Restauro e rifunzionalizzazione, la conservazione integrata dell’ex zuccherificio di Avezzano

Il progetto Archeologia Industriale in Abruzzo. La conservazione integrata dell’ex zuccherificio di Avezzano di Sara Susi e Alessandra Salciccia, Facoltà di Architettura dell’Università degli Studi di Chieti-Pescara “G. D’Annunzio”, ha vinto la Medaglia d’Oro, Sezione Tesi di Laurea, alla terza edizione del Premio Internazionale Domus “Restauro e Conservazione”, la cui cerimonia di premiazione si è tenuta lo scorso 20 marzo 2013 a Palazzo Tassoni Estense, sede del Dipartimento di Architettura dell’Università di Ferrara.

 

Il complesso industriale di Avezzano, dalle indiscusse caratteristiche storico-architettoniche, svuotato al suo interno dei macchinari per la produzione dello zucchero, si presenta allo stato attuale in condizioni di totale abbandono. L’idea di progetto nasce dalla volontà di conservare la fabbrica nella sua interezza, considerando gli edifici come dei contenitori in grado di ospitare nuove funzioni, che possano adattarsi al meglio alle caratteristiche strutturali e morfologiche di ciascuno di essi. La proposta di intervento si risolve nel progetto di un Centro di Ricerca Botanica, con l’obiettivo di recuperare la tradizione agricola del sito e offrire alla città di Avezzano una nuova centralità, sfruttandone la posizione strategica anche a livello extra-urbano rispetto alla rete infrastrutturale.

 

Gli interventi sulle strutture riguardano:
– La tamponatura delle aperture ai fini della reintegrazione dell’immagine;
– La creazione di nuovi accessi: per migliorare la fruibilità dei nuovi spazi e ridare alla fabbrica una lettura omogenea;
– La rimozione delle superfetazioni incongrue all’impianto originario;
– Il potenziamento dei collegamenti verticali;
– La realizzazione di nuovi infissi e la manutenzione di quelli esistenti.

 

Oltre a questi, è stato necessario intervenire anche sui sistemi costruttivi (coperture, murature), per poter ridare alla fabbrica un’immagine omogenea.

 

La metodologia di approccio al progetto si articola in due fasi: l’intervento sul costruito, inteso come insieme denso di edifici che compongono la fabbrica, e l’intervento sul vuoto, concepito come spazio aperto e parte integrante del complesso industriale.
L’azione iniziale è quella del tramare, riconoscendo come linee guida di progetto i tracciati del sito, testimonianze storiche e riconoscibili delle caratteristiche morfologiche e funzionali dello zuccherificio (tracce a terra dei binari per il trasporto bietole e tracciato ferroviario esterno ed interno al lotto, tracce delle vasche).
Un sistema di elementi progettuali si sovrappone alla trama invariante: questi, concepiti come enti geometrici  punto, linea, superficie e volume e concretizzandosi nel progetto del verde e degli elementi di arredo urbano, disegnano lo spazio esterno e contaminano lo spazio interno agli edifici che, come contenitori, conservano il loro involucro per ospitare all’interno nuove funzioni ed accolgono spazi fruibili attraverso il progetto di nuovi elementi, che, come per l’esterno, concretizzano l’idea di enti geometrici in sistemi di passerelle, rampe e volumi.

 

Il progetto prevede la creazione di tre aree: espositiva, didattica e foresteria, che definiscono spazi in cui è distinguibile il graduale passaggio dal pubblico al privato sia per le attività svolte che per l’utenza a cui sono destinate (ricercatori, studenti, visitatori).
Il Polo didattico e di ricerca si articola in:
– Giardino Botanico
nella Casa Bietole;
– Laboratori di analisi, ricerca e sperimentazione
diretta nella Casa Zucchero, concepiti come open lab e direttamente collegati con le aule per le lezioni teoriche e sala conferenze nell’ex Centrale Termoelettrