Spazio pubblico, a Bologna si rigenera anche con la Street Art

Diventa sempre più importante parlare di spazio pubblico, di condivisione, non quello della rete che ci inchioda davanti al computer ma quello che ci circonda e che ci guida in giro per la città. Strade, marciapiedi, edifici… Il carattere dello spazio pubblico è quello che ci fa pensare di tornare lì oppure di evitare quel posto per sempre! Perchè non ci è piaciuto!

 

A Bologna il progetto Frontier – La linea dello stile, a cura di Claudio Musso e Fabiola Naldi, ci ricorda che lo spazio pubblico è parte integrante della città, come le case, i musei, le chiese, le scuole, ecc., e propone una passeggiata nella periferia bolognese da farsi a piedi, in bicicletta o in automobile. La città è un grande contenitore, le strade e i giardini spazi che accolgono le più svariate situazioni. C’è una panchina, bambini che giocano, mamme che chiacchierano tra loro e la periferia della città che si anima la domenica pomeriggio.

 

Il progetto include tredici opere realizzate da writers e street artists di provenienza internazionale. Ogni opera è distinta da una targa di plexiglass trasparente con sopra indicato il nome del progetto, gli enti patrocinanti, le collaborazioni, gli sponsor ma soprattutto l’autore dell’opera e il suo titolo. Non ci sono limiti spaziali come accade a volte nelle sale dei musei, ma c’è un numero di piani che caratterizza l’altezza dei palazzi, il cui fianco, tela neutra con o senza finestre, diventa sfondo per l’opera. Sono le case popolari di periferia, l’ambiente sociale e culturale che ospita la Street art.

 

Accadeva a New York, nel South Bronx tra la fine degli anni Settanta e l’inizio degli Ottanta, dove gli artisti si erano trasferiti per ritrovare nella cultura di frontiera, al margine, la creatività che aree più centrali della città stavano perdendo.
Un pezzo di questa storia è arrivata a Bologna nel 1984 con la mostra Arte di frontiera, New York Graffiti nella Galleria d’Arte Moderna della città. Un progetto di Francesca Alinovi, critica d’arte, curatrice e ricercatrice presso il DAMS di Bologna, che ebbe la possibilità di indagare le vicissitudini dei kids di New York in prima persona, nel corso dei suoi soggiorni nella Grande Mela a contatto con artisti quali Rammellzee, il “capo di una banda armata di artisti”, Keith Haring, quello del “bambino radioso” e tanti altri.

 

Il progetto Frontier vuole segnare un momento in continuità con quella occasione del passato, “…è il collegamento storico/critico. Un viaggio al contrario, la possibilità di ricordare quel momento come pretesto perfetto per creare una nuova frontiera culturale utile a ripercorrere i passaggi stilistici dei padri fondatori per poi giungere a ciò che la nostra attualità sta producendo”, come illustra il sito internet dedicato al progetto. I nomi che hanno partecipato a questa nuova trasformazione urbana bolognese sono quelli italiani e internazionali di M-City, Does, Honet, Hitnes, Eron, Joys, Dado, Cuoghi  Corsello, Rusty, Daim, Andreco e Phase II.
Ogni artista conduce una ricerca personale nell’ambito della propria poetica. Un mondo fatto di lettere, immagini e colore che lascia aperto il campo ai diversi significati. Quello dell’anziano che passa in bicicletta, del bambino che gioca a pallone o del giovane immediatamente preso dalla necessità di condividere la foto scattata sul social più comunemente utilizzato… L’opera è condivisa dalla collettività, pronta al consumo quotidiano.

 

Nelle mattine grigie di nebbia, in macchina, in fila al semaforo su via Del Lavoro, si possono ammirare le grandi “tele” di Honet, Etnik e Dado. Queste opere possono fermare il tempo ed estraniarci dal contesto del nostro vivere caotico in cui siamo immersi, creando piccole pause in mondi altri, fantastici.
Frontier – La linea dello stile
non esaurisce l’argomento, complesso per una città come Bologna.
Esistono innumerevoli e diverse forme di espressione del Writing e della Street art realizzate a volte in segno di protesta, come urlo di richiamo per porre l’attenzione su di un problema sociale, altre come espressione di una forma d’arte nota alla tradizione bolognese. A sottolineare l’importanza dell’argomento sul territorio ha da poco preso vita una nuova esperienza, un progetto dal nome Bologna street art, mapping the evolving trends of street art in Bologna, che si pone l’obbiettivo di “mappare l’evoluzione delle tendenze di street-art che si manifestano nel tessuto urbano bolognese e coltivare interesse all’interno della comunità per questa forma d’arte”. Il sito internet chiede agli utenti una partecipazione attiva all’iniziativa, segnalando direttamente le opere per la realizzazione di un vero e proprio percorso artistico a cielo aperto. Una galleria d’arte capace di farci riscoprire parti della città poco conosciute e di reintegrare nel tessuto urbano zone che altrimenti non frequenteremmo, ricordandoci invece dell’unicità della città, della sua stratificazione storica di avvenimenti, della sua capacità di contenere fatti, persone, oggetti diversi e delle sue infinite possibilità e combinazioni.


di Laura Bonora


Approfondimenti
Progetto “Frontier – La linea dello stile”

Progetto sostenuto e coordinato dal Comune di Bologna con il patrocinio e il sostegno della Regione Emilia-Romagna, a cura di Claudio Musso e Fabiola Naldi.
frontier.bo.it


Progetto “Bologna street art”
bolognastreetart.wordpress.com


Catalogo della mostra “Arte di frontiera, New York graffiti”
Mostra realizzata da un progetto di Francesca Alinovi, a cura della Galleria comunale d’arte moderna di Bologna; catalogo a cura di Marilena Pasquali e Roberto Daolio, 1984 ed. Mazzotta.

 

Nell’immagine di apertura, vista dell’opera di Phase II, 2012. Foto di Alberto Grossi.

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