Riqualificazione dello spazio pubblico, Piazza Don Bruno Falloni a Monteiasi

Il progetto per la Piazza Don Bruno Falloni a Monteiasi, Taranto, dell’architetto Maurizio Bradaschia con Lorenzo Netti, Gloria A. Valente e la collaborazione di Viviana Magnarin, Manuela Sabatti, Domenico Pastore, Rocco Toscano, è il terzo classificato della settima edizione del Premio IQU – Innovazione e Qualità Urbana per la categoria Città e architettura, sezione Opere realizzate. I progetti vincitori sono stati proclamati lo scorso 14 dicembre 2011 presso la Facoltà di Architettura di Ferrara. Il premio, promosso da Maggioli Editore, nasce con il proposito di sviluppare un confronto di strategie di innovazione progettuale, tecnologica e gestionale tra le città, nell’ambito dei processi di riqualificazione e sviluppo del patrimonio architettonico, urbano e del territorio. La selezione è avvenuta tra i circa cinquanta progetti partecipanti alle tre aree tematiche nelle quali il premio è strutturato (Città e Architettura, Mobilità, Tecnologie).

 

Il cuore del centro abitato di Monteiasi è un nodo urbano attorno al quale sono raccolti i principali edifici pubblici e privati della cittadina: il Palazzo Ducale, l’ex Municipio e la Chiesa matrice insieme alla Torre dell’Orologio.
La piazza è contenuta: duecentocinquanta metri quadrati racchiusi da un fitto edificato rendono ragione a un sorta di “urbanistica” degli spazi aperti interni, composizione di “cortili”, in una costruzione urbana tipicamente meridionale, dal carattere riservato, a volte quasi introverso.
Prima del recente intervento di riqualificazione, la piazza versava in stato di degrado: aperta al traffico veicolare, era caratterizzata da pavimentazioni diverse, risultato di diversi interventi succedutisi nel tempo (rivestimenti in clinker, asfalto, calcestruzzo ecc.), paracarri e dissuasori metallici, alberature casuali, un sistema di illuminazione disomogeneo e, infine, disordinati parcheggi concludevano la scena.

 

Il progetto di recupero di questo brano di città si è concentrato sul ridisegno dello spazio, rendendolo unitario e pedonale, realizzando, così, un luogo di sosta congruente con la memoria del sito.
Il linguaggio scelto per riconformare la piazza si muove fra tradizione e innovazione, realizzando uno spazio contemporaneo in continuità con la storia del luogo. Uno spazio capace di captare e trasmettere l’atmosfera, le emozioni, i colori della piazza nel suo contesto.
La scelta materica è quasi obbligata: pietra calcarea bianca di Trani. Data l’esiguità dello spazio si è optato per un disegno calibrato della texture della pavimentazione. L’idea è stata quella di evocare i corsi in pietra dei monumenti del celebre barocco leccese, le geometrie dell’architettura vernacolare della città vecchia di Taranto affacciata sul “mare piccolo” (il piccolo golfo interno in cui trovano riparo le barche da pesca). Di enfatizzare il luogo attraverso pochi segni. Un “tappeto” centrale, da delimitare con una piccola aiuola verde in cui fare crescere un albero-simbolo, un pino marittimo, l’albero delle coste mediterranee italiane e non solo (croate, dalmate, francesi, spagnole, ma anche di quelle greche). E una seduta, una panca, a richiamare il “sedile”: così era chiamato l’edificio municipale storico, dove la gente si incontrava, sedeva, per strada, a discutere di tutto ciò che caratterizzava la vita nelle piccole comunità. E, infine, l’introduzione della ceramica, l’artigianato locale, il materiale prodotto in loco, piccole tessere di ceramica verde (degli smeraldi), a impreziosire il “tappeto” centrale della piazza.
Un’illuminazione minimalista – mirata a sottolineare i cromatismi e il volume del vuoto o, meglio, dei vuoti (la piazza, il porticato, lo spazio urbano) – completa il progetto.
Un progetto poetico, che insegna come anche attraverso piccoli gesti, dal lessico familiare, sia possibile migliorare significativamente i luoghi quotidiani della nostra esistenza.

 

Nell’immagine, vista di Piazza Don Bruno Falloni a Monteiasi, Taranto

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