Sostenibilità economica degli studi di Architettura, la Previdenza pesa meno solo di fisco e burocrazia

Tasse, burocrazia, costo della Previdenza. Questo il podio in negativo delle tre cose che pesano di più sulla vita di uno studio di Architettura secondo l’Osservatorio Professione Architetto. In sostanza: il periodo di crisi fa in modo che il lavoro non ci sia, le tasse, la burocrazia e la Previdenza danno la stangata definitiva per la via della morte. Ma sono cose di cui si parla sempre e che non vengono mai risolte, perchè di fatto è difficile immaginare una soluzione (tassazione più equa, meno burocrazia, sistema previdenziale più equilibrato) se chi ha il potere legislativo non interviene seriamente. Anche questa è una cosa che si dice di continuo. Allora, qual è la soluzione? Temo che a questo domanda noi non possiamo dare una risposta.

 

Il CNAPPC, in collaborazione con il Cresme, realizza l’indagine sulla situazione della professione di architetto in Italia dal 2008. L’analisi si basa sulle statistiche demografiche degli Ordini provinciali e del Consiglio nazionale, su quelle sui redditi e sui volumi d’affari  di Inarcassa e dell’Agenzia delle entrate, sulle statistiche universitarie e delle abilitazioni professionale provenienti dal MIUR, sulle statistiche sull’inserimento occupazionale dei neolaureati (Almalaurea). I dati vengono paragonati a quelli relativi agli architetti degli altri paesi europei e alle altre professioni italiane. Dal 2014 l’Osservatorio include la compilazione on line, da parte degli architetti sparsi in tutto il paese, di un questionario elaborato dal CNAPPC. Vengono così descritte le caratteristiche dell’attività svolta, gli scenari di mercato, le condizioni operative, la realtà degli studi di architettura, le prospettive e le aspettative dei professionisti.

 

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Mi soffermo sugli studi di architettura e sulla loro sostenibilità economica, a cui è dedicato il paragrafo 2.9 dell’Osservatorio, a pagina 67. Il problema della sostenibilità economica dei circa 70 mila studi di architettura italiani si fa sempre più delicato nella situazione di cirsi in cui si trova il Paese. L’Osservatorio ha redatto un classifica dei fattori che, secondo gli architetti, incidono maggiormente sulla tenuta economica dell’attività di uno Studio Professionale? Uno sguardo di insieme indica che:
– la pressione fiscale sia considerata uno degli elementi più critici – oltre il 71% degli architetti la ritiene eccessiva e in grado di impattare in maniera determinante sulla sostenibilità dell’attività professionale;
– quasi sullo stesso piano è considerata la burocrazia: la farraginosità e il costo di leggi e procedure diviene insostenibile per chi, come gli architetti, opera oggi nel complesso e tartassato ramo dell’edilizia;
– anche il costo della previdenza è considerato un fattore estremamente critico, anche più del problema dei pagamenti da parte della clientela.

 

Nessuna delle tre incudini è responsabilità dell’architetto, quindi significa che la responsabilità della mancanza di lavoro non è solo della crisi. Mi spiego meglio: se bisogna pagare troppe tasse (dovute a fisco o Previdenza), quel poco che si guadagna se ne va, e il lavoro diventa beneficienza.

 

Meno gravi sono considerati l’esposizione finanziaria (situazione debitoria) e l’accesso al sistema del credito bancario, sempre più difficile da ottenere. Di seguito uno schema che riassume i fattori e la loro gravità secondo gli intervistati. Puoi consultare tutto il documento a questo link: buona lettura, si fa per dire.

 

A cura di Enrico Patti

 

 

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