Terremoto Emilia, la parte più debole del patrimonio: le vetrate istoriate

A un anno dal terremoto si vuole ricordare che ancora una parte consistente del nostro patrimonio artistico è in sofferenza. Questo contributo vuole ricordare una quota, quella delle vetrate istoriate, forse la più indifesa e debole di questo patrimonio, che attraverso la propria visibile sofferenza potrebbe riconquistare quella secolare presenza nobile nel nostro territorio, a patto che qualcuno dia manforte alla rinascita.

 

di Marco Bonora (www.studiodelvetro.it)

 

Scrive il vescovo durando di Mende nel XIII secolo a proposito delle vetrate istoriate: “Le vetrate sono le scritture divine che riversano la luminosità del vero sole cioè Dio nella chiesa, nel cuore dei fedeli illuminandoli”.
La ferita, per certi versi irreversibile, portata al nostro millenario patrimonio artistico “dall’inaspettato” violento sisma del 20 e del 29 maggio 2012 abbattutosi al centro dell’Emilia, e in parte sulle aree confinanti a nord e a ovest, ci ha ricordato, forse improvvisamente e quasi l’avessimo distrattamente dimenticato, che la nostra storia passata, presente e futura si rispecchia e si rigenera nelle torri civiche, nelle quinte scenografiche e abitate delle nostre chilometriche strade porticate, nei campanili, nelle chiese, nell`insieme del patrimonio artistico immobile e mobile, all`interno del quale spiccano “le Pareti di luce invetriate e istoriate”.

 

Le meticolose e complesse riprese poste in onda sui media ed in rete del prezioso e talvolta rischioso lavoro da parte degli operatori impegnati nell’emergenza, hanno consentito di apprezzare appieno le frenetiche operazioni di salvataggio, di recupero e messa in sicurezza del patrimonio artistico mobile, degli arredi e degli oggetti dall’interno degli edifici storici e religiosi.
Sullo sfondo, all’interno del campo di ripresa, a una attenta osservazione delle immagini che scorrevano non potevano sfuggire le multicolore vetrate istoriate legate al piombo poste in parete : “arte… difficile, artificiosa e bellissima” come scriveva il Vasari nel 1546 nelle “Vite de più  eccellenti architetti”, spesso in Italia considerate un ibrido tra un “soggetto sacro di rappresentazione per immagini” e “facenti funzione alla protezione di ciò che sta all’interno”.

 

Quando non crollate insieme alle strutture architettoniche, le Vetrate con i loro Santi spesso ieratici e severi, sono rimaste sostanzialmente al loro posto e, dopo diversi mesi dall`evento, ancora li si trovano: simbolo, testimoni e auspicio di una volontà alla rinascita.
Il sisma di maggio ha duramente colpito diverse testimonianze delle “Pitture di luce” ideate e assiemate nell’intero arco temporale descritto.

 

Nella chiesa di Mirabello, praticamente azzerata nel timpano principale sul portale, sul tetto e nella parte absidale completamente crollata, sono andate perdute irrimediabilmente le due eccellenti vetrate figurate degli anni Cinquanta del ‘900 di oltre tre metri di altezza poste dietro l’altare.
Opere dell’artista pittore Giuseppe Cassioli e legate al piombo dal maestro fiorentino Guido Polloni, le due vetrate, rappresentanti in figura intera San Tommaso e San Giuseppe con Gesù, erano il frutto di una donazione di una famiglia locale poi espatriata.
Nei casi più critici come nella chiesa di Poggio Renatico profonde crepe in genere si sono originate verso le discontinuità in parete (bucature per finestrature). La violenza del sisma ha procurato spesso il distacco dei telai in ferro dalle murature, con situazioni in cui il telaio manteneva in parte aggregata la muratura oppure, in altre, la vetrata è uscita da ritegni metallici perimetrali ed è caduta al suolo all`interno danneggiandosi.

 

Per una consistente parte di chiese i vetri applicati all`esterno a protezione delle vetrate istoriate (in alcuni casi inefficaci, pericolosi e in parte dannosi) si sono rotti in quanto rigidi; le Vetrate Istoriate legate al piombo hanno opposto al contrario una soddisfancente resistenza al movimento oscillatorio, conservando una apparente buona coesione dei tasselli in vetro legati.
La spiegazione puo`ricercarsi  proprio nella loro peculiarità manifatturiera.
Come risaputo i singoli tasselli in vetro della vetrata, dopo il taglio sagomato e la cottura della grisaglia dipinta e fissata a caldo sulla loro superficie, in base al disegno vengono assiemati e costretti da righelli in piombo con sezione a H, poi saldati agli incroci-giunzioni.

