Smart City, intelligenza (facile) per la città

(di Marcello Balzani) Quando ripenso a Munari, che era sempre capace con il suo stile perfettissimo di mettere sul piatto (del progetto) cibi (intelligenti) con la facilità del grande designer, umanista, pedagogista, divulgatore (e non solo), mi verrebbe voglia di potergli chiedere, se avesse resistito ultracentenario all’avvento del terzo millennio: “Bruno, cos’è secondo te questa Smart City?”. Cos’è quest’idea (un po’ retorica secondo me) che mette insieme città come Rio de Janeiro, una megalopoli che si formatta in un’immagine intelligente di fronte all’inespugnabile progressione del degrado, con Dubai, un luogo di sperimentazione plurimiliardaria nel deserto, e Verona, Malaga e Torino con Malta, Amsterdam e Santander, città diversamente intelligenti (tanto per ironizzare sull’ideologia dei diversi) per servizi via rete, gestione dei rifiuti, mobilità ciclabile o elettrica, impianti urbani sofisticatissimi, e chi ne ha più ne metta?

 

Insomma, perché deve svilupparsi nella città un processo facilitante (perché se non è easy non si può vendere bene a quanto pare) che mette a disposizione, connette, organizza, offre, partecipa, risolve, compete e condivide? Serve a qualcuno? A chi? Perché?

 

Cosa renderà diversamente accessibile la complessità strutturale della città nei suoi diversi gradi (culturali, urbanistici, economici, sociali, gestionali, climatico/ambientali) al punto da far apparire (di nuovo) il sogno utopistico del luogo a misura d’uomo?

 

E perché tanti discorsi sulle nuove tecnologie? Che impatto hanno o avranno nel loro progredire sulla città e i suoi problemi a volte millenari?

 

Non so cosa risponderebbe Bruno Munari ma mi piace pensare che metterebbe nel piatto del progetto quell’illuminante libro dal titolo Fantasia in cui, dopo le prime pagine introduttive dove graficizzava i suoi F4 Fantasia Invenzione Creatività Immaginazione, si poneva l’esigenza di spiegare, di tentare di far capire alla gente (tematica a lui carissima come una vocazione) il ruolo dell’intelligenza. Già, perché di intelligenza si parla tanto oggi nella contemporaneità! Se ne parla con dovizia mentre la quantità di essa sta via via comunemente e incessantemente, ahimè, scemando: se si potranno possedere in futuro tecnologie intelligenti o più abilitanti avremo anche l’intelligenza di poterle utilizzare, saremo capaci di cambiare i nostri comportamenti, abitudini, bisogni?

 

Bruno Munari ci ricorda che l’intelligenza costituisce uno strumento per esplorare il mondo esterno, la realtà. Oltre alle componentistiche sensoriali, l’individuo si servirà di molteplici potenziali sia su base genetica quanto ambientale ed esperienziale. La memoria costituirà il luogo di fissaggio in cui l’intelligenza trasferirà “quello che viene capito”.
È facile? No, mai.
È interessante? Spesso.
Soprattutto quando dalla memoria con fantasia, creatività e invenzione l’individuo proverà a immaginare qualcosa di diverso e produrrà un cambiamento del mondo esterno: ad esempio aggiungerà cose e trasformerà spazi. E poi tutto ricomincia. Al punto che non si riesce neppure ad individuare o valutare qualcosa che non risulti contaminato da questo processo (a tal proposito si provi a rileggere il mio editoriale della e-zine Naturale Artificiale); insomma è parte di noi stessi, una costituente naturale della nostra matrice evolutiva con cui fare i conti, sperando di utilizzarla sempre al meglio e per il verso giusto.

 

Resta il fatto che non si può negare come la dimensione padagogico/educativa risulti basilare. E la città, per quanto complessa, appare come una straordinaria metafora di tutto ciò: una memoria a diverse velocità di un processo che trasmette informazioni dal reale con proprie intelligenze per compiere (produrre) continue mutazioni.

 

[…] Che tipo di città (corporea e spirituale) andrebbe immagina per il nostro futuro? C’è forse una potente quanto pervasiva dose di conformismo culturale venata da un nuovo modello tecnologico di consumismo nell’idea (poco progettuale e molto multinazionale) della Smart City? O siamo tutti veramente convinti che bastino infiniti dati intelligenti (sensibilmente acquisiti) e immagazzinati su memorie estranee ai nostri desideri e ai nostri processi creativi per disegnare la città? […].

 

[…] Mi trovo a gironzolare a Londra mentre stanno smontando lo straordinario padiglione di Sou Fujimoto alla Serpentine Gallery di Kensington Gardens e allungandomi di qualche passo raggiungo la nuova Serpentine Sackler Gallery dove Zaha Hadid ha lavorato sull’ampliamento dello spazio espositivo ottocentesco. Attirato da lontano dalla forma intelligentemente pervasiva del nuovo bar ristorante, entro nella galleria e mi trovo di fronte (o sarebbe meglio dire di dietro) a un gigantesco elefante (opera dell’artista Adrián Villar Rojas) piegato nell’impossibile sforzo di sorreggere una trabeazione classica. Cammino su un mattonato a secco che sembra trasmettere sinestesicamente quanto la nostra azione conoscitiva ponga le basi per ogni micro o macro fessurazione (materiale e concettuale) o per il progressivo disfacimento (l’entropia citata nella e-zine Transforming City) e verifico l’energia contenuta nella materia che diviene forma e viceversa mentre cerca di tradurre oggetti, cose, porzioni di corpi, spazi.

 

Esco e non riesco ad entrare nel ristorante-bar della Zaha Hadid perché ancora chiuso per pochi segmenti di ora e quindi me lo giro tutto da fuori e noto come da vicino la struttura appaia tecnologicamente semplificata e astutamente realizzata (sembra un U-Boot della Seconda Guerra Mondiale uscito male dal teletrasporto di Start Trek).

Perché mi sembra che tutta questa intelligenza (i cui prodotti hanno interesse a contaminare le città del futuro con la modernità creativa delle nuove tecnologie) non aiuti a trattenere l’umanesimo corporeo e spirituale mentre la mostra/allestimento del giovane artista argentino Adrián Villar Rojas sì?

 

Il testo integrale dell’editoriale è pubblicato nell’e-zine n. 60 Smart City.

 

Nell’immagine, Studio Carlo Ratti Associati | Walter Nicolino & Carlo Ratti, vista a volo d’uccello della Ciudad Creativa Digital nel tessuto urbano di Guadalajara, Messico. © Carlo Ratti Associati.


Marcello Balzani è Direttore di Architetti tabloid e Paesaggio Urbano

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