Università e Mondo Professionale, una sinergia è possibile?

(di Marcello Balzani)

Intervista a Paolo Malara, coordinatore del Dipartimento Università, Tirocini ed Esami di Stato del CNAPPC (Consiglio Nazionale Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori).

Il tuo Dipartimento si potrebbe dire, con un battuta, che opera su e si deve relazionare con chi crea la “materia prima”: l’Università.
L’Università è in una situazione non semplice, per calo degli iscritti ai corsi di laurea magistrale e triennale in Architettura e per non aver ancora colto, attraverso le regole del gioco imposte dal MiUR, il cambiamento che è avvenuto nella professione e nel mercato durante gli ultimi 25 anni. Come stai vivendo questo rapporto dal tuo osservatorio?

Muovo i primi passi e cerco di capire cosa è successo in questi ultimi decenni. Mi guida la consapevolezza di come sia cambiato il lavoro dell’architetto in un’era nella quale cambiamenti climatici, digitale, dinamiche delle immigrazioni, libera circolazione in Europa e grandi urbanizzazioni di città in paesi emergenti, hanno la necessità di nuovi e innovativi progetti. Penso che il rapporto tra Università e mondo professionale debba operare in maggiore sinergia, per affrontare, pur mantenendo le specifiche prerogative, le sfide del futuro ed essere assieme responsabili protagonisti dei cambiamenti.

Paolo Manara

Paolo Malara

La formazione ha una fase 1 (universitaria) e una fase 2 (professionale). Ha un ruolo nel pubblico ed uno nel privato. Immaginare tutto ciò separatamente e come pezzi di un domino che si compongono uno dopo l’altro oggettivamente disperde molte possibili sinergie. Come si potrebbe concretizzare un maggiore intreccio tra fasi e ruoli?

L’università ha il compito fondamentale, oltre quello formativo, di produrre ricerca, ma anche noi professionisti abbiamo la necessità di non interrompere la pratica della ricerca durante il percorso professionale ed inoltre vi è, per noi, l’obbligatorietà della formazione permanente. Due mondi che devono interloquire di più, per costruire un nuovo rapporto tra ricerca e professione, mettendo esperienze diverse a disposizione del progetto e dell’Architettura, individuando spazi e contenuti di crescita comune, a partire dalla formazione permanente.

Ma anche riportando dentro le Università esperienze professionali di rilievo utili alla formazione dei futuri architetti. Il Dipartimento Università, Tirocini e Esami di Stato ha in programma di creare un “osservatorio sulla ricerca” per orientare prospettive future tra ricerca, professione e formazione continua.

Leggi anche l’articolo Il futuro della Professione di Architetto secondo il CNAPPC

Un intreccio virtuoso, quest’ultimo, che possiede alcuni passaggi fondamentali come quello dell’Esame di stato. Un momento difficile, a volte anacronismo per tipologia e carattere di prove, vissuto male probabilmente da tutti (iscritti, membri universitari e membri professionali delle commissioni). Come vedi il futuro di questo “passaggio fondamentale”?

L’Esame di Stato condotto con le attuali modalità non sembra essere un adeguato filtro all’avvio dell’attività professionale. L’Esame di Stato a ridosso della laurea, oltre che aver diluito il suo valore di reale verifica delle capacità e conoscenze acquisite durante il percorso formativo, nella direzione della professione, non è preceduto da un adeguato tirocinio professionale post laurea. Inoltre il mondo professionale chiamato alla verifica dei requisiti di base prima dell’accesso alla professione non ha, come invece sembrerebbe logico, il pieno controllo sul suo espletamento.

Una soluzione potrebbe essere nel periodo di tirocinio?

Il Dlgs del 28 gennaio 2016 n. 15, che recepisce la direttiva europea sulle qualifiche professionali (direttiva 2013/55/UE), oggi pone grande attenzione al valore del tirocinio quale strumento di raccordo tra formazione universitaria e professione, riconoscendo, tra l’altro, il tirocinio compiuto da un cittadino italiano in uno stato membro della UE. Per gli architetti italiani non è, tuttavia, prescritto nell’ordinamento professionale l’obbligo del tirocinio per l’accesso alla professione.

Dopo il corso di studi universitari, la frequentazione certificata nei tempi e nelle attività in strutture professionali, appare fondamentale per fornire ai futuri professionisti la possibilità di confrontarsi, in modo protetto e responsabile, con le problematiche del mestiere. Il tirocinio professionale appare come un’ineludibile tappa nell’ambito del processo formativo, pertanto occorre promuovere azioni che ne determinano l’obbligatorietà.

Alcuni Ordini e Federazioni, sul tirocinio, tramite convenzioni e/o protocolli d’intesa con Università e con l’Ente regione sul finanziamento di tale attività stanno percorrendo esperienze interessanti, favorendo un rapporto nuovo e originale tra formazione e professione. Attività che se associata a un ruolo sostanziale e non solo formale dei Comitati d’indirizzo per la definizione congiunta dei percorsi formativi universitari, nell’organizzazione di Master e laboratori sull’esercizio della professione, potrebbe da subito, nelle differenti realtà professionali e accademiche, ampliare l’offerta formativa per i futuri professionisti e avviare un utile processo di contaminazione tra due mondi che comunicano poco tra di loro. Sulla base del tirocinio obbligatorio, potrà essere prevista una semplificazione dell’Esame di Stato.

Leggi anche l’articolo sull’Esame di Stato Architetto 2016

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