SOM, l’equilibrio virtuoso tra architettura e ingegneria

(di Alfredo Ingletti) Il tema dell’internazionalizzazione è divenuto, ormai, un must per le società di ingegneria italiane. Le grandi imprese di progettazione architettonica e di ingegneria del nostro Paese riescono a far fronte all’attuale momento di crisi grazie alle attività e all’attenzione nei confronti dei mercati internazionali. Può esserne una testimonianza, ad esempio, il fatto che le sei aziende italiane presenti nella classifica delle Top 225 International Design Firms, annualmente pubblicata dalla rivista statunitense Enr (Engineering News Record), producono il 50% del proprio fatturato fuori dai propri confini.

 

Se guardare all’estero rappresenta al momento un’importante soluzione per raccogliere concrete opportunità di business, le società di ingegneria e di architettura italiane non sono organizzate e strutturate adeguatamente per affrontare la competizione internazionale.
Oggi l’OICE, l’Associazione delle società di ingegneria e di architettura aderente a Confindustria, rappresenta circa 450 società affiliate che insieme generano poco più di un miliardo di fatturato contro i 96 miliardi prodotti dalle top cento internazionali e ai 42 miliardi delle prime cento europee. La disparità di competitività appare evidente ed è data da una serie di fattori tra cui le dimensioni delle organizzazioni italiane. Le prime sei società di ingegneria europee, ad esempio, hanno più di 10.000 addetti mentre le prime sei società italiane ne risultano avere al massimo 500. Ne consegue che nessuna società italiana si colloca nelle prime 100 posizioni delle specifiche classifiche internazionali.

 

Presentarsi all’estero presuppone nuovi modelli organizzativi e un processo di aggregazione tali da permettere all’engineering italiana di consolidare le proprie posizioni in quelle aree dove le capacità italiane sono già apprezzate e di penetrare nei mercati nuovi e inesplorati dove può svolgere un ruolo di apripista per il resto dell’economia e l’intera filiera delle costruzioni, indotto compreso.

 

Nel panorama internazionale dei grandi studi di architettura e ingegneria, SOM, con i cui ho avuto modo di interagire in diverse occasioni confrontandomi con il direttore dello studio londinese Kent Jackson, rappresenta per molti versi un esempio di caso virtuoso del connubio, e allo stesso tempo dell’equilibrio, tra il modus operandi delle grandi società di ingegneria leader nel panorama mondiale e quello delle principali firme dello star-system dell’architettura internazionale.
3TI Progetti Group si sta trasformando ormai da qualche tempo da Società di ingegneria multidisciplinare di livello nazionale, in una organizzazione competitiva in ambito internazionale. L’istituzione, concretizzatasi qualche anno fa, di un dipartimento interno di architettura, 3TI_LAB, e di una struttura dedicata alle gare internazionali, va in questa direzione.

 

SOM non è però solo un modello “commerciale”, ma per la sua storia e soprattutto per la sua produzione, si configura come un esempio culturale a cui tendere, in particolare nel nostro Paese, ancora in affanno rispetto al riferimento anglosassone.
In Italia si confrontano attualmente due modelli profondamente diversi di strutture per la progettazione: i piccoli/medi studi di architettura e ingegneria e le società di ingegneria organizzata dove il ruolo degli architetti è ancora abbastanza marginale.

 

Tale sistema non risulta essere veramente competitivo sullo scenario internazionale se confrontato, appunto, con le grandi organizzazioni di progettazione del mondo occidentale. La sfida italiana sullo scenario globale può allora essere quella di superare tale parcellizzazione da un lato (architettura) e impermeabilità dall’altro (ingegneria), al fine di costituire un unicum competitivo: il limite non è certo culturale, il nostro Paese vanta numeri e tradizioni tutt’altro che marginali, quanto piuttosto organizzativo, per ricostituire un’unità architettura/ingegneria che si è persa nel tempo.

 

In questo senso la parabola storica di SOM, dagli anni ‘30 ai giorni nostri, non può che essere un punto di riferimento per chiunque si cimenti nella sfida internazionale. Gestire la globalità ad alti livelli qualitativi e soprattutto con l’elevata produzione che caratterizza l’attività dello studio di origine statunitense, e i progetti cinesi qui presentati lo documentano ampiamente, è un risultato che poche strutture di progettazione al mondo possono dimostrare.

 

Alfredo Ingletti, Ingegnere, Presidente di 3TI Progetti Group, Vice Presidente OICE per l’internazionalizzazione.

 

L’articolo completo sulle architetture di SOM in Cina è pubblicato sul numero 5-6/2014 di Paesaggio Urbano.

Scritto da

The author didnt add any Information to his profile yet



Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

News dal Network Tecnico