Use only what you need: per un design sostenibile

La tazzina in pasta frolla della Lavazza non si butta ma si mangia.
Design sostenibile, oggetti, sistemi e comportamenti edito da Electa è il libro di Paolo Tamborrini – architetto e ricercatore presso il Dipartimento di progettazione architettonica e di disegno industriale del Politecnico di Torino – da cui questo esempio è tratto.
Oggi la sostenibilità è un elemento imprescindibile del design, un pre-requisito. La sostenibilità si definisce in base all’oggetto”.

 

Il libro indaga il dibattito sul ruolo del design nello sviluppo sostenibile: parte dal presupposto che la classificazione, per lungo tempo linea di demarcazione tra design ed ecodesign, non ha più significato. Il progetto deve soddisfare le esigenze reali, ottimizzare il processo produttivo con la riduzione dei materiali e dei meccanismi impiegati, agevolare il sistema dei trasporti con forme impilabili e materiali compattabili.
Per realizzare un oggetto sostenibile, se l’oggetto “è semplice, come una sedia, si fa riferimento alle regole del buon progetto, come flessibilità, compattezza (nel caso della sedia la possibilità di impilarla), facilità di trasporto; se è un oggetto più complesso, dotato di meccanismi, la sostenibilità si definisce in relazione al ciclo produttivo: dal classico ciclo lineare chiuso si passa a progettare in modo sistemico, il cosiddetto design dei sistemi, che prevede l’utilizzo degli scarti per la produzione e il funzionamento di altri oggetti” – sostiene Tamborrini.

 

Esistono anche sistemi di certificazione: “Sono molte le aziende che certificano i prodotti”, continua Tamborrini. Le etichette ecologiche di tipo I (ISO 14024) sono rilasciate da enti certificatori terzi; le etichette di tipo II (ISO 1402) sono autodichiarazioni diffuse dai produttori; le dichiarazioni di tipo III (ISO 14025) riportano informazioni basate su parametri stabiliti dall’analisi del ciclo di vita del prodotto.

 

Rispetto agli anni ’60, o anche agli anni ’90, oggi vi è più consapevolezza da parte di tutti, presa di coscienza data dall’emergenze ambientali in corso, come quella dei rifiuti, del surriscaldamento del pianeta, dell’inquinamento. “In passato la sostenibilità veniva proposta come un valore aggiunto, sinonimo di costi più elevati. Invece dovrebbe essere proprio il contrario –  specifica Tamborrini – perché se si ottimizzano il processo produttivo, il sistema dei trasporti e se si riducono i materiali impiegati, si ottiene una riduzione dei costi. E poi perché spesso sostenibile viene visto come brutto. La bellezza, valore soggettivo, dovrebbe derivare dall’utilità del prodotto. Insomma se un prodotto è buono (cioè non spreca energie né materie prime) e utile è anche bello”.

 

Use only what you need: questo lo slogan della campagna pubblicitaria della Denver Water per un uso parsimonioso dell’acqua.

Sulla base degli insegnamenti tratti dal volume di Paolo Tamborrini,  possiamo applicare la citazione al design di oggi. Essenziale, utile: questi gli aggettivi che lo devono caratterizzare.

 

Design sostenibile: oggetti, sistemi e comportamenti
di Paolo Tamborrini
edito da Electa, 2009
223 pagine
42 euro

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