Simmetrie concettuali per il progetto di due loft postindustriali

Un organismo monocellulare diviso in due volumi strutturalmente uguali e internamente simili ma opposti. Questo è il progetto (o “i progetti”?) di ristrutturazione e interior per due loft gemelli, firmati da  Federico Delrosso nella Milano postindustriale del 2007. Il lavoro è stato svolto infatti su un ex fabbrica della zona sud-milanese, un tempo periferia industriale e oggi quartiere residenziale.

 

“Si tratta di un progetto complesso, che può avere diverse chiavi di lettura. Il risultato più evidente è la creazione di due loft gemelli, che presentano il medesimo disegno degli spazi interni, perché nati dalla divisione longitudinale di un’unica manica lunga. Ma, a partire dal dato personale degli abitanti (il loft A è studio-abitazione dello stesso Delrosso, il loft B è l’abitazione privata di Alessandro Sartori*, creative director della linea Z Zegna) ho elaborato un progetto che sviluppasse in modo individuale i dettagli architettonici, l’arredo… il vissuto della casa, insomma, usando materiali e colori come lettere di un alfabeto: per scrivere frasi simili, interlocutorie o opposte, ma con una grammatica sempre coerente.

 

Il piano terra dei due loft, per esempio, ospita in modo speculare l’ingresso, la cucina a vista, l’apertura sul piccolo giardino privato, un lungo tavolo con sedute ‘alte’, un bagno e la scalinata che porta ai piani superiori. Con gli stessi elementi ho creato ambienti dallo spirito diverso. Nel primo, infatti, la scalinata è l’elemento forte, grazie ai suoi volumi (che incorporano il bagno), al materiale grezzo (ferro decappato) con saldature a vista e allo svuotamento delle alzate dei gradini, così che salendo cambia il punto di vista e la scala si alleggerisce assumendo la consistenza di un origami. Nel secondo loft invece ho  smaterializzato la scala usando il cristallo per le pedate e trasformando la struttura portante in una semplice linea bianca a gradini (ferro verniciato) che si sviluppa verso l’alto. Il bagno qui è un volume autonomo, un po’ misterioso, internamente oscuro ma con un’apertura a sorpresa verso l’alto…
I tavoli poi hanno stili diametralmente opposti: lineare e pulito il primo, barocco contemporaneo il secondo. Perfino l’arte mi ha dato una mano nella costruzione della specularità dei piano terra. La parete accanto alla porta d’ingresso (quella di confine) ospita, in entrambi i locali, un quadro dello stesso autore (Giovanni Manfredini). Spalla contro spalla, di fatto, ho posizionato due immagini forti in bianco e nero, e l’una è quasi il negativo dell’altra. Come i colori utilizzati per le superfici: bianco integrale per il legno laccato satinato dei contenitori e per il piano di lavoro in Corian, nel primo; piano cucina in acciaio lucido e laccatura bianca e wengé per i contenitori del secondo.
Le simmetrie e le diversità si rincorrono poi anche ai piani superiori.
Al primo piano (zona living per entrambi) ho realizzato una porzione di soletta in vetro, per offrire uno sguardo sulle cucine sottostanti, ma nel secondo loft questo dettaglio viene esaltato perché ripreso in corrispondenza della doccia nel bagno a piano terra, e anche nella scala che diventa ancora più trasparente e visivamente leggera. Nel primo invece sono protagonisti gli arredi: imbottiti dalle linee forti e squadrate, la poltrona Barcelona di Van Der Rohe e il grande specchio di Starck.
Al secondo piano ho provato ad invertire non solo la consistenza ma anche la percezione degli spazi. Nel primo infatti ho interrotto l’ortogonalità rigorosa degli ambienti introducendo un letto circolare e sostituendo le ante della cabina armadio con una parete intera fatta di morbidi tendaggi bianchi. Oltre confine, la zona letto del secondo loft ospita invece una grande vasca da bagno bianca tondeggiante, alcuni elementi derivati dal mondo fashion, come la poltroncina in argento e fucsia, e una cabina armadio molto caratterizzante, in legno wengé con un inserto a specchio.
L’ultimo livello del sottotetto, nel primo caso è uno spazio total white destinato alla stanza per gli ospiti, nel secondo è uno spazio wellness con piccola palestra privata.

 

… Mi piace raccontare questo progetto perché nei colori (bianco, grigio, natural brown e nero), nei materiali (vetro, legno, Corian® e ferro) e perfino nelle piccole diversità di destinazione d’uso, ho potuto esplorare una simmetria concettuale e ironica, prima ancora che strutturale e progettuale. Per un architetto è un’occasione rara, perciò ho usato questo lavoro come area di libera sperimentazione, per i lavori futuri”.

 

Federico Delrosso

 

*L’input progettuale di Alessandro Sartori
Succede che i rapporti tra progettista e committente siano complicati, ma in questo caso penso ci sia stato un felice incontro di idee, desideri e “visioni” che ha generato una perfetta sintonia d’intenti. Da questa sintonia non poteva che nascere una bella amicizia e un progetto ‘speculare’.
Sentivo il bisogno di una  casa/rifugio da vivere tra elementi per me importanti: la luce, la leggerezza e la fluidità del colore. Federico ha tradotto questi miei input in materiali trasparenti (le scale, una parte del pavimento, l’assenza di muri interni…), un bianco quasi integrale per pareti e dettagli, e poi quelle che ho chiamato ‘le assenze’. Cioè, mancano alcune parti di pavimento, mancano colori caratterizzanti… queste ‘assenze’ sono quelle che mi permetteranno, nel tempo, di introdurre dei ‘pieni’: dettagli, oggetti, colori… Con questo progetto Federico mi ha permesso di sperimentare un senso di libertà impercettibile, fatta non di quello che materialmente posso vedere o toccare, ma delle infinite possibilità che avrò nel vivere e arredare il mio loft”.

 

Altre immagini del progetto | Foto Matteo Piazza

Loft A
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Loft B
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Per ulteriori informazioni
Federico Delrosso
Corso Colmbo 9, Milano
Tel. +39 02 83311206
www.federicodelrosso.com

 

 

Nell’immagine di apertura, vista del loft A. Foto Matteo Piazza

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