Tradurre in immagini il significato dei segni

Pubblichiamo l’incipit dell’articolo di Francesco Taormina, Tradurre in immagini il significato dei segni, scritto per il numero 5-6/2014 della rivista “Paesaggio Urbano”.


(di Francesco Taormina) […] Ho voluto iniziare questa mia riflessione sulla didattica del progetto di architettura a partire dalla risposta data da Giuseppe Samonà a una precisa domanda sull’argomento che, conclusiva di un incontro svoltosi presso la facoltà di Architettura di Milano nel lontano 1976, appare, alla luce dei problemi attuali, come una proposizione tutt’altro che datata. La risposta di Samonà affronta infatti, con estrema sintesi, questioni non solo non ancora risolte, spesso scavalcate dalle persistenti e accelerate sollecitazioni dell’epoca che viviamo, a loro volta contrapposte all’incertezza determinata dalla generale incapacità di previsione delle strutture di potere finanziario e politico, ormai più che trentennale e ulteriormente accentuata dalla imperante crisi economica: questioni, perciò, non sempre del tutto valutate con la necessaria consapevolezza, talvolta rimosse dalla epidermica e consolatoria adesione alle mode e ai loro calligrafismi figurativi, comunque non indagate con quella profondità di giudizio che richiedono invece i tempi di qualsiasi azione architettonica, compresi quelli della sua specifica e problematica trasmissione.

 

Sempre che si voglia individuare efficacemente, quindi durevolmente, una prospettiva di revisione disciplinare capace di approdare alla formulazione di una rinnovata teoria dell’architettura, rendendo fortemente corresponsabile se non centrale, in questo sforzo, il ruolo della scuola come elemento complessivo e storicamente determinato di progresso: una teoria che sia perciò positiva e soprattutto etica, secondo l’auspicio di Samonà, in grado di coinvolgere la cultura e la professione di progettista, nel loro insieme destinatarie dell’insegnamento stesso.

 

Per tali motivi, e malgrado i quasi quarant’anni trascorsi, mi sembra di potere in parte riferire le sollecitazioni di quella lontana risposta anche a una mia recente e circoscritta esperienza di insegnamento in un corso di Composizione architettonica per la laurea a ciclo unico in ingegneria edile-architettura, ultima, per quanto mi riguarda, di un cammino che ha attraversato tutte le annualità previste dal relativo piano di studi, unificato dalle direttive europee a quello di architettura propriamente detto: si tratta dell’esperienza di un corso di secondo anno, con corrispondente laboratorio, ai cui risvolti pratici, o almeno ad alcuni di essi, ritengo utile rimandare per sostenere le mie argomentazioni e non certo per trarne pretestuosi motivi di risoluzione dei problemi sollecitati da Samonà.

 

Il rimando all’empiria che richiedono la conduzione del progetto di architettura e il suo esercizio didattico, può infatti servire come prova per una argomentazione più compiuta ed estesa, nel solo tentativo di dimostrare come quei problemi possano essere affrontati anche nei limiti delle più schematiche esigenze di programmazione di un corso universitario: considerando, in ogni caso, che gli aspetti della trasmissione del sapere progettuale, per quanto strumentali, influenzano non poco quelli inventivi che ne riguardano la specificità, poiché stabiliscono i vincoli materiali e ideali che permettono ad allieve e allievi di comprendere e interpretare le tematiche affrontate. Sono gli stessi vincoli, ancora, che accordano al docente l’opportunità di verificare razionalmente il raggiungimento dei risultati previsti, rendendoli comparabili senza discriminarne la singolarità, senza forzarne la diversa qualità verso un qualsiasi e aprioristico convincimento didattico, sollecitandone anzi aggiustamenti e modifiche.

 

Per restare alla questione dei vincoli, uno di quelli richiamati da Samonà è in prima istanza riconducibile alla opportunità offerta da una rinnovata decodificazione del ruolo dei maestri del Movimento moderno per «decifrare i parametri che [ne] alimentarono l’architettura»: molta, perfino troppa letteratura si è prodotta in questi anni per penetrare i significati di cui sono portatrici le opere ritenute più interessanti di quei maestri, ma un corso di Composizione deve avere la finalità di svelarne per quanto possibile la sostanza intima, il procedimento progettuale unico, non ripetibile e confrontabile, che ne è alla base.

 

La ricerca del procedimento, il suo svelamento, resta il vero motivo di fondo nella trasmissione nell’insegnamento della Composizione architettonica, se non lo si vuole ridurre a mero esercizio stilistico o connesso a storicismi vari, frutto in ambedue i casi di atteggiamenti eclettici anche impegnati ma impossibilitati a produrre riflessioni utilizzabili per il futuro (perché spesso rinchiusi, tra l’altro, nelle certezze ipotetiche e velleitarie di figurazioni e teorie autoreferenziali ed escludenti, non di rado accademicamente conservative).

 

Il riconoscimento del carattere di relativa autonomia del procedimento progettuale, che un’opera riesce a trasmettere attraverso la sua figuratività, rispetto alle condizioni determinate che hanno contribuito a generarla, e soprattutto la necessità di implicarne la conoscenza come punto di partenza e motore dell’esperienza ideativa di chi si accosta all’esercizio del progetto, possono invece essere i presupposti che ne garantiscono l’attualità dei contenuti e la possibilità di renderne problematici gli aspetti, dialettica l’immediatezza del confronto con una realtà altra dall’originaria […].


Francesco Taormina, Professore Associato di Composizione Architettonica e Urbana, Università di Roma Tor Vergata


L’articolo completo di Francesco Taormina è pubblicato sul numero 5-6/2014 di Paesaggio Urbano.

 

Nell’immagine, ridisegno al vero di due appartamenti in linea dell’edificio di Ludwig Mies van der Rohe al Wheissenhof di Stoccarda, 1929 (Laboratorio del corso di Composizione architettonica 2, presso l’Università di Roma Tor Vergata, professore Francesco Taormina, anno accademico 2013-2014; foto Francesco Taormina)


Scritto da

The author didnt add any Information to his profile yet



Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

News dal Network Tecnico