Stop alle società tra professionisti, delle stp non se ne fa più nulla

Dopo lo stop definitivo del Ministro della Giustizia al regolamento attuativo, il viaggio delle Società tra Professionisti (Stp) si ferma bruscamente. Il suo destino incerto lo avevamo annunciato già qualche tempo fa con l’articolo Ma… per le Società tra Professionisti, quando verrà varato il decreto attuativo?.

 

I Consigli Nazionali hanno per lungo tempo fatto pressing affinchè il regolamento attuativo venisse varato, ma poi è arrivata la decisione finale del Ministro della Giustizia Paola Severino, decisa ad accantonare il regolamento sulle Stp. Le perplessità di una parte delle professioni su alcuni aspetti relativi alle Stp hanno portato allo stop. I motivi:
– non si è deciso come garantire il passaggio degli studi professionali a società tra professionisti garantendo neutralità fiscale;
– problema della qualificazione del reddito prodotto da queste società: per alcuni, esse conseguono sempre un reddito di lavoro autonomo, per altri, un reddito d’impresa;
regime previdenziale da adottare per corrispettivi e ricavi delle Stp: le casse di previdenza hanno detto che la situazione non chiarita avrebbe potuto creare evasione o elusione dal versamento del contributo integrativo e soggettivo.

 

Del 15 gennaio 2013 è l’appello al Governo dei Consigli Nazionali degli Architetti, Chimici, Dottori Agronomi e Dottori Forestali, Geologi, Geometri, Ingegneri, Periti agrari, Periti industriali, Tecnologi alimentari, che riportiamo di seguito. Un appello che aveva un obiettivo: ottenere il varo del Regolamento.

 

“Il Governo tenga fede all’impegno di rendere possibili le Società tra Professionisti, senza rimandare al prossimo Esecutivo l’onere della loro regolamentazione. Ai professionisti italiani sono indispensabili, subito, strumenti che permettano l’aggregazione, l’interdisciplinarietà, la sinergia per affrontare un mercato sempre più difficile e complesso: sarebbe una beffa che proprio questo Governo, tanto impegnato a modernizzare la struttura del Paese, limitasse  l’ impegno dei professionisti italiani a innovare il loro modo di operare”.

 

E ancora: “Non vorremmo – concludono i Consigli Nazionali – che, come troppo spesso nel passato, anche questa riforma rimanesse nel guado. Occorre invece, al contrario, che la regolamentazione sulle Società tra Professionisti venga deliberata dal Governo con la massima urgenza e comunque prima delle prossime elezioni politiche generali”.

 

L’appello è caduto nel vuoto.

 

Leggi anche, su Ediltecnico.it, Soldi per tutti, tranne che per i Professionisti: intervista a Salvo Garofalo, Presidente di InArSind.

 

Per quasi 650 mila professionisti, considerata la condizione di pesante crisi del mercato, l’istituzione delle Società tra Professionisti sarebbe stato uno strumento indispensabile. Tra tutti i provvedimenti della riforma delle professioni, questo era l’unico che avrebbe potuto avere una reale e positiva incidenza sul lavoro, non solo perché avrebbe tolto i professionisti italiani da una condizione di inferiorità rispetto ai colleghi europei che da anni hanno la possibilità di costituire società professionali, ma anche perché sarebbe stata in linea con altri provvedimenti che il Governo ha adottato per favorire i giovani e le nuove attività, come le start up e le “società a 1 euro”.

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