Sviluppo sostenibile per le metropoli cinesi: il progetto Hutopolis in mostra a Pechino

Lo scenario di trasformazioni urbane che stanno avvenendo in Asia e in particolare in Cina offre una vasta gamma di “sfide” da analizzare: la maggior parte delle città cinesi può essere descritta come un insieme di contrasti urbani, sociali ed economici. Il continuo processo di distruzione e costruzione delle città spesso lascia molte domande, circa la qualità della vita nei nuovi quartieri o sul concetto di conservazione, senza risposte.

 

Hutopolis è un programma di ricerca avviato dallo studio AQSO arquitectos office che si propone di indagare nuove frontiere per lo sviluppo urbano in Cina. Lo studio è incentrato sul riutilizzo e la valorizzazione del contesto urbano e della rete infrastrutturale esistente come punto chiave per generare una nuova evoluzione della città. Immaginando una utopica città fatta di hutongs (caratteristici quartieri generati da vicoli formati da file di siheyuan, le tradizionali abitazioni a corte, soggette a una crescente distruzione innescata per fare spazio a edifici nuovi e strade più ampie), il nome Hutopolis (h-uto-polis) è un fittizio collage di parole provenienti da contesti radicalmente diversi che riflette l’apertura culturale del progetto. Lo studio di architettura AQSO arquitectos office, con base in Spagna e in Cina, ha organizzato la mostra “Next stop: Hutopolis” curata da Giannantonio Bongiorno con il supporto di un team di designer, architetti, film makers e sviluppatori di software. Questa indagine sull’ambiente urbano verrà presentata al Beijing Design Week come un “gioco urbano generativo”, in cui gli spettatori possono interagire, comprendere le dinamiche urbane e creare una mappa immaginaria della città sulla base degli hutongs di Pechino. La mostra è il punto di partenza di un programma sperimentale di ricerca che nelle fasi successive coinvolgerà anche le università e gli studenti per lavorare sulla condizione urbana di Pechino e di altre città asiatiche.

 

In un paese come la Cina, probabilmente l’area del pianeta che in questo momento sta cambiando più velocemente, le trasformazioni sociali, economiche e urbane stanno avvenendo attraverso un continuo processo di cambiamenti. Allo stesso modo in cui le città medievali europee sono state trasformate e ampliate durante la rivoluzione industriale, molte città della Cina devono essere trasformate per soddisfare le esigenze di una popolazione che richiede standard differenti. Il tessuto urbano delle città cinesi comprende aree dense di grattacieli circondate da vasti terreni non edificati, block accanto a case a corte, enormi centri commerciali accanto a baraccopoli. Ogni tipologia soddisfa esigenze diverse in una città in cui il più antico stile di vita è ancora compatibile con la nuova politica importata dall’Europa o con standard americani.

 

La prima parte del progetto si concentra su un’analisi della situazione attuale delle città cinesi, prendendo Pechino come caso studio e l’area di Dashilan come esempio di conservazione degli hutong. Nello scenario urbano eterogeneo di Pechino, profondamente influenzato dalla recente crescita economica, esiste ancora un modello tradizionale urbano dove il “sociale” e il tessuto urbano convivono in armonia. Uno spazio fatto per e dal popolo: gli hutong. La ricerca cercherà di capire e analizzare come questa antica conformazione urbana può essere conservata e come può essere adattata alle condizioni della moderna Pechino, considerando come fattore chiave di una nuova evoluzione della città la conciliazione con il modello tradizionale.

 

