Ricostruzione post terremoto, da spazio in attesa a spazio pubblico

Al via il call for paper “Ricostruzioni post-catastrofe: da spazio in attesa a spazio pubblico“, relativo alla II Biennale dello Spazio Pubblico, che si terrà a Roma dal 16 al 19 maggio 2013, rivolto a studiosi, curiosi, tecnici, amministratori di diverse aree disciplinari che intendono presentare uno specifico sguardo rispetto ai luoghi interessati da ricostruzioni post-disastro particolarmente attente agli spazi pubblici.
I contributi pervenuti saranno presentati e discussi in un workshop che si terrà nel corso della II Biennale dello Spazio Pubblico con l’obiettivo sia di tracciare e scambiare buone pratiche in relazione ai temi della ricostruzione, sia principi che andranno a confluire nella Carta dello Spazio Pubblico che sarà presentata nell’ambito della Biennale.

 

Il nostro territorio è sempre più soggetto a terremoti, frane o alluvioni e disastri naturali che lo rendono fragile e ne colpiscono l’organizzazione sociale, ponendo la comunità di fronte alla necessità di ricostruirne le forme e le caratteristiche attraverso il ripristino puro e semplice dello status quo ante, o modificando le strutture spaziali dell’area colpita. Ci si chiede quindi qual è il percorso che genera questa scelta e quanto sia importante la cooperazione tra sfere pubbliche e istituzionali, tra decisori e diretti interessati.
Lo spazio pubblico in quanto luogo di socializzazione inteso nel senso tradizionale del termine è uno degli elementi che offre qualità al progetto di territorio. È un luogo dove le persone possono riconoscersi, orientarsi, radunarsi. È uno spazio che può sottrarsi dalla cementificazione per aprirsi ad interpretazioni, usi, identità diverse.
Luoghi vuoti perché distrutti da eventi catastrofici ri-assumono senso e valore nel momento in cui passano da spazi in attesa a spazi pubblici, restituendo brani di territorio alla città.

 

Nelle ricostruzioni post-terremoto avvenute in Italia negli ultimi cinquant’anni, ad esempio, una delle caratteristiche che le accomuna è che in diversi casi la pianificazione delle operazioni post-sisma non si è avvalsa della base di esperienze costruita negli eventi precedenti. Ciò può essere dovuto, da una parte, ad una normativa in materia di rischio ancora settoriale, dall’altra alle diverse condizioni di partenza dei singoli territori colpiti, dall’altra ancora alla reale difficoltà di agire in maniera consapevole e in tempi brevi per ricostruire la memoria tangibile e intangibile di luoghi, come quelli del nostro Paese, densi di tradizioni e cultura.
La perdita di luoghi di socializzazione rappresenta invece un’importante componente culturale del rischio ambientale. Interventi post-ricostruzione effettuati tenendo in minima o in nessuna considerazione tali spazi possono provocare nei centri colpiti dai sismi danni ben più gravi dei terremoti stessi.

 

È però vero che nelle Marche e nell’Umbria, ma soprattutto nei più recenti eventi in Abruzzo ed Emilia-Romagna la fase decisionale, che ha contraddistinto la scrittura delle leggi e dei criteri di ricostruzione, ha cercato di privilegiare la qualità della ricostruzione, anche e soprattutto degli spazi pubblici.
Le norme nazionali e regionali in favore di queste zone terremotate hanno previsto, accanto ai piani di ricostruzione che costituiscono lo strumento di operatività nella città storica, specifici programmi integrati di recupero finalizzati all’esecuzione di interventi unitari di proprietà mista pubblica e privata, anche non abitativi. Attraverso tali programmi viene data la possibilità di costruire alleanze locali di cooperazione tra pubblico e privato, che possono risolversi non solo nella soluzione del problema abitativo ma anche nella riqualificazione del contesto urbano.

 

L’Emilia-Romagna ha prodotto recentemente un progetto di legge varato dalla Giunta e presentato ai sindaci delle zone terremotate. La norma prevede la semplificazione delle procedure per realizzare velocemente il complesso degli interventi ricostruttivi, in particolare nei centri storici, dove la ricostruzione dovrà essere finalizzata il più possibile alla conservazione dei tessuti edilizi preesistenti. Inoltre è previsto il miglioramento delle prestazioni sismiche ed energetiche degli edifici, la definizione di un Piano della ricostruzione che disciplini gli interventi in modo coordinato ed omogeneo e la riduzione della densità insediativa nelle campagne con l’accorpamento di edifici rurali o la delocalizzazione di fabbricati. Ha messo a punto un sistema informativo all’avanguardia ed è supportata dalla Soprintendenza regionale che ha predisposto linee guida per la ricostruzione degli edifici di valore storico-artistico, per lo più pubblici.

 

I terremoti, quindi, così come le alluvioni, i cicloni e tutti i disastri naturali cancellano, trasformano, pietrificano intere parti di territorio privandoli di spazi e memorie necessari alla vita dei luoghi.
Dal call ci si aspetta a riguardo, non solo l’illustrazione della produzione di spazio pubblico in ricostruzioni emblematiche ma anche in quei territori interessati da nuove legislazioni o studi in materia di disastri ambientali (ad esempio in Emilia, Abruzzo, Liguria, Italia, ma anche nel mondo) che accanto all’obiettivo prioritario della ricostruzione delle residenze, fanno registrare una forte attenzione al tema dello spazio pubblico, anche in funzione della qualità e complementarietà dei servizi di prossimità e dei servizi pubblici su scala urbana.

 

I contributi pervenuti saranno presentati e discussi in un workshop che si terrà nel corso della II Biennale dello Spazio Pubblico.
I contributi finali selezionati saranno pubblicati su un dossier di “Urbanistica Informazioni” e/o esposti nella mostra che si terrà nella sede della Biennale.


Scadenze
28 febbraio 2013
| invio dell’abstract del proprio contributo di 2000 caratteri spazi inclusi all’indirizzo e-mail ricostruzione@biennalespaziopubblico.it, specificando nome, ente, e-mail e se si intende presentare paper o progetto;
15 marzo 2013
| comunicazione di accettazione da parte dei curatori del workshop e tipologia di elaborato da presentare (poster per la mostra o presentazione orale);
15 aprile 2013
| invio contributi di non oltre 20000 caratteri (spazi inclusi) e una immagine per i paper e non oltre 9000 caratteri (spazi inclusi) e due immagini per i progetti, oppure poster secondo il format che sarà inviato.


SCHEDA EVENTO
Call for paper
Ricostruzioni post-catastrofe: da spazio in attesa a spazio pubblico

 

II Biennale dello Spazio Pubblico


Workshop a cura di
Valter Fabietti, Ordinario di Urbanistica, Facoltà di Architettura Università di Chieti Pescara
Carmela Giannino, Istituto Nazionale di Urbanistica, sezione Lazio
Marichela Sepe, Ricercatrice di Urbanistica, IRAT CNR- DPUU Università di Napoli Federico II


Luogo
Roma


Periodo
16-19 maggio 2013


Per ulteriori informazioni
www.biennalespaziopubblico.it

 

Nell’immagine, Gibellina, Belice, il Cretto di Burri. Foto © Marichela Sepe

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