Sei perdonato! Ovvero sei ecocompatibile (ma è così vero?)

(di Marcello Balzani) Vuoi essere perdonato? Desideri che ti si compatisca? Vuoi andare d’accordo? Allora sei compatibile. A leggere queste quattro righe sembra di scorrere qualificazioni apparentemente estranee alle logiche del progetto, ma non è così. Il concetto di compatibilità è forse uno dei più diffusi della contemporaneità. È presente nel nostro credo tecnologico che ogni giorno si recita su manuali, è nel verbo dei guro informatici, risulta nelle illustrazioni prestazionali di ogni buon critico commerciale. Nel consumismo multiforme e adattativo della globalità la compatibilità si rappresenta come il requisito più rassicurante.

 

Ed è interessante notare come il sottinteso che porta con sé combini abilmente una qualità tecnologica con una sorta di predisposizione alla relazionabilità. Niente di più apparente dato che uno dei poteri maggiormente auto-implementabili del mercato si correla proprio nella disponibilità ad indurre bisogni inesistenti su oggetti individualmente unici e falsamente superdotati. Per poi riscontare come il perdono faccia parte ormai indistinguibilmente del gioco delle parti (consumatori, produttori, creatori, critici, comunicatori, ecc.). Il perdono è criptato, è sottinteso, è lo sfondo che assume dimensionalmente la compatibilità.

 

In una società in cui i conflitti sono espressi come successo audiovisivo e costituiscono il maggiore divertimento dei tele consumatori, il piacere che assume il rituale della confessione (modello “Grande Fratello”) dimostra come sia lo sport preferito dei modelli di commercializzazione, che sanno annunciare il nuovo, regalarlo (mai veramente), venderlo, scontarlo in attesa del successivo prodotto compatibile.

 

[…] Vi ricordate quando apparvero sul mercato i primi cloni assemblati di computer “IBM compatibili”? Era l’inizio degli anni Ottanta del secolo scorso […] e nella lotta senza quartiere tra Apple e IBM non c’erano regole per vincere la guerra. Una lotta che durò dieci anni per poi rendere obsoleta la logica […] come la tecnologia che l’aveva prodotta. Ma la compatibilità, come bisogno essenziale del mondo dei computer rimase, esprimendo il necessario grado di collaborazione tra sistemi operativi e hardware. Un prodotto diventa quindi retro_compatibile, mini_compatibile, ma anche eco_compatibile.

 

Il prefisso eco risulta poi altrettanto caustico. […] Nel settore delle tecnologie sostenibili spesso, e non secondariamente, la visione eco_compatibile si contrappone […] con la visione bio_compatibile. Non è una questione di lana caprina, perché, con il cambio di queste due piccole lettere in una normativa tecnica o in una legge nazionale o regionale di incentivazione, ci si espone a ben altri livelli di coerenza progettuale, di asseverazione e di eventuale verifica realizzativa. Operare nel campo eco permette di dare risalto all’idea di produrre con un basso impatto ambientale. L’eco_compatibilità, per funzionare, dovrebbe essere garantita dal punto di vista delle materie prime, dei prodotti finiti, dei processi di distribuzione e dell’uso finale da parte del consumatore. Mentre la bio_compatibilità pone l’accento su un percorso tecnologicamente (ed anche eticamente) più complesso, che vede il recupero di tecnologie e materiali naturali o di derivazione naturale (dove la sintesi chimica deve essere assente o ridotta al minimo).

 

Sono atteggiamenti che se lasciati in mano alla promozione commerciale rivestita di contenuti tecnico-scientifici può generare devastanti effetti negativi a catena. Dietro alle parole e alle certificazioni non si deve mai nascondere il ruolo (che invece è centrale) del progetto. Quel progetto che, soprattutto nel settore delle costruzioni, costituisce (se qualitativamente alimentato) il vero volano della ripresa. Al proposito scrive Paolo Rava (in un articolo dal titolo “Architettura omeopatica” su Paesaggio Urbano n. 3/2010) che “recuperare una metodica del progetto che comporti la trasformazione da non luoghi, a luoghi capaci di arricchirsi di diversità, adottando strumenti e metodologie calibrate sulle caratteristiche culturali e sociali delle singole comunità, recuperando quelle metodiche tecnico-costruttive legate alla geometria solare e alle caratteristiche fisico tecniche dei materiali da costruzione, appare come la vera priorità da affrontare a livello tecnico. La qualità non va quindi ricercata solo nell’alloggio o nell’edificio, ma anche nel contesto urbano, nell’immagine del quartiere, nei rapporti sociali, nelle opportunità, nella verifica del consumo energetico e nella scelta dei materiali”.

 

Forse è il caso di smettere di lasciare aperte le porte del perdono indifferenziato e di assumersi l’obbligo di una struttura di pensiero in cui non ci siano alibi, una volta per tutte.


Il testo integrale dell’editoriale è pubblicato nell’e-zine “Eco”.


Marcello Balzani è Direttore di Paesaggio Urbano e Architetti tabloid

 

Nell’immagine, Studio Archteam, abitazione a Semily, Repubblica Ceca. Foto © Ester Havlová

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