Riqualificazione architettonica ed energie rinnovabili, progetto di riconversione dell’ex Eridania di Russi

Il progetto per il Polo a energie rinnovabili a Ravenna, dell’architetto Giovanni Vaccarini (sincretica srl) con Marco Zitti, Alice Cerigioni, Maria Josè Loffredo, è il terzo classificato della settima edizione del Premio IQU – Innovazione e Qualità Urbana per la categoria Città e architettura – Nuovi utilizzi e progettazioni. I progetti vincitori sono stati proclamati lo scorso 14 dicembre 2011 presso la Facoltà di Architettura di Ferrara. Il premio, promosso da Maggioli Editore, nasce con il proposito di sviluppare un confronto di strategie di innovazione progettuale, tecnologica e gestionale tra le città, nell’ambito dei processi di riqualificazione e sviluppo del patrimonio architettonico, urbano e del territorio. La selezione è avvenuta tra i circa cinquanta progetti partecipanti alle tre aree tematiche nelle quali il premio è strutturato (Città e Architettura, Mobilità, Tecnologie).

 

Obiettivo dell’intervento è la riconversione dell’area dello stabilimento ex Eridania di Russi, Ravenna, a polo di energie rinnovabili attraverso la progettazione architettonica di un sistema integrato di energia elettrica e calore, ricavati da biomasse vegetali. Il progetto è incentrato su due temi principali :
– design del sistema di involucro delle volumetrie delle principali sezioni dell’impianto ( caldaia a biomasse, modulo biogas);
– design dell’intero sistema di definizione dei “bordi” del complesso e dei dispositivi di mitigazione ambentale/paesaggistica.

Il suolo è modellato come un campo agricolo, diventando elemento di bordo, terrapieno ed elemento di rivestimento dei manufatti edilizi, una sorta di “collina” verde all’interno del paesaggio. L’intervento architettonico parte dalla convinzione di dover considerare i manufatti edilizi come parte integrante del paesaggio agrario circostante; un intervento che, in considerazione della sua estensione assume un ruolo di carattere paesaggistico, prima ancora che di disegno dei singoli elementi costituenti il complesso.
L’involucro esterno degli edifici principali, sarà realizzato da una parete ventilata costituita da un sistema di contenitori in cui in un terreno vegetale è messa a dimora un’essenza erbacea composta da una miscela di essenze erbacee di origine autoctona. Il sistema, costituito da elementi modulari, è ancorato ad una sottostruttura metallica su cui corre anche il sistema di irrigazione e distribuzione dell’acqua.
Gli elementi modulari consentono la formazione di una seconda pelle vegetale che avvolge quasi completamente il manufatto edilizio, connotandolo come una sorta di “collina verde”.
Il tema della perimetrazione e recinzione del complesso viene interpretato come un tema di paesaggio: il terreno di scavo dei manufatti edilizi non viene portato a discarica, ma viene riutilizzato nell’ambito del cantiere per modellare il suolo.
Il terrapieno che borda l’intero complesso, oltre che costituire una recinzione naturale, diventa uno spalto verde che occlude alla vista i cumuli di cippato costituendo anche una barriera fono assorbente.

 

L’intervento, nel misurarsi con il suo ruolo territoriale, mette in campo una serie di dispositivi progettuali quali movimenti di suolo, piantumazioni, involucro ligneo, ecc. Si tratta di una strategia di intervento che nell’assumere il ruolo infrastrutturale dell’intervento, ne sperimenta una strada con una forte connotazione ambientale e paesaggistica.
L’idea è quella di considerare gli elementi del complesso come dei manufatti parte del territorio agricolo circostante, di essi ne prendono le caratteristiche materiche reinterpretandole ad una scala che è quella della nuova centrale per la produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili.
L’intervento si misura con la volontà di rappresentare questo connubio tra agricoltura ed energia rinnovabili; una sensibilità nuova in cui i due settori non sono più in contrapposizione ma in sinergia.

 

Nell’immagine, vista complessiva di progetto del nuovo Polo a energie rinnovabili a Russi, Ravenna, dell’architetto Giovanni Vaccarini

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