La Stazione Zoologica Anton Dohrn di Napoli, un bene culturale in pericolo?

stazione zoologica napoli

(di Marcello Balzani)

Un’intervista a Gianluca Frediani, professore universitario e architetto in Italia e in Austria, pone sotto i riflettori dell’opinione pubblica e del confronto critico la difficile situazione di un importante edificio, la Stazione Zoologica Anton Dohrn di Napoli.

A volte, come diceva Albert Camus, bisognerebbe ritrovare il coraggio di essere in rivolta rispetto a ciò che irrimediabilmente sempre accade. Un concorso bandito dalla Fondazione Inarcassa determina esiti che sono estraniati dal ruolo che l’architettura storica di testimonianza deve avere la possibilità di esprimere e di trasmettere attraverso una conservazione coerente e consapevole, che poco a che vedere con le azioni di demolizione e ricostruzione che sono state proposte.

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Partiamo dall’inizio: perché la SZN Stazione Zoologica “Anton Dohrn” di Napoli è un bene culturale da tutelare?

La SZN è stata a lungo un esempio unico, e forse l’unico al mondo, di laboratorio creativo totale. Se mi passa il paragone –azzardato, lo riconosco– con l’odierna Silicon Valley americana, dobbiamo riconoscere che la SZN è stata un’officina ancora più importante perché, senza rinunciare alla sua vocazione costitutiva, ha saputo coniugare la ricerca scientifica con un ambiente in cui le belle arti, l’architettura e la musica costituivano una cornice fondamentale per indirizzare le menti degli studiosi verso l’intuizione creativa. Un centro internazionale di pensiero e di cultura anche nei tempi bui delle due guerre mondiali. Si veda, a questo proposito, il bel libro di Domenico De Masi, “L’emozione e la regola. I gruppi creativi in Europa dal 1850 al 1950” (1990). La bellezza come stimolo al libero pensiero; ci sarebbe molto da imparare da questa lezione, non crede?

Si è trattato, quindi, principalmente di una inedita condizione di organizzazione del lavoro?

Sì, ma non solo di questa. La SZN è di per sé un complesso storico-artistico di grande valore culturale, che accoglie preziose opere d’arte e d’ingegno realizzate fra Otto e Novecento. Quando lo scienziato tedesco Anton Dohrn decise di impegnare se stesso e le sue sostanze per costruire la SZN, nel 1872, ebbe anche la lungimiranza di affidarsi ad artisti di grande livello – come Adolf von Hildebrand e Hans von Marées – cui dobbiamo, infatti, il bellissimo ciclo di affreschi che orna la originaria sala da musica. Inoltre, il nucleo iniziale della stazione era concepito già in partenza per essere ampliato con parti coerenti ed omogenee. Il complesso monumentale, che vediamo oggi, è il risultato di queste successive espansioni realizzate negli anni dalla famiglia Dohrn, di cui l’ultima è stata la Biblioteca scientifica costruita nel 1956-1959 dall’architetto Frediano Frediani, mio nonno. Le nostre due famiglie sono sempre state legate da vincoli di stretta amicizia e collaborazione. Pietro Dohrn fu costretto a girare mezzo mondo per riuscire a trovare i fondi sufficienti a concretizzare il suo sogno di una struttura di ricerca aggiornata ed efficiente.

L’attuale direzione ha bandito un concorso di idee per un progetto di demolizione e ricostruzione proprio della Biblioteca: una svista?

Vede, si tratta di un tragico errore da molti punti di vista: quello culturale, quello architettonico e, infine, quello tecnico. Provo a spiegarle in poche parole. La progressiva realizzazione nel tempo della SZN rispondeva perfettamente al programma culturale e scientifico impostato dal fondatore Anton e proseguito dai suoi figli, Rinaldo e Pietro. La demolizione di una parte di questa sorta di “collana di perle” è una decisione insensata che cancella una parte sostanziale della SZN, costruita da questa straordinaria famiglia di scienziati-umanisti. Per di più, l’edificio realizzato da Frediano Frediani è un edificio coerente ed omogeneo col complesso; un edificio intelligente e discreto nel suo inserirsi fra le parti ottocentesche, arretrando leggermente il suo volume e lasciando scorrere un fronte misurato e asciutto per non entrare in contrasto con le parti più antiche. Anche la scansione minuta dei suoi fronti, l’arretramento scalare del volume superiore, la materialità neutrale delle superfici, servono ad erigere una sorta di schermo che, facendo un passo indietro, offre la scena agli edifici più vecchi e decorati. È questione di eleganza, di armonia. Anche la musica è fatta di pause, servono al concerto. Gli assolo sono già stati scritti sulle facciate antiche, non servono chiassosi protagonismi.

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Il progetto che è risultato vincitore del concorso è, in effetti, più appariscente…

Si tratta di un edificio modesto ed infelice; presenta uno scheletro con enormi facciate vetrate esposte in pieno sud senza protezione alcuna (!), forse per risolvere la relazione col paesaggio. Non ci si accorge, invece, che oltre agli enormi problemi causati dall’irraggiamento solare, l’avere delle vetrate di quella forma non solo banalizza la percezione visiva del paesaggio del golfo, ma annulla qualsiasi forma di relazione contestuale. Tenga inoltre presente, che la difficile demolizione del corpo della Biblioteca significherebbe, con ogni probabilità, infliggere seri danni al ciclo di affreschi di von Marées, molto delicato e più volte costosamente restaurato. Ma la domanda di fondo da porsi è: perché mai demolire un ottimo edificio per farne un altro, molto più problematico, con la stessa volumetria? È illogico ed anti-economico, oltre ad essere culturalmente sbagliato.

Cosa propone, allora, per risolvere questa situazione di stallo?

Sono convinto che l’amministrazione della SZN sia stata consigliata male. L’edificio della Biblioteca scientifica è un’architettura di qualità, voluta da Pietro Dohrn e realizzata da un architetto moderno di ottime capacità. La tutela della Biblioteca è anche la tutela di un pezzo del patrimonio dell’architettura moderna a Napoli, una città che ha già sofferto affronti oltre ogni dire. La Biblioteca, inoltre, è un pezzo integrato e integrante della SZN pensata, sognata e realizzata dai Dohrn; essa va assolutamente conservata per il suo alto valore culturale, ambientale e storico-artistico. Piuttosto che pensare a demolizioni improvvisate e pericolose, sarebbe molto più opportuno fare ricorso ad una attenta opera di restauro ed adattamento del corpo esistente riportandolo, con gli opportuni interventi architettonici, agli standard edilizi attuali. Il progetto di demolizione e ricostruzione, così com’è, è una offesa alla integrità storico-artistica della SZN, alla memoria dei Dohrn e alla cultura della città. Per questo motivo, assieme ad altri amici e colleghi, abbiamo deciso di contrastare questi piani distruttivi presentando un circostanziato esposto al MiBACT, alla Soprintendenza napoletana e agli altri enti preposti. Sono certo che la bontà delle nostre ragioni avrà la meglio.

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