Una casa su 7 livelli di quota

“Credo che lo stadio embrionale di un progetto sia qualcosa di molto intimo, che un progettista spesso può trovare difficile condividere e spiegare, molto più che nella fase realizzativa. Dopo il primo sopralluogo e le prime percezioni suscitate dall’ampia preesistenza tema del progetto, ho riflettuto su come essa potesse essere modificata, considerando il tipo di destinazione d’uso e le esigenze del committente. La mia prima e immediata reazione è stata quella di riassumere la filosofia dell’intervento, per quanto riguarda sia la fase di progettazione che quella di realizzazione, utilizzando alcune poetiche asserzioni di Giò Ponti, diventate indispensabili elementi di lettura di questa residenza romana:

 

1. Il pavimento è un teorema
– il disegno del pavimento, a doghe differenziate, scansiona i pieni e i vuoti dei volumi costruiti diventando il tema conduttore del progetto (“...percorrerlo sia un’avventura …non soltanto pedestre”).
2. La finestra è una trasparenza (è la vista, è la vita)
– priorità assoluta alla luce e agli affacci a tutta altezza (sia interni – come la stanza dei giochi del bambino – che esterni).
3. La stanza è un mondo
– raccontare il mondo di una stanza tramite l’architettura degli interni; la cucina e il soppalco-teatro di gioco dei bambini, due mondi a confronto, specchiati, visti e riflessi l’uno nell’altro. Il mondo interno dei giochi di un bambino, visto da una parte, il mondo dei “grandi”, dall’altra (“Gli spettacoli spaziali dell’architettura”).
4. La volta è un volo
– una volta in cristallo trasparente per eliminare ogni confine visivo e guardare oltre per poi vedere ombre riflesse sul soffitto della stanza patronale (“… il soffitto è il coperchio della stanza: è il suo cielo”).
5. La scala è una voragine
– la scala che collega il 4° livello al 7° livello incassata tra tue pareti, distaccata dalle stesse (“… la scala più bella è quella con ogni andata fra muro e muro. Chiusa. Vedi una rampa alla volta e non sai dove finisce. Potrebbe non finire mai. Può essere di gradini scuri e pareti chiare”).

 

Lo studio in sezione, ancor prima di quello in planimetria, è stato fondamentale per distribuire gli spazi sui diversi livelli di quota imposti, oltre che per rispondere alle diverse richieste funzionali della committenza. L’appartamento, infatti, si caratterizza per la disposizione su sette livelli di quota: sei le quote imposte dalla preesistenza, la settima (il grande soppalco), invece, creata in fase progettuale. Circa un terzo del grande appartamento (250 mq circa) è stato destinato alla zona giorno, living e cucina, con affaccio e accesso diretto al giardino privato; il soppalco (in legno e ferro), realizzato su disegno, attraversa in maniera longitudinale i due ambienti; la ringhiera del soppalco è il prolungamento in sezione dei pieni e vuoti della zona living, mentre il disegno della pavimentazione, a grandi doghe differenziate ai fini della scansione dei volumi, li proietta a terra, in pianta, rafforzando il senso di sconfinamento tra un livello e l’altro. Il soppalco con funzione di zona relax-lettura nella prima parte, si trasforma poi in “spazio gioco bambino” (con accesso dalla camera) nell’ambiente cucina, schermato dalla grande parete di cristallo temperato trasparente. La cucina e lo “spazio gioco bambino” in questo modo interagiscono, si guardano e si lasciano guardare. Entrambi sono spazi conviviali e “teatro di giochi”: i fornelli e l’arte del cucinare da una parte, dall’altra la leggerezza, l’allegria e l’inventiva del bambino. La sera, come in un teatro, il sipario (un telo utilizzato per oscurare il vetro) si chiuderà. Ricorrono nuovamente nel soffitto del bagno della camera padronale le lastre in cristallo temperato trasparente, questa volta con andamento orizzontale: infatti risultano funzionali allo spazio, lasciandosi attraversare dall’illuminazione naturale oltre a fungere da piano-diaframma, quasi immateriale ed invisibile, sul quale ci si può “reinventare” di volta in volta, creando un gioco di ombre proiettate sul soffitto della camera quasi a creare un cielo stellato.
Un altro elemento del progetto è la parete divisoria, lunga 17 metri, che interseca i tre livelli e ridisegna gli spazi conferendogli nuove caratteristiche: suddivisione tra il soggiorno e la cucina, corridoio di distribuzione nella zona notte, divisione tra la camera padronale e il bagno.
La medesima parete ha un’altezza di 5 metri nella zona giorno e decresce gradualmente al variare dei livelli nel corridoio di distribuzione e nella camera da letto padronale. L’altezza delle porte è stata adattata per ottenere un costante allineamento superiore.
Avendo lavorato per progressive sottrazioni e semplificazioni, i pochi materiali utilizzati conferiscono all’abitazione un aspetto molto discreto: legno di quercia per le doghe, cemento e resina per le scale, resina con inserti in pietra per il rivestimento delle pareti del bagno. I colori sono pochi ed essenziali e corrispondono a quelli dei materiali: il bianco (le pareti sono state dipinte con smalto opaco), il marrone-grigio del legno di quercia, il grigio della cucina in pietra”.

 

Testo di Nicola Auciello
Studio na3

 

Altre immagini del progetto

 

SCHEDA PROGETTO

 

Progetto
Abitazione privata

 

Località
Gianicolo, Roma

 

Progettista
Architetto Nicola Auciello
Studio na3

 

Cronologia
2007-2009

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