Riqualificazione urbana: per uno spazio pubblico sostenibile e condiviso, il progetto Vasi comunicanti

Il progetto di riqualificazione di un viale pedonale a Capriolo, Brescia, degli architetti Mirco Vacchi e Fabiana Aneghini si sviluppa lungo una striscia di asfalto di circa 700 metri che, per omogeneità materica e di linguaggio (asfalto e segnaletica verticale e orizzontale) e in conseguenza delle numerose interruzioni fisiche e visive della viabilità, non presenta le caratteristiche di spazio pedonale, anche per l’assenza di elementi di arredo urbano che ne amplifica il carattere prevalente di non-luogo, impedendo all’area di svolgere in maniera efficace la sua funzione di spazio pubblico a servizio della collettività. Il progetto parte dai punti di forza latenti che lo spazio offre, muovendo nella direzione di favorire la crescita di una nuova spazialità urbana e sociale condivisa.

 

Il progetto è stato sviluppato con l’intento di ribaltare il rapporto tra spazio pedonale o ciclabile e spazio carrabile, riorganizzando la gerarchia dei flussi veicolari attraverso un sistema di ripartizione della sezione stradale funzionale e flessibile. Il processo di trasformazione del vialetto pedonale in spazio pubblico condiviso, ugualmente fruibile da tipologie di utenza differenziata (pedoni, ciclisti, persone con disabilità, bambini, anziani, residenti e non), trae ispirazione da un semplice oggetto di uso comune, intrinsecamente legato alla sfera domestica quotidiana: il vaso da giardino, reinterpretato come elemento compositivo e costruttivo dello spazio pubblico.
Il sedime delle nuove aree verdi viene invaso da centinaia di vasi in terracotta, proiettando verso l’esterno l’immagine e la scala del giardino privato e generando un paesaggio urbano fluido in cui si avvicendano senza soluzione di continuità scenari differenziati di microdiversità urbana, sociale e vegetale; una ripetizione seriale di elementi modulari in cui l’unica variabile è il loro contenuto di elementi di arredo urbano e di attrezzature a servizio della collettività. Lo studio degli oggetti ricavabili a partire dal vaso ha portato alla definizione di una vasta gamma di possibili combinazioni di funzioni da attribuire alle tipologie di spazio pubblico individuate attraverso la ripartizione del suolo in fasce funzionali: dagli spazi di sosta per le biciclette e i pedoni alla barriera di protezione dal traffico veicolare, dagli orti urbani ai giardini didattici, dagli spazi ludici alle aree attrezzate per la raccolta differenziata.
Lungo il confine con la via, i vasi assumono inoltre la funzione di barriera protettiva in terracotta. All’interno di ogni vaso potranno essere “messi a dimora” arbusti di media dimensione, ma anche pali illuminanti, segnali stradali e dispositivi per la produzione di energia rinnovabile.

 

Il progetto non si limita a proporre un nuovo disegno degli elementi compositivi dello spazio pubblico, spingendosi oltre per offrire spunti di riflessione sul ruolo dello spazio pubblico all’interno della città contemporanea. La compresenza di numerose attività e di tipologie di fruitori e, soprattutto, il coinvolgimento dei cittadini nell’ideazione e nella gestione degli spazi, consentirà agli abitanti del quartiere di percepire il giardino come luogo urbano di riferimento. È infatti prevista la  possibilità di dare in gestione alcuni spazi verdi attrezzati agli abitanti, i quali potranno prendersi cura dello spazio davanti a casa, concepito come estensione del proprio giardino privato. La condivisione della cura dello spazio pubblico stimolerà il ruolo del cittadino come parte attiva per il mantenimento dell’ambiente collettivo e la creazione di microdiversità sociali e urbane.

 

In linea con i concetti di riappropriazione condivisa e rinaturalizzazione “domestica” dell’ambiente urbano, l’intervento affronta il tema di sostenibilità sotto diversi punti di vista. L’impiego di materiali naturali e superfici drenanti azzera il carattere prevalente di spazio “a misura di automobile”, promuovendo una sorta di depaving a grande scala che fa riaffiorare in superficie gli strati terrosi attualmente ricoperti dall’asfalto. La versatilità del vaso-contenitore verrà anche sfruttata per installare diverse attrezzature per la produzione di energia rinnovabile. Totem fotovoltaici alimenteranno parzialmente la rete della l’illuminazione pubblica. Grandi imbuti di acciaio consentiranno il recupero dell’acqua piovana per la cura delle piantumazioni da parte di soggetti pubblici o privati. Davanti alle abitazioni sarà inoltre possibile realizzare postazioni domestiche per la raccolta differenziata, perfettamente integrate con gli altri elementi di arredo urbano ricavati dal vaso da giardino e quindi composti da oggetti di semplice concezione, funzionali e realizzabili a basso costo.

 

Lo strato omogeneo di terracotta svolgerà la funzione di connessione tra il livello orizzontale del suolo ri-urbanizzato e quello verticale dello spazio verde attrezzato, conferendo al luogo l’immagine di un habitat urbano ancestrale e a misura d’uomo, all’interno del quale i segnali stradali, i pali illuminanti, le attrezzature didattiche e l’arredo urbano si trasformano in elementi vegetali artificiali, in perfetta simbiosi con l’ambiente naturale ricostituito.
Millecinquecento vasi invaderanno il nuovo vialetto ciclopedonale per comunicare alla città il valore dello spazio pubblico.

 

di Fabiana Aneghini e Mirco Vacchi

 

L’articolo completo e le immagini del progetto sono pubblicati nella e-zine n. 48 “URBAN DESIGN”

 

Nell’immagine, Vasi comunicanti, vista del nuovo spazio pubblico in corrispondenza di un fronte interno a destinazione residenziale. © Fabiana Aneghini e Mirco Vacchi

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