Rilievo, innovazione tecnologica e di processo per la conoscenza e la valorizzazione dei beni culturali

Pubblichiamo l’articolo del Professor Vito Cardone dell’Università degli Studi di Salerno, Presidente della UID (Unione Italiana Disegno), edito nel Catalogo della XXII edizione del Salone del Restauro di Ferrara, evento che ha ospitato il convegno e la mostra digitale Italian Survey & International Experience – National & International portfolio in cui la UID presenta cento esperienze nazionali e cento internazionali prodotte dalla comunità scientifica italiana; un significativo sguardo d’insieme sul rilevamento in tutte le sue declinazioni finalizzato alla conoscenza analitica e critica, anche mediante l’innovazione tecnologica e di processo, e alla valorizzazione dei beni culturali.


(di Vito Cardone) Il rilievo, in tutte le sue declinazioni – architettonico, archeologico, urbano, ambientale – è tema specifico dei gruppi di professori e ricercatori della rappresentazione grafica delle università italiane, che lo praticano da quando si è costituita la relativa comunità scientifica. La scorsa delle schede di questo Portfolio, che si presenta con una mostra digitale e un convegno al Salone del Restauro di Ferrara, offre un significativo sguardo d’insieme su quest’attività, che è andata configurandosi come il fulcro del rapporto con il mondo imprenditoriale e la Pubblica Amministrazione e, sempre più, come una delle chiavi per stabilire relazioni e operare con realtà non accademiche straniere.

 

Al termine della carrellata sorge il legittimo orgoglio nel constatare quanta strada abbiamo fatto. Dai primi rilievi di singoli monumenti importanti – con i quali si è iniziato, sulla scia della pratica introdotta e nobilitata nel corso di mezzo millennio da tutte le generazioni di viaggiatori d’architettura in Italia, che ne fecero il metodo migliore per studiare l’architettura – ai rilievi di interi centri storici e brani di città, avviati negli anni Sessanta del secolo scorso. Dal rilievo urbano, messo a punto nel decennio successivo, a quello del tessuto edilizio, del patrimonio edilizio diffuso e dei contesti paesaggistici e ambientali extra-urbani, avviati sul finire del secolo.

 

A quello dei fenomeni, delle funzioni, delle caratteristiche immateriali del territorio e dell’ambiente. Sulla spinta anche del diffondersi della cosiddetta archeologia industriale ma, più in generale, di quella che qualcuno chiama archeologia “funzionale”, sono state rilevate manifestazioni singolari e categorie specifiche per destinazioni d’uso: fari, architetture eremitiche e rupestri, castelli e città fortificati, torri, complessi monastici, palazzi reali, teatri, anfiteatri…

 

Su alcuni di questi temi si organizzarono – talvolta continuano a farsi – appuntamenti periodici di studio e approfondimento. Dall’Italia ci si è spostati in tutto il mondo, innanzi tutto in luoghi più vicini a noi, come il bacino del Mediterraneo, poi coprendo quasi tutti i continenti: dall’Europa all’America, all’Oriente vicino e lontano, fino alla Cina, dove abbiamo portato il rispetto per il patrimonio storico, all’Africa equatoriale. Prima impegnati nel rilievo di realtà vicino alla nostra – anfiteatri, terme, fortezze, complessi monastici – poi anche di quelle lontanissime dalla nostra cultura, pure di assoluto valore architettonico, urbano e ambientale: come le moschee, le medine, i suq, le architetture trogloditiche, le estancias jesuiticas; luoghi mitici, dal valore assoluto, e contesti urbani tradizionali.

 

Il poco spazio a disposizione mi suggerisce di evitare nomi: meglio, perché si è trattato, e si tratta, di un’avventura collettiva dell’intera comunità scientifica, che sui vari temi ha visto all’avanguardia ora una ora l’altra delle varie sedi universitarie. Tutte impegnate ad accoppiare al tradizionale e tuttora indispensabile rilievo diretto e a vista, con schizzi a mano libera, le tecnologie più innovative e sofisticate, a definire le relative procedure, a mettere a punto e a ottimizzare le metodologie più opportune e gli specifici protocolli, per la lettura e la conoscenza critica dell’oggetto del rilevamento.

 

In cinquant’anni si è configurata una professionalità specifica, unica al mondo, fondata su un patrimonio di conoscenze e di competenze specialistiche di livello altissimo: una delle vere eccellenze, non solo del sistema universitario italiano bensì dell’intero paese, nata operando sperimentalmente sul campo. Così oggi l’Italia dispone di decine e decine di esperti qualificatissimi, sono nati spin-off, centri di trasferimento tecnologico, che operano in Italia – mediante rapporti con imprese, amministrazioni italiane e straniere – richiamando e formando anche lavoratori intellettuali di altri paesi.

 

Insomma, uno dei tanti misconosciuti piccoli miracoli del made in Italy. Un po’ curioso e inusuale, rispetto alla tradizione e a quella che molti ritengono la vocazione e la specificità italiana, perché non produce eleganti oggetti per la moda o prelibatezze alimentari, bensì innovazione tecnologica e di processo, per la conoscenza e la valorizzazione dei beni culturali.


Vito Cardone, Università degli Studi di Salerno, Presidente della UID (Unione Italiana Disegno)

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