Strutture in legno. Maria De Rossi ha progettato l’Asilo Nido di San Bonifacio

“Credo che una buona architettura debba vedere la possibilità di un felice e fortunato incontro tra diverse energie positive, dalla volontà di tutti coloro che vengono coinvolti di ottenere il miglior risultato possibile: così è stato nei pochissimi mesi che hanno visto la progettazione e costruzione dell’Asilo Nido della Fondazione O.A.S.I. di San Bonifacio, in provincia di Verona; in particolare la Committenza, rappresentata soprattutto dalla Presidente dott.ssa Maria Mastella, è stata disponibile nel percorrere assieme una strada che poneva come prioritarie scelte finalizzate al benessere psicofisico di coloro che avrebbero abitato questi spazi andando inoltre a connotare l’intervento come un’esperienza di apertura e segno rivolto all’intera comunità di San Bonifacio. Esperienza che sta continuando proprio in questi giorni con la riprogettazione della Scuola dell’Infanzia presente nello stesso contesto e che ha visto la partecipazione diretta alla fase di progettazione anche le insegnanti, le illustratrici per l’infanzia Giovanna Gazzi, Chiara Raineri, Stefania Vianello e il filosofo Massimo Bardin, sempre con lo stesso tipo di tecnologia in legno e con certificazione LEED curata dallo studio Planex” (Architetto Maria De Rossi).

 

Il progetto dell’asilo nido. L’area interessata dal progetto per la realizzazione dell’Asilo Nido, dimensionato per un numero di 60 bambine e bambini su 3 sezioni, si trova in una zona centrale di San Bonifacio.
L’intervento si inquadra nella complessiva riqualificazione del Centro Polifunzionale del Bambino della Fondazione O.A.S.I., che vede la riorganizzazione dell’intero complesso  per poter realizzare una struttura dalla forma compiuta (corte) che si proietta verso il già esistente spazio interno continuo di verde che acquista nuova identità e nuove valenze: per esempio riflettendo su quanto l’attuale paesaggio sonoro urbano sia caratterizzato dalla presenza di rumori (ad alta densità, privi di qualità, non informativi) diviene particolarmente apprezzabile la “protezione” data dalla corte che permette ai bambini di imparare ad ascoltare i suoni, analizzandoli e comprendendone la fonte; si possono quindi recuperare le caratteristiche ambientali stagionali legate agli agenti esterni come la pioggia o il vento.
La complessità funzionale viene risolta attraverso forme e identità definite da relazioni; la fusione di identità distinte conferisce allo spazio una grande ricchezza e complessità: ciò che differenzia diviene valore e non limite in un contesto empatico attento all’ascolto e all’accoglienza. La persona, sia essa una bambina, un bambino o un adulto deve trovare spazi stimolanti ma anche luoghi di “pausa” e serenità. L’identità di questo insieme di luoghi è data dalla qualità e dall’intensità delle connessioni. Si realizza così uno spazio relazionale proprio perché si qualifica per le relazioni che è in grado di innescare e consentire: un insieme di tante identità diverse con una connotazione globale riconoscibile, in sintonia con un progetto di valori.
Lo spazio deve offrire una qualità nel favorire l’incontro, lo scambio, l’empatia, la reciprocità e, in particolare, nuovi legami. Il sistema diviene un luogo dove l’interazione di varie attività sociali diventa un’occasione di qualificazione di tutto il contesto urbano in cui la struttura in progetto si inserisce.
Il potenziamento dell’esistente centro infanzia, che coniuga la funzione della scuola dell’infanzia (attualmente in fase di radicale ristrutturazione) con l’asilo nido, costituisce innanzitutto una risposta alla carenza nel territorio di strutture ricettive per la prima età, risolvendo anche il problema dell’affidamento dei figli di parte del personale impiegato nelle varie strutture O.A.S.I

 

Caratteristiche del progetto. I principi sopra esposti si sviluppano ulteriormente nella definizione di questi spazi relazionali dove le parti diverse risultano essere in equilibrio e armonia, per ottenere un progetto di qualità ambientale lavorando sia sulle caratteristiche fisiche che immateriali dell’ambiente utilizzando gli strumenti del design primario e dell’architettura; in particolare si sviluppa la progettazione delle “soft qualities”: luce, colori, materiali, acustica, odori, microclima.
Gli obiettivi ambientali raggiunti possono tradotti in nove “parole chiave” (Reggio Children):
– complessità morbida;
– relazione;
– osmosi;
– polisensorialità;
– epigenesi;
– comunità;
– costruttività;
– narrazione;
– normalità ricca.

