Sostenibilità e ricerca, progetto Unit 3 di Andrea Caputo srl

Unit #3 è il risultato di una ricerca su più fronti. È l’ultima (per ora) di una serie di piccole unità (Unit #1 “contiene” uffici, Unit #2 è una struttura destinata a ospitare uno skatepark e un’area concerti) che ha portato lo studio che l’ha realizzata, Andrea Caputo srl, a confrontarsi con una situazione abbastanza limite, dominata da spazi angusti, nel centro di una città “piena” come Milano. Unit #3 è una macchina ambientale che sfrutta sistemi tecnologici con un unico obiettivo: la sostenibilità. Le tecnologie utilizzate sono quelle più all’avanguardia, anche in fase di progettazione. Ne abbiamo parlato con Andrea Caputo, titolare dello studio omonimo.

 

a cura di Giacomo Sacchetti


Non molto tempo fa ho letto su Wired una tua intervista sull’utilizzo in studio della penna digitale Inkling di Wacom. Come Studio di progettazione siete sempre piuttosto “avanti” per l’uso della tecnologia: quanto è importante per voi? Chi si occupa di tenersi aggiornato e proporre prodotti nuovi?
Spesso sono proposte che arrivano da esterni, generalmente ben accolte perchè amplificano le possibilità di lavorare e sperimentare nuovi metodi. A breve abbiamo intenzione di evitare stampe interne per le revisioni e passare al digitale. L’investimento per una buona sala riunioni con plasma e penna ottica è giustificato se col tempo bilancia i costi di carta, inchiostri, stampanti.


Sempre a proposito di tecnologia, arriviamo a NVIDIA CUDA, che utilizzate, e che vi ha permesso di realizzare un progetto non facile come Unit #3. Qual è la caratteristica di NVIDIA CUDA che vi ha spinto al suo utilizzo?
L’utilizzo di questa scheda taglia radicalmente i tempi di rendering e permette non solo un nuovo approccio ai concorsi ma risolve alcune problematiche di cantiere quando si progetta interior design: renderizzare dettagli costruttivi e finiture è un plus impensabile senza questi mezzi.


Unit #3. Già la destinazione d’uso per cui nasce è particolarmente interessante: è una location per workshop. Questo rende chiara da subito l’apertura alla ricerca di un luogo che, già di per sé, dal punto di vista del progetto, è ricerca. Ci spieghi quali sono le sue caratteristiche principali?
Unit #3 rientra in un progetto di ricerca su unità abitative minime che portiamo avanti da tempo e che ha visto realizzare unità con funzioni distinte: da uffici a strutture sportive. In questo caso ci siamo confrontati con un’area limitata e congestionata da altri edifici, interna a una corte milanese, ideale per testare l’unità come macchina ambientale. La ricerca di sistemi volti al riuso delle acque piovane, alla sostenibilità in genere è qui esasperato da un intervento che coniuga la necessità di avere uno spazio per fare ricerca al bisogno di sentirsi autosufficienti e protetti.


L’Urban farming è diffuso ormai da anni nelle metropoli del Mondo. Unit #3, che si ispira a questo concetto, è a Milano, a Lambrate. A che punto siamo in Italia? Abbiamo afferrato l’importanza di questo tipo di progetto inserito nel contesto urbano?
Onestamente credo che sia irrisorio il contributo ambientale di una struttura tipo Unit #3, vista come eccezione nel modo di pensare gli spazi aperti o gli spazi di risulta delle città contemporanee. Potrebbe funzionare invece se vengono messi a sistema una serie di interventi simili, che nei quartieri generino non solo un network di luoghi ma anche di rapporti e relazioni sociali legato all’uso degli spazi stessi. La storia e la conformazione di Lambrate ne fanno un luogo ideale per promuovere iniziative simili, e non solo per interventi privati. Il rettilineo sotto la tangenziale ha un potenziale enorme in questo senso, nel momento in cui viene osservato da altre prospettive.


I materiali a impatto zero e i sistemi di illuminazione naturale sono due delle caratteristiche principali di Unit #3. Da profano che non prgetta, e quindi non utilizza queste macchine, immagino che la gestione di queste caratteristiche in fase di renderizzazione sia complessa. Quali vantaggi vi ha dato NVIDIA CUDA da questo punto di vista?
Ogni rappresentazione legata al controllo della luce è particolarmente lunga e complessa da gestire, su questo aspetto siamo stati senza dubbio agevolati. Un altro vantaggio deriva dall’utilizzo di software dedicati alla rappresentazione di piante e flora, che associati a questi hardware permettono di monitorare la progressione vegetale di un progetto specificatamente legato a queste tematiche. Non escluderei la possibilità di associare alle presentazioni tracce audio, così da integrare Oxmo Puccino a video o animazioni.


Il modo di progettare e i mezzi per farlo sono cambiati negli anni. Dai primi anni di attività a oggi, quanto ha seguito e assecondato questo cambiamento Andrea Caputo?
Il cambiamento dei mezzi è evidente ma non credo influenzi troppo il modo di progettare. Semmai quello di rappresentare, perché paradossalmente la perdita progressiva del tratto “a mano” sta ritornando con la nuova propensione della tecnologia al gesto, al touch-screen e alle penne digitali che in qualche modo umanizzano una natura artificiale. Questo succede anche per rappresentazioni più materiche, come i plastici, dove lo sviluppo di stampanti 3D contribuisce a formare i nuovi artigiani contemporanei (makers). È un progressivo ritorno alla manualità e coincide con l’idea di assemblare un oggetto e modificare gli standard. Ovvero, alimenta la capacità di adattarsi al meglio e al peggio, che credo sia la principale qualità di chi appartiene alla mia generazione.


IL PROGETTO
Unit #3

Progetto di Andrea Caputo srl, Milano

Team: Paride Piccinini (coordinamento), Ruggero Corinti, Francesca Cosentino, Giuseppe Gemelli, Christopher Ong, Samuel Silva
Structural engineering
: SCE Project, Milan
Environmental project
: Andrea Conte
Hydroponic systems
: Alberto Carenini

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