali modelli quantitativi o qualitativi?
Allora l’eccezione e la follia del continuo appaiono oggi uno stato morfologico e strutturale, formale e coerente anch’esso secondo le regole che lo hanno generato, costituiscono un’allegoria utile a personificare e governare azioni e apparenti risultati, processi climatici, ambientali e sociali, bordi e contorni (piuttosto che centri e sostanze) delle forme espressive. E solo l’aumento progressivo e incessante del potere di risoluzione (accuratezza, densità informativa, velocità, interazione d’accesso, interdisciplinarità) degli strumenti di comunicazione, osservazione e misura sembrano offrire una chiave di tendenza interpretativa per descrivere qualitativamente il continuo spezzato, in un alternato e complementare rapporto tra microscopico e macroscopico (fisico, astronomico, comportamentale, architettonico, musicale …). Strumenti/modelli che producono immagini, che generano di nuovo forme, che ancora una volta devono essere percepite e interpretate…
Vedere il processo di digitalizzazione dei giornali è un segno positivo della rivoluzione che incombe mentre l’interfaccia dovrebbe giocare di più con le potenzialità del tablet e non proporre il formato che si trova in edicola, si chiedono posizioni critiche di punta (Wired,Tired) alla comparsa, per ora, di alcuni milioni di iPad potenzialmente venduti nel mondo! Ma resta, con tutte le limitazioni e rigidità della piattaforma (soprattutto poco adattativa), un altro luogo in cui poter sviluppare modelli di creatività e percorsi multimediali. E anche “Architetti” è visualizzabile gratuitamente sull’iPad nell’ultima annata!
Gli strumenti modificano le forme?
Forse sì. Le ibridazioni tecnologiche sembrano presentare un’idea di evoluzione.

 

di Marcello Balzani

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