 

L’equilibrio nella presenza di diversi tipi di materiali (dalle differenti caratteristiche tattili, acustiche, visive, olfattive), nell’uso del colore (mai eccessivo, saturo, bensì calibrato in tutte le tonalità) e della luce, nel valutare alcuni fattori esterni (ciclo luce/buio dato dall’alternanza di giorno e notte; ciclo caldo/freddo dovuto all’alternanza di estate ed inverno) ha creato ricchezza e permette un continuo cambiamento del paesaggio sensoriale che risulta essere molteplice e interessante.
Importante è anche il controllo dell’inquinamento “indoor” evitando i campi elettromagnetici eccessivi, l’uso di materiali che presentano radioattività (pietre granitiche o tufiche) o rilasciano sostanze tossiche (colle tossiche, materiali non stabili, presenza di microfibre inalabili,…) e attraverso un impianto di ricircolo dell’aria.
Ogni sezione si apre direttamente verso il giardino interno: infatti una particolare attenzione si è data nel definire gli spazi verdi sia dal punto di vista microclimatico (uso dell’arredo vegetale per abbattere l’effetto termico dell’irraggiamento nei mesi estivi o per ridurre l’inquinamento acustico esterno) che da quello relazionale (luogo di incontro e scambio), didattico (osservazione, sperimentazione, acquisizione, modificazione, azione) ed infine cromatico (i paesaggi cromatici creati con piante, fiori e legni possono cambiare al variare dell’ora del giorno e delle stagioni). Le aree a verde sono differenziate per fasce d’età e attrezzate collocandovi vari elementi naturali come sassi, sabbia acqua, piante. Inoltre è previsto un orto laboratorio, specificamente destinato  a rivestire la funzione di luogo di incontro e sperimentazione per i piccoli. È presente anche anche una serra solare non climatizzata che vede la possibiltà per le bambine e i bambini di poter coltivare piante. Fondamentale la presenza di spazi comuni flessibili e polifunzionali e il massimo collegamento visivo con lo spazio esterno.

 

Dati generali. L’intervento intende dare riscontro a esigenze di tipo funzionale ma anche di tipo tecnico. La tecnologia costruttiva utilizzata per la realizzazione del nuovo fabbricato si è basata su pannelli prefabbricati in legno della ditta Wolf Haus. Tale tecnologia ha permesso tempi di realizzazione molto rapidi.
Le lavorazioni, iniziate nel montaggio nel giugno 2010, sono state determinate da alcune scelte fondamentali:
– utizzare un sistema costruttivo in legno con la tecnologia dei pannelli prefabbricati al fine di ridurre i tempi di realizzazione;
– valorizzazione le potenzialità di tale tecnologia ai fini del confort ambientale interno e del risparmio energetico;
– ottenere la certificazione energetica secondo il disciplinare CasaClima.

 

Pertanto tutte le lavorazioni eseguite si sono conformate a tali obiettivi, soprattutto nella valutazione della compatibilità tra le tecnologie impiegate e tra i materiali messi in opera, in modo che il cantiere potesse procedere nella cronologia stabilita garantendo nel tempo l’affidabilità della costruzione in tutto il suo complesso. Il dimensionamento dell’asilo nido aziendale è conforme agli standards previsti dalla D.G.R.V. n. 84 del 16 gennaio 2007, come precisato nell’elaborato specifico.

 

Il fabbricato è stato realizzato in ogni su parte al fine di consegnare la struttura perfettamente funzionante, agibile e operativa per l’inizio dell’anno scolastico 2010-2011 e certificata in Classe A+. Il 10 settembre 2011 la struttura era ultimata e utilizzabile per la didattica supportata dalle varie autorizzazioni di legge.

 

 

SCHEDA PROGETTO

 

I dati principali si possono sintetizzare come segue:
Superficie interna funzionale: 409,93 mq;
Superficie servizi generali: 156,92 mq;
Superficie utile complessiva: 566,85 mq;
Superficie spazio scoperto: 332.63 mq.

 

Dati complessivi
Superficie coperta: 689,65 mq;
Volume: 2.779,19 mc;
Superficie parcheggio scoperto: 306,50 mq.
Progetto: arch. Maria De Rossi – San Bonifacio (VR)
Direzione Lavori: arch. Maria De Rossi – San Bonifacio (VR)
Realizzazione: Impresa Bottoli Costruzioni – Valdaro (MN) 
Wolf Haus – Campo di Trens (BZ)
Responsabile sicurezza: arch. Stefano Lucchini
Sistema decorativo: Giovanna Gazzi, Chiara Raineri, Stefania Vianello
Pavimentazioni legno: Menotti Specchia – San Bonifacio (VR)
Pavimentazioni esterne in pietra: Mario Testi – Volargne (VR)
Rivestimenti: Pavitec – San Bonifacio (VR)

 

 

di Maria De Rossi – Architetto

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