Sblocca Italia, via le norme che facilitano il malaffare (che scoperta)

L’Italia è piena di norme che facilitano l’abusivismo e impediscono alla maggior parte degi studi professionali e delle piccole e medie imprese di partecipare alle gare per l’affidamento di servizi di architettura e di ingegneria. La libera concorrenza viene schiacciata e non rispettata. Ecco cosa spera il CNAPPC. Lo speriamo anche noi, ma ci chiediamo anche se sarà utile a qualcosa denunciare le mancanze. Che tipo di fiducia possiamo avere nelle istituzioni e nei politici se sono anni che cambia sempre tutto in peggio, nonostante Renzi? Vanno bene i proclami, ma poi ci deve essere qualcuno che questi proclami (leggi consigli buoni di professionisti) li ascolta.

 

Il CNAPPC fa benissimo a continuare a chiedere innovazione, ma il Governo deve ascoltare, affinchè la lotta all’abusivismo e al nepotismo non faccia la stessa fine della lotta al Senato. Come si farà a conciliare tutti gli INTERESSI?

 

Ecco cosa dice il CNAPPC: “Ci auguriamo che riforme per i settori dell’edilizia e dei lavori pubblici siano inserite nel DL Sblocca Italia previsto per la fine di luglio e che il Governo proceda a una reale e sostanziale semplificazione delle norme, mantenendo saldi i principi di tutela del territorio, alla effettiva promozione di Riuso, la rigenerazione urbana sostenibile, e che vengano finalmente adottati provvedimenti per favorire, all’insegna della trasparenza, il mercato dei lavori pubblici”.

 

“È questo il tempo per realizzare riforme vere che siano in grado di smontare l’insieme irrazionale di norme e di procedure bizantine che ostacolano la ripresa dell’edilizia – l’unico settore che può fare da traino alla ripresa – e la qualità dell’architettura, e che facilitano solo l’abusivismo e il malaffare”.

 

“Così come favoriscono il malaffare quelle regole discriminatore che – attraverso gli anacronistici requisiti richiesti ai professionisti per concorrere alle gare di progettazione – hanno finora impedito alla pressoché totalità dei giovani architetti, oltre che alla grande maggioranza degli studi professionali di piccole e medie dimensioni, di partecipare alle gare per l’affidamento di servizi di architettura e di ingegneria. Ciò anche in violazione ai principi della libera concorrenza a cui si ispirano le più recenti direttive europee in materia di appalti”.

 

“Auspichiamo – conclude il Consiglio Nazionale – che lo spirito riformista di questa stagione politica possa concretamente manifestarsi anche per i settori dell’edilizia e della progettazione che non possono più essere considerati figli di un Dio minore”.

 

Parola del Consiglio Nazionale degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori. Ma sarann parole al vento.

 

a cura di Enrico Patti

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