Sfida per un futuro sostenibile, al Padiglione Italia il reMade in Italy

Dopo Adriano Olivetti. Nostalgia di futuro e L’assalto del territorio e le architetture del Made in Italy, la quarta “stagione”, le sezioni tematiche in cui è articolato il Padiglione Italia alla 13. Mostra Internazionale di Architettura della Biennale di Venezia che quest’anno vede come curatore Luca Zevi, è dedicata a La sfida del futuro. Come ripartire, dove andare?

 

L’ultima sezione della mostra ha il compito di chiudere ma anche e soprattutto di aprire al futuro, indicando una strada possibile, non solo per uscire dalla crisi ma per ripartire in modo nuovo. Ovvero, in un modo che sia a lungo termine sostenibile per l’Italia ma anche per il pianeta che abitiamo e condividiamo.

 

La sezione è composta da due contributi: Nutrire il pianeta coordinato da Matteo Gatto e Davide Rampello e reMade in Italy da Maria Luisa Palumbo.
L’appuntamento con Expo 2015 Nutrire il pianeta e i suoi temi, non poteva infatti non trovare spazio all’interno di un padiglione dedicato all’architettura del Made in Italy da Olivetti alla Green economy, perché la riqualificazione degli insediamenti passerà in primo luogo per la capacità di superare la contrapposizione fra uomo e natura, tra costruito e territorio agricolo. Una riflessione sulla nutrizione, come aspetto centrale del concetto di comunità sostenibile.
Una straordinaria occasione per riflettere sul rapporto tra territorio e ambiente, città e produzione agricola, e sul senso del “progetto” nel nord e sud del mondo.


“Salvaguardare il paesaggio rurale italiano assume un significato particolare in questo difficile momento storico, caratterizzato da profonde e rapide trasformazioni e molteplici incertezze che influenzano la società attuale ed il futuro delle giovani generazioni. Il crescente rilievo politico e sociale che il paesaggio sta assumendo manifesta le preoccupazioni derivanti dalle tensioni sociali, politiche e culturali di un paese oggi alla ricerca della propria identità, non andando contro altre identità, ma piuttosto nel dialogo, nell’inclusione e nella diversità” scrive Mauro Agnoletti nel suo testo in catalogo.

 

E proprio l’evoluzione del paesaggio rurale italiano è protagonista della video installazione Italian landstories di Monica Maggioni e Dario Curatolo che, lavorando sulla ricerca di Mauro Agnoletti, hanno viaggiato attraverso l’Italia seguendo le “coordinate” dei luoghi in cui il paesaggio è in grado di raccontare la propria storia e il proprio sistema di valori.

L’installazione, immaginata con Expo come tappa di un percorso di riflessione e progetto sulla questione di Nutrire il Pianeta, mette il paesaggio italiano, la sua storia, la sua tipicità al centro della scena. Biodiversità, conservazione, memoria culturale e stratificazione sono elementi centrali del racconto, e in questo senso l’esperienza immersiva della video installazione si traduce in un viaggio di scoperta alla ricerca dei paesaggi italiani portatori di valori ambientali, economici e culturali.

 

Il Padiglione Italia diventa il luogo in cui – a partire dall’analisi del paesaggio – progettisti, imprenditori e politici si confrontano sulle questioni del vivere, nella previsione di un’era in cui l’ossessione della megalopoli deve lasciare spazio a nuove regole di ispirazione comunitaria, in cui nutrirsi, muoversi e abitare diventano funzioni della stessa equazione.
Il grande imperativo storico di questa generazione è dunque ristabilire la centralità dell’agricoltura all’interno del paesaggio. Non solo del paesaggio reale ma anche, come si è detto, di quello “mentale”. Recuperare il rapporto con l’agricoltura, quindi con il ciclo di vita delle piante e degli animali, non servirà solo a nutrirci meglio ma anche a influire sia sul recupero e la messa in sicurezza del territorio che sul mantenimento della sua biodiversità.

 

Il secondo contributo reMade in Italy presenta una riflessione progettuale sui temi della città costruita, dello spazio pubblico, delle forme/pratiche di altra economia, e di costruzione di comunità tramite i social network.
Guarderà dunque al presente e al futuro attraverso tre video narrazioni, tre finestre visive che racconteranno della consistenza e della “pesantezza” (sul nostro suolo e in generale rispetto alla risorse del pianeta) della città-Italia indicando delle strategie per contenere e ridurre questa pesantezza (2A+P/A); parallelamente, una seconda finestra affronterà gli aspetti centrali del ridisegno dello spazio pubblico: l’importanza del punto di vista del bambino, di forme di mobilità alternativa, di parchi di energie rinnovabili, di forme di autogestione o la presa in cura degli spazi vuoti (ARCò Architettura e Cooperazione); un’ultima finestra guiderà i visitatori in un viaggio poetico nei luoghi e nelle forme dell’altra economia, l’economia cioè della creatività, della solidarietà, della sostenibilità o più semplicemente del commoning ossia del fare bene-comune (Luca Diffuse).
Una quarta finestra, una postazione internet con visualizzazione a grande scala dei flussi virtuali mostrerà l’attività di una comunità nata e cresciuta a partire da fine luglio su un intreccio di social networks (facebook, twitter, instagram), con l’obiettivo di allargare l’osservazione sui temi trattati dal padiglione attraverso i contributi proposti dal basso direttamente dalla gente.
Ribaltando dunque la dinamica classica di una operazione curatoriale, partendo dalle parole chiave del padiglione, GranTouristas (nome dell’account) vuole verificare la possibilità di costruire una rete di persone e di relazioni che alimenti le tematiche e le informazioni del padiglione e che produca una nuova serie di progetti, sviluppati dalla comunità, partendo dal “basso”.

 

L’obiettivo è dunque quello di fare interagire una serie di persone che in questo momento stanno lavorando in Italia a una serie di sperimentazioni a cavallo tra il digitale e l’analogico. Osservare le dinamiche di questo processo, verificarne i punti di forza e le eventuali debolezze, dando vita ad un processo aperto.
Come prototipo di un possibile reMade, il Padiglione stesso per la prima volta propone un allestimento caratterizzato da alcune soluzioni impiantistiche mirate a creare una condizione di comfort a emissioni zero. Un sistema di ventilazione con pompa di calore (che utilizza come fonte primaria di raffrescamento l’acqua di laguna) sarà alimentata da una grande pergola fotovoltaica. La realizzazione della pergola è stata immaginata come occasione per la costruzione di un grande laboratorio collettivo che ha coinvolto e coinvolgerà gruppi di studenti del master In/Arch in progettistica di architetture sostenibili, l’ENEA e numerose realtà produttive protagoniste della green economy italiana e internazionale.
Obiettivo del progetto quello di mostrare come sia possibile oggi progettare e realizzare un bilancio energetico tra produzione e consumi, attraverso la produzione di energia rinnovabile, pulita e locale. Un sistema di spin bikes collegate a generatori offre al pubblico la possibilità di ricaricare i propri smartphone e cellulari producendo localmente e senza scarti la propria energia: i watt pedalati.


Per ulteriori informazioni
www.labiennale.org/it/architettura

 

Nell’immagine di apertura, Luca Diffuse, Fare altre cose, tattiche e poetiche di una pianificazione dal basso

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