Il progetto è stato sviluppato identificando quattro principi che guidano l’intero studio:
Density: strettamente collegata al profitto che si ricava dall’uso del suolo e alla morfologia della città, la densità è un punto chiave per capire il grande divario tra il modello urbano tradizionale e l’attuale sviluppo. Il cuore di Pechino, una città con circa venti milioni di abitanti, ha una densità di popolazione inferiore alla maggior parte delle aree metropolitane europee, mentre i nuovi comparti residenziali ne hanno quasi raggiunto gli standard. La densità degli hutong rende possibile uno stile di vita ricco di interazioni sociale e ambientale. È possibile aumentare la densità mantenendo questa qualità della vita? È possibile pianificare un tipo di città dove il profitto non comprometta la diversità?
Mobility: biciclette, tricicli, minivan, pedoni. Gli hutong non sono pensati per la circolazione delle automobili. La dimensione dei vicoli e la mancanza di vie larghe rendono la strada una superficie condivisa dove le persone possono muoversi liberamente ma anche mangiare, giocare, lavorare e interagire. La morfologia urbana determina un sistema di mobilità che soddisfa non solo i più avanzati principi della sostenibilità ma anche il significato dello spazio pubblico. Perché i moderni comparti urbani sono così dipendenti dalle automobili? Perché diventano complessi residenziali chiusi e non relazionati con il tessuto urbano? In che modo gli aspetti sociali influenzano questi modelli urbani e quale sarà adatto al prossimo futuro?
Green: in estate e in autunno il centro di Pechino si trasforma in una mare fatto di foglie. Il quartiere sembra mescolato a una foresta, mentre i nuovi comparti residenziali concentrano tutte le aree verdi in un grande parco circondato da grattacieli o torri. La configurazione delle siheyuan rende il cortile il cuore della casa e la natura gioca un ruolo importante sia nelle aree private che in quelle pubbliche. In che modo il verde può diventare un ingrediente di diversità nelle nostre città? In che modo gli alberi possono definire l’identità degli spazi e migliorare la nostra vita?
Social: gli hutongs sono modelli di città compatta dove il mix di utilizzi crea una solida rete sociale. Le abitazioni, i servizi e le piccole attività commerciali creano un campo di interazione strettamente collegato alla morfologia. La riduzione di uso del territorio, i diversi sistemi di trasporto, il naturale rapporto tra il paesaggio e la rete di negozi e ristoranti che soddisfano le esigenze quotidiane dei residenti diventano elementi di coesione sociale, complessità, relazioni e creatività. In che modo il modello urbano definisce il naturale sviluppo degli scambi sociali? Qual è la giusta interazione tra territorio e interazioni sociali? Come si può preservare la cultura come parte dell’identità del tessuto urbano?

 

Immaginata e realizzata come una esplorazione in tre capitoli del tessuto urbano della vecchia città di Pechino, la mostra è strutturata perseguendo l’obiettivo di stabilire un rapporto con il pubblico innescando un dialogo coinvolgente. L’esposizione parte presentando un quadro generale della città antica, prosegue con l’illustrazione dei quattro principi che guidano l’intera ricerca (density, mobility, green, social) e si conclude con una ricomposizione virtuale di un’immagine ideale della città. Una serie di pannelli sollevano interrogativi circa l’attuale condizione urbana e sono presenti immagini e info-grafica per illustrare la ricerca; due brevi filmati consentono un approccio ravvicinato alle atmosfere degli hutongs, lo stile di vita e un ritratto delle condizioni urbane e sociali. Un touch screen permette al pubblico di interagire con una mappa degli Hutongs per comprenderne la morfologia e le funzioni attraverso un “gioco urbano”.
Attraverso la rappresentazione per immagini, l’analisi e una re-immaginazione di una parte di città, Hutopolis mette in gioco la conservazione e la modernizzazione in un dialogo volto a favorire un’evoluzione dell’assetto urbano.

 

a cura di Federica Maietti

 

 

SCHEDA EVENTO
Hutopolis

 

Organizzazione
Luis Aguirre Manso (AQSO arquitectos office)
Giannantonio Bongiorno (curatore)

 

Luogo
Beijing Design Week
Dawailangyin Hutong 8, Dashilar
Xicheng district, Pechino

 

Periodo
da lunedì 26 settembre a lunedì 3 ottobre 2011

 

Orari
tutti i giorni dalle 12.00 alle 20.00
Ingresso libero

 

Interactive media
Vladimir Popov
Djulus Diodorov

 

Film makers
Sylvie Guérard
Anouchka van Driel

 

Graphic design
Michel Sutyadi

 

Per ulteriori informazioni
www.hutopolis.info
www.bjdw.org

 

 

Nell’immagine, Pechino, Central business district. Foto © Ian Holton

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