Smart City, Città intelligenti: cosa c’entra internet con tutto questo?

Abbiamo raggiunto Claudio Forghieri, Direttore tecnico del Salone Smart City Saie 2013, e gli abbiamo fatto qualche domanda per capire a che punto stanno le Smart City in Italia. L’intervista è nata dal tentativo di comprendere perchè, nel nostro Paese, ci sono tanti progetti ma sono pochi quelli che si concretizzano. Vale in generale, per tutto quello che si cerca di fare in Italia, e in particolare per le città intelligenti, se si esclude qualche esempio. Quali città sono già Smart? Cosa c’entra internet con tutto questo? Di seguito un estratto dell’intervista, disponibile nella sua versione integrale sul n. 5/2013 del tabloid Architetti, che troverete al Made e al Saie presso lo stand Maggioli (Pad. 10, St. E 39).

 

GS. Smart City significa “Città intelligente”. Quali sono le caratteristiche che una città deve avere per essere davvero intelligente?
CF.
Perché una città sia Smart occorre che vengano tenuti in considerazione tutti gli aspetti fondamentali per vivere meglio. L’obiettivo non è solo l’efficienza ma soprattutto il miglioramento della qualità della vita. Ecco perché è necessario considerare molteplici dimensioni: tecnologica, culturale, sociale, ambientale e, non per ultima, della governance. La Smart City deve essere in grado di elaborare una vision strategica, adottare prospettive di Open Government, e porre attenzione costante all’innovazione sociale e tecnologica. È un elenco che diventa molto lungo e, tutto sommato, non possiamo negare che molte città del passato erano assai intelligenti e lo sono tuttora.

 

Quindi forse occorre focalizzarci sugli elementi di discontinuità che caratterizzano oggi una Smart City. Ecco allora che la diffusione di massa di determinate tecnologie è quella che fa, potenzialmente, la differenza. Smart phone, tablet, occhiali, orologi, sensori, tutti gli oggetti ormai in grado di connettersi alla rete e scambiare dati, hanno raggiunto livelli di sofisticazione spesso inversamente proporzionali al loro costo, facendo sì che qualsiasi cittadino sia in grado di contribuire alla creazione di uno spazio virtuale pubblico (e privato), che va ad affiancarsi e a interagire con quello fisico.

 

È questa la grande novità che occorre saper cogliere, le mille opportunità celate dietro a banali apps per telefonino, alle reti di sensori che possono essere distribuite sul territorio, a soluzioni che poggiano su open data, al passaggio da un sistema manifatturiero che muove atomi verso uno che si basa sui bit.
Quindi, forse, per rispondere alla domanda, la caratteristica che deve avere un città per essere più intelligente è avere una classe dirigente e cittadini che queste cose le capiscono, ovviamente non tanto gli aspetti tecnici quando i nuovi paradigmi che esse sono in grado di abilitare. Nel nostro paese c’è sicuramente parecchio da fare, considerando l’età media della classe dirigente e le drammatiche statistiche sulle competenze digitali degli italiani.

 

(…)

 

GS. Che rapporto ci deve essere tra le tecnologie (in particolare internet) e la Smart City?
CF.
La relazione è strettissima. Oggi non si può pensare che una città smart abbia zone ancora scoperte da Wi-fi o addirittura senza rete. Come abbiamo detto i dispositivi per ricevere, trasmettere e acquisire dati sono fondamentali per l’interazione tra territorio e suoi abitanti. Essi possono permettere livelli straordinari di partecipazione e contemporaneamente un elevato controllo delle attività funzionali. Purtroppo proprio in questi giorni stiamo vivendo preoccupanti decisioni, come per esempio la riduzione dei fondi destinati all’ampliamento della banda larga. Tuttavia, come è possibile osservare da numerosi esempi, come la città di Santander, in Spagna, è proprio nelle città connesse, e non in quelle isolate, che si creano relazioni virtuose tra i soggetti in cui proliferano idee, progetti e finanziamenti.


(…)

 

GS. Il Salone della Smart City al SAIE è una novità. Qual è l’obiettivo di questa iniziativa? Cosa troveranno i visitatori?
CF. Vogliamo creare uno spazio di arricchimento e scambio reciproco. Il tema “Better Building” del SAIE è una caratterizzazione essenziale della Smart City. Le nostre città storiche hanno un bisogno profondo di riqualificazione del patrimonio immobiliare e di curare la qualità delle nuove costruzioni. I visitatori, oltre a fruire dell’ampia zona espositiva che presenta le migliori soluzioni sul mercato, potranno partecipare in ciascuna delle tre giornate dell’evento alle sessioni speciali congiunte, che affrontano i temi della Smart City e dell’edilizia con un approccio trasversale e di ampio respiro.

 

Oltre agli appuntamenti dedicati alla governance delle Politiche urbane e all’Agenda digitale, le tematiche affrontate riguarderanno le nuove tecnologie per la ristrutturazione e la riqualificazione, per la sicurezza antisismica e del lavoro, per la sostenibilità ed efficienza energetica, per i software e gli strumenti di progettazione. In questo modo ci sarà la condivisione non solo di esperienze e progetti ma anche dei mezzi attraverso i quali questi ultimi possono essere realizzati. Smart City Exhibition porta al SAIE uno straordinario patrimonio di relazioni con la classe dirigente e un programma espositivo e congressuale che arricchisce l’offerta con tagli innovativi e una forte presenza internazionale.

 

GS. In Italia facciamo molta fatica a partire con le Smart City. Anche progetti interessanti come il Piano Città si bloccano: la scadenza non è definitiva, ma può commentare il fatto che per il primo contratto sottoscritto, quello de L’Aquila, è scaduto il termine di 90 giorni entro i quali era necessario stipulare la convenzione?


CF. Certamente la politica in questi ambiti ha un ruolo fondamentale. Il passaggio al nuovo governo ha portato al rallentamento dei lavori. Dovremo vedere come verrà affrontata la seconda fase, riguardante appunto la firma delle convenzioni, essenziale per liberare le risorse e avviare i lavori. Ne abbiamo un gran bisogno e il caso dell’Aquila non è un buon esempio.

 

(…)

 

Intervista a cura di Giacomo Sacchetti per il n. 5/2013 di Architetti tabloid.

Scritto da

The author didnt add any Information to his profile yet



Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

News dal Network Tecnico