Scatole cinesi: la controversa ricostruzione di Chengdu nel progetto “24 City”

La rivista worldarchitecturenews ha presentato nei giorni scorsi alcune immagini di “24 city”, il primo progetto di ricostruzione urbana di Chengdu, una delle città cinesi maggiormente colpite dal disastroso sisma che sette mesi fa ha devastato la regione dello Sichuan, provocando più di 69 mila morti e oltre 4,8 milioni di senzatetto. Anche se meno di tre mesi dopo la potenza mediatica dei Giochi Olimpici di Pechino ha letteralmente oscurato la cronaca degli avvenimenti indotti dalla situazione dopo-terremoto, “ora che la polvere si è depositata sia sul terremoto che sulle Olimpiadi, la ricostruzione della regione può finalmente iniziare”. La posa della prima pietra di “24 City”, un nuovo comparto urbano polifunzionale che ospiterà 60.000 nuovi residenti, è prevista per il mese di marzo. La prima fase attuativa comprenderà 3.3 milioni di metri quadrati ad uso misto, con una torre per uffici di 38 piani e un centro commerciale arricchito da spazi ricreativi all’aperto. Tra i servizi offerti, una pista di pattinaggio indoor, un cinema multisala con otto schermi ed un supermarket ai piani bassi della torre. I ristoranti e il parco pubblico rimmarranno aperti anche dopo l’orario di chiusura del centro commerciale, ospitando spettacoli ed eventi notturni per residenti e visitatori. Il progetto è stato sviluppato dal gruppo Callison, su incarico della società immobiliare promotrice China Resources Land Limited, precedentemente agli eventi catastrofici del maggio 2008.

 

“24 City” è anche il titolo provocatorio di un lungometraggio presentato all’ultima Edizione del Festival del Cinema di Cannes dal regista cinese Jia Zhang Ke. Si tratta di un documentario drammatico, realizzato prima del terremoto, che racconta la storia delle vite dei lavoratori della fabbrica “420”, produttrice di apparecchiature per aerei militari e, in tempi più recenti di pace, di beni di consumo, la cui chiusura ha lasciato senza lavoro moltissimi operai per decine di anni.

 

Sebbene allo stato attuale l’intervento soddisfi il bisogno impellente di alloggi, il progetto è da tempo al centro di numerose contestazioni, proprio a seguito della discutibile scelta di demolire una fabbrica (la “420”) che sorgeva all’interno dell’area, per consentire la realizzazione del nuovo quartiere, prevalentemente costituito da residenze e servizi di lusso, e rivolto ad un target giovanile, con l’intento di incentivare l’insediamento di stili di vita moderni e dinamici.

Nonostante le polemiche il progetto procede, sotto le mentite spoglie della ricostruzione postsismica e sopra le macerie di un evento naturale incredibilmente violento, ma non abbastanza da far sprofondare, o almeno vacillare, le logiche del profitto e della speculazione edilizia.

di Mirco Vacchi

 

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