Cosa succede sul Lago d’Iseo? Cambiare punti di vista…

(di Marcello Balzani) Cambiare punti di vista.
Non è semplice. Spesso abitudini, condizionamenti e soprattutto bisogno di “fare poca fatica” rendono l’approccio alla realtà molto vincolato.

È una trappola.
È un labirinto dai percorsi obbligati.

La consuetudine e la disattenzione vincono sul desiderio di ricerca e di scoperta.

E non è un problema di “rapporto di scala”, perché i processi di routine si attuano in modo automatico nel piccolo come nel grande, nello spazio confinato della casa o di un luogo di lavoro, come nella scena urbana di un borgo minore o di una grande città, esattamente come nell’approccio allo spettacolo di un paesaggio. I gradi selettivi della percezione, che indirizzano a scegliere cosa guardare, e utilizzano percorsi predigeriti strutturati nella nostra memoria, rendono tutto più confortante e stabile. Siamo sicuri e tranquilli perché la realtà viene definita con livelli di conoscenza e riconoscibilità gradualmente controllata.

Poi succede che Christo decide di realizzare in un lago il suo prossimo intervento artistico di Land Art e sceglie, credo tra alcune condizioni ambientali favorevoli preselezionate in Oriente e Occidente, proprio un lago europeo. Un lago molto particolare anche per essere raggiunto da un grande bacino di visitatori e turisti e, guarda un po’, questa volta italiano. E succede che… cambiano i punti vista.

Sul Lago d’Iseo infatti la passerella/ponte di Christo and Jeanne-Claude (Christo Vladimirov Yavachev e la moglie Jeanne-Claude Denat de Guillebon, scomparsa nel 2009 ma a cui si deve la straordinaria idea organizzativa di finanziare questi grandi progetti con la vendita di disegni e bozzetti, che tutti i principali musei del mondo desiderano possedere) sta modificando il modo di percepire la realtà. Ad esempio sul Lago d’Iseo succede che può capitare di:

  • camminare dove non si può normalmente;
  • vedere la realtà con lentezza da punti di vista non possibili neppure in barca;
  • connettere attraverso l’acqua luoghi di terra;
  • essere parte di un disegno che opera a diverse scale, da quella territoriale, a quella urbana, a quella paesaggistica, a quella architettonica;
  • definire una prossemica completamente nuova tra i visitatori che si devono rapportare alla caratteristica del piano di calpestio artificiale, al rapporto con l’acqua non protetto, ai minimi funzionali dinamici e statici.

Christo and Jeanne-Claude, famosi per aver imballato la Porta Pinciana a Roma (1974), il Pont Neuf di Parigi (1985) e impacchettato il Reichstag a Berlino (1995), non sono nuovi ad interventi nel paesaggio come quelli nelle Montagne Rocciose del Colorado degli anni Settanta, o nelle isole della Baia di Biscayne a Miami negli anni Ottanta. In un mondo in cui la realtà della pianificazione urbanistica e della lottizzazione edilizia hanno normalmente il sopravvento sull’idea del progetto verificare dal vero come alcuni postulati della teoria della Gestalt o come alcune regole di traslazione di Duchamp e di Beuys possono funzionare appare ogni volta veramente straordinario!

Poi succede anche che il progetto The Floating Piers”, che è costato 10 milioni di euro circa, diventa anche un grande affare economico temporaneo (fino ai primi di luglio).
Affari per gli alberghi e per tutti i proprietari di case.
Affari per chi gestisce le infrastrutture.

Affari per tutto il contesto produttivo che si trova invaso da una particolarissima migrazione (non di extracomunitari questa volta, ma di turisti) che approdano sul lungolago per buttarsi sulle passerelle del percorso arancione abilmente realizzate sull’acqua.

I critici d’arte nostrani, che vanno per la maggiore, prendono posizioni diverse sul perché e il per come e di quanto si sarebbe dovuto fare e potuto dire diversamente. Ma è giusto così, l’arte stimola il dibattito.

Rimane invece la potenza dell’esperienza concreta del cambiamento del punto di vista.

Dato che non siamo uccelli e dato che non siamo pesci forse il permetterci di camminare sulle acque attraverso un disegno contemporaneamente astratto (se lo si guarda dall’alto) e concreto (se lo si tocca percorrendolo) non è cosa da poco.

Capire come la realtà che ci circonda è parte di un progetto e può far parte, sempre se lo si vuole, di un progetto.

 

Immagine di apertura: The Floating Piers, Lake Iseo, Italy, 2014-16, Photo: Wolfgang Volz © 2016 Christo

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