The future of colours is looking bright

Il libro Colours: Rem Koolhaas/OMA, Norman Foster, Alessandro Mendini sviluppa il tema del colore come mezzo di alterazione in architettura. Le riflessioni di Rem Koolhaas in proposito rappresentano un percorso storico su come il colore ha cambiato la realtà e la sua percezione, nel XX secolo. La continua volontà di sperimentare conduce Koolhaas a vedere nella componente materica dei materiali e nelle tecnologie una nuova dimensione del colore.
Esistono due tipologie di colori: quelli intriseci alla materia, che non possono cambiare, e quelli artificiali, che, applicati ai materiali, ne cambiando l’aspetto.
Tra la fine del XX e l’inizio del XI secolo si è acceso in particolare l’interesse per l’autenticità dei materiali privi di un colore aggiunto, come il vetro, le plastiche, le luci artificiali e le trasparenze. Negli anni ’60, nella vita di tutti i giorni, il colore rivestiva grande importanza: accogliente e allegro nelle case, più discreto nei luoghi di lavoro, ma comunque additivato al materiale. Il 1968 ha “democratizzato” il colore: tutti i colori venivano utilizzati contemporaneamente. Negli anni ’80 il post-modernismo ha tentato di diffondere specifici materiali (granito, travertino e marmo) e colori delicati. Città intere hanno cambiato così il loro aspetto e i blu e i rosa di Miami sono diventati bianchi e gialli tenui.
Oggi siamo sempre più esposti a colori abbaglianti, la cui invasione è parallela a quella del virtuale, delle immagini video e dei computer, caratterizzate da colori artificiali più decisi rispetto a quelli reali dei materiali. Da un lato quindi l’architettura utilizza materiali con colori tendenti alle trasparenze, dall’altra la tecnologia “spara” colori invadenti. Negli anni ’90 il minimalismo, e con esso l’utilizzo del colore intrinseco alla materia, ha raggiunto la sua diffusione massima, “Come se qualcosa di più intenso fosse troppo per il nostro sistema nervoso”, sostiene Rem Koolhaas. Oggi il minimalismo trova ancora spazio. Allo stesso tempo il virtuale ha però riscoperto il colore, non quello esuberante degli anni ’60, ma di maggiore impatto rispetto agli anni ’90: effetti complessi si creano utilizzando più colori, che rappresentano un modo per alterare lo stato degli oggetti.
Il colore, nel bombardamento d’immagini cui siamo sottoposti e nel continuo contatto con il mondo artificiale e tecnologico, ha il ruolo fondamentale di alterare gli oggetti e la realtà, e la percezione che abbiamo di essi.

 

di Giacomo Sacchetti

 

Fonte: Rem Koolhaas e altri, Colours: Rem Koolhaas/OMA, Norman Foster, Alessandro Mendini, V+K Publishing, Blaricum, The Netherlands, 2001.

 

Siti internet
www.sikkens.it
www.reserv-a-rt.de
www.wirednewyork.com

 

Nell’immagine in alto: J. Koons, Tulips – Guggenheim Museum Bilbao
foto D. Manara

 

Ulteriori approfondimenti sul tema sono contenuti nella e-zine n.8 dal titolo “Colore” scaricabile gratuitamente dal sito.

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