 

Al termine dell’assiemaggio vetro/righelli, affinchè la vetrata composta si mantenga unita e rigida, viene disteso sulla stessa un impasto collante che entra negli spazi residui fra piombi e vetro e lasciato riposare fino ad essicazione.
Il tutto viene inquadrato in genere all`interno di una solida armatura di ferro in opera, la quale definisce i contorni architettonici, porta legature destinate a un altro telaio fisso e zanche per il fissaggio della stessa vetrata alla muratura.
L’oscillazione/vibrazione laterale del sisma potrebbe avere distaccato le paste collanti interstiziali pregiudicando la stabilità delle vetrate deformandole (valutazione da farsi con una ispezione ravvicinata); inoltre alcune saldature negli incroci dei righelli potrebbero essersi aperte con grave pregiudizio alla coesione complessiva e con rischi di rottura o di fuoriuscita dei tasselli in vetro dai piombi in caso di esposizioni prolungate alla pioggia e al vento.
Una ricerca che da alcuni anni porto avanti sul territorio nell`area fra Bologna e Ferrara, mi ha consentito di approfondire la conoscenza della storia manifatturiera e artistica della vetrate istoriate applicate nel secolo scorso nelle nostre chiese.

 

La ricerca mette in evidenza fra l’altro lo stato di sofferenza di molte realizzazioni in vetro e piombi antecedente l’evento sismico; l’umidità persistente sul vetro e le aggressioni biologiche generate da fattori climatici e umani, gli agenti inquinanti presenti nell’aria interna ed esterna frutto dell’attività antropica, la naturale pressione del vento, alcuni interventi di protezione eseguiti non sempre idonei e una antica minimale predisposizione alla manutenzione del patrimonio comportano, nel loro insitere insieme, diversi importanti danneggiamenti che oggi sommati all`evento sismico potrebbero essere fatali per diverse realizzazioni.

 

Il drammatico evento del sisma si pone oggi come una occasione decisiva per intervenire. Un progetto, che metta in campo ciò che le sperimentazioni ed esperienze di questi ultimi anni hanno consentito di comprendere sul tema; un auspicabile intervento di manutenzione e/o di restauro attento nell’evitare frettolosi, impropri e spesso dannosi interventi occorsi nel passato, con l`obiettivo della salvaguardia e della trasmissione di queste testimonianze artistiche e manifatturiere di questo XX  “secolo breve”.

 

Un breve inquadramento storico
Le vetrate istoriate, Opus Francigenum, un libro aperto luminoso e colorato posto sulle pareti sacre e profane del nostro patrimonio storico, che la tradizione occidentale, da oltre mille anni, da quando il monaco tedesco Theophilus ovvero Rogkerus di Helmarhausen nel XII secolo, con il suo trattato Schedula diversarum artium, ne ha definito i canoni costruttivi, vuole raccontino, in controluce, alle molteplici generazioni che le hanno osservate, le vicende delle religiosità.
L’abate Suger, rettore dell’abbazia di Saint Denis posta a nord di Parigi, pone le basi sempre nel XII secolo del significato mistico e religioso delle rappresentazioni, le emozioni interiori della devozione, le rappresentazioni araldiche e le perpetuazioni nobiliari in una originale sintesi fra le mutazioni degli stili, dei linguaggi artistici e di una complessa manualità artigiana: scrive Suger… un esercizio della mente fino all’imponderabile, dalla contemplazione al percorso introspettivo.

 

Le Vetrate Istoriate oggi visibili nel nostro territorio, e in parte interessate dall’evento sismico, fatta eccezione per alcune rappresentazioni del ‘400 istallate a Bologna e opera di artisti importanti (quali il Francia, Lorenzo Costa o Francesco del Cossa e dal loro contemporaneo vetraio/artista operante a Bologna, il monaco benedettino beato Jacobs Griesinger di Ulm), sono state manufatte, legate e istallate nel corso del XX secolo.
I primi anni del ‘900, con l’elevazione delle innumerevoli chiese ispirate all’imperante stile Neogotico, e il Secondo Dopoguerra con il piano di ricostruzione dopo gli intensi bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale, videro pertanto fra Bologna, Ferrara e Modena, un’intensa attività edificatoria nel comparto religioso.
Le Vetrate Istoriate, in un percorso stilistico originale e talvolta collegato allo stile architettonico “moderno”, troveranno uno spazio di prim’ordine in entrambi i periodi.

 

Marco Bonora
mab.12@libero.it

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