La ricostruzione dell’Emilia a 5 anni dal terremoto. Intervista a Sandra Losi

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A cinque anni dal terremoto dell’Emilia, durante il mese che vedrà la ricorrenza celebrata in molti comuni del cratere, architetti.com cercherà di coinvolgere alcuni “attori” che hanno condiviso l’impegno e la fatica della ricostruzione per comprendere meglio come si dipana il lungo percorso delle procedure, dei progetti e dei cantieri, nella continua necessità di “tenere alta l’attenzione sulla ricostruzione in qualità”. Queste ultime parole virgolettate sono di Sandra Losi, Consigliere dell’Ordine Architetti di Modena e Referente per la Ricostruzione post-sisma per il suo Ordine. La collega è inoltre presente al TTC (Tavolo tecnico Congiunto [1]) in rappresentanza degli Ordini dell’area del terremoto Emilia (Modena-Reggio Emilia-Bologna-Ferrara), e abbiamo voluto intervistarla per trasmettere cosa è accaduto durante questi anni e come è il quadro della situazione attuale.

Terremoto Emilia: la ricostruzione a che punto è?

A cinque anni dal terremoto dell’Emilia, dal tuo osservatorio privilegiato e dal ruolo che ricopri, come valuti la situazione della ricostruzione?
“Premesso che al di fuori, ma anche ai margini dell’area del cratere, gli stessi emiliani pensano che la ricostruzione sia terminata. Invece, anche dal confronto continuo con i colleghi di Comuni e di altri Ordini e Collegi professionali presenti al TTC, emerge che la ricostruzione è tutt’altro che finita, e sta procedendo con andamenti diversificati nei diversi ambiti.”

La ricostruzione privata di abitazioni e locali commerciali, riconducibile alle istanze di Richiesta Contributo Ricostruzione (RCR) inoltrate sulla piattaforma MUDE, sta comunque procedendo in modo più snello e veloce rispetto agli altri ambiti. Dai dati della Regione, riscontrabili anche sul territorio, la ricostruzione in questo ambito è completata per due terzi. Aspetti positivi sono fondamentalmente la facilità di rapporto e confronto con gli Uffici Ricostruzione, dislocati nei Comuni dell’area del cratere, e un’impostazione tutto sommato agevole di procedure e modalità di erogazione dei pagamenti ai vari stati di avanzamento lavori. Criticità sono i rallentamenti dell’iter istruttorio dovuti alla carenza di personale interno soprattutto nei Comuni più colpiti, ma anche le varie sanatorie da concludere prima di procedere agli interventi di riparazione/ricostruzione o la situazione dell’assetto proprietario, spesso irrisolta nelle successioni, con impatti negativi nella ricostruzione dei Centri Storici, la cui ricostruzione è ancora in generale poco avviata.”

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La ricostruzione delle attività produttive, riconducibile alle istanze di RCR inoltrate sulla piattaforma SFINGE, sta invece procedendo a rilento, e non solo perché è più complessa la procedura di tutte le fasi. Criticità sono i vistosi tagli operati alle richieste di contributo (è veramente difficile riuscire ad avere la certezza del contributo di riferimento quando si imposta il progetto), che portano inevitabilmente all’introduzione di varianti in corso d’opera per l’impossibilità di molte aziende di far fronte direttamente alle spese per gli interventi non ammessi a contributo ricostruzione; e soprattutto i tempi lunghissimi di risposta e/o conclusione delle diverse fasi dell’iter delle istanze, in particolare l’erogazione degli importi a copertura dei vari stati di avanzamento lavori, che pesano sia sui tecnici che sulle imprese e portano a ricorrere alla sospensione dei lavori per evitare il fallimento. Molte sono le aziende, soprattutto quelle agricole, che ancora non hanno ripreso le attività; alcune probabilmente non riapriranno più.”

La ricostruzione delle opere pubbliche è sotto gli occhi di tutti: pochissimi sono gli edifici riaperti, inclusi quelli di culto. È di pochi giorni la riapertura del Cimitero monumentale di Concordia [2] (25 aprile) e quella del Duomo di Carpi (21 marzo). Le procedure di approvazione dei progetti sono fortemente rallentate, soprattutto per gli edifici vincolati, per carenza di personale addetto, in numero troppo esiguo per un numero così rilevante di edifici danneggiati o distrutti. E veramente pochi sono i cantieri avviati.”

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Terremoto Emilia: percezione del rischio e prevenzione

E qual è la condizione che vivono i cittadini della “Comunità dei comuni” colpiti?
Più ci si allontana dagli eventi sismici più la ricostruzione diventa complicata, soprattutto per una diversa percezione del rischio sismico, ma anche per le diverse aspettative che maturano nelle Comunità. La normalità in queste aree significa l’abitudine ai puntelli e ai cantieri, e soprattutto l’abitudine ad alcune situazione “provvisorie”, che porteranno a non rendere più così importante e necessario il recupero degli edifici “originali”. Il rientro nelle abitazioni e la ripresa delle attività nei centri storici, specialmente per quelli già sofferenti per abbandono, sono ancora lontani, nonostante situazioni episodiche.

Secondo te viene percepita in Emilia-Romagna, al di fuori dell’area del cratere, l’importanza della prevenzione?
L’improvvisa presa di coscienza della fragilità del territorio e del rischio sismico è stata traumatica per le Comunità coinvolte. Ma se nel momento dell’emergenza sismica, e anche idrogeologica (ricordiamo che parte dell’area modenese del cratere sismico nel 2014 ha subito un’importante alluvione), il tema della prevenzione, inteso come costruzione o rigenerazione del patrimonio esistente in sicurezza, assume un ruolo centrale, nell’allontanarsi col tempo dalla memoria degli eventi calamitosi, perde via via di rilevanza e priorità. All’interno del cratere pochi o quasi nulli sono gli interventi di prevenzione messi in campo negli edifici che non hanno subito danni. Al di fuori del cratere forse grazie al sisma-bonus si potrà assistere ad interventi di prevenzione, ma non è automatico né scontato che i cittadini vogliano o possano intervenire per rendere più sicuri gli edifici, complici la scarsa cultura del progetto e la ricerca di soluzioni facili, e la minore disponibilità economica, o addirittura l’incapienza.

Un ultimo cenno riguarda la prevenzione e la riduzione delle vulnerabilità a livello urbanistico: micro-zonazione sismica e analisi della condizione limite di emergenza non sono ancora ben assimilati nella pianificazione, e ancora oggi, al verificarsi di un evento sismico, gli edifici strategici diventano inagibili.

Quanto pesa, e ha pesato, l’impegno (e l’investimento) degli Ordini sulla formazione per entrare nel merito di problematiche quali quelle del recupero, del restauro, del miglioramento antisismico, ecc.?
L’impegno degli Ordini emiliani nelle tematiche inerenti il sisma e la ricostruzione è stato davvero importante. Tante e diverse sono state le esperienze e le iniziative messe in campo fin dalla fase dell’emergenza, per tenere alta l’attenzione sulla ricostruzione in qualità: attività formative, dibattiti e confronti, sopralluoghi. E tanti sono stati i partners che hanno collaborato, dalla Struttura Tecnica Commissariale, ANCI Emilia Romagna e i Comuni area sisma, anche per l’organizzazione di attività specifiche relative alle pratiche di Richiesta Contributo Ricostruzione; alle Soprintendenze, alle Università; alle Istituzioni ed Enti che operano sul territorio. Nonostante molti colleghi abbiano frequentato i vari eventi, altri non hanno saputo cogliere questa considerevole offerta formativa come un’occasione per implementare conoscenze e abilità, attivare nuove collaborazioni e trovare nuovi sbocchi professionali.

Note:

[1] Il Tavolo tecnico congiunto dei rappresentanti della Struttura Tecnica del Commissario, tecnici dei Comuni e degli Ordini/Albi/Collegi professionali e rappresentanti delle strutture regionali coinvolte nella ricostruzione è stato istituito dalla Regione Emilia Romagna con Decreto N. 55 del 19 Gennaio 2016. Clicca qui per maggiori informazioni.

[2] con il Bando “Ricostruire l’Identità” della Federazione degli Ordini degli Architetti PPC dell’Emilia Romagna, la Comunità degli Architetti Italiani ha finanziato con circa 98 mila euro le opere di ricostruzione e restauro del Portale Monumentale e della Cappella dei Partigiani. Nell’ambito delle iniziative della 5° ricorrenza del sisma organizzate dall’Ordine Architetti Modena, che si terranno il prossimo 26 e 27 maggio, a Carpi e a Concordia sulla Secchia la mattina del sabato 27 Maggio 2017, sarà in parte dedicata ad illustrare il percorso e la conclusione dell’iniziativa.

Nell’immagine, Cantiere della Chiesa di Rivara. Foto di Davide Calanca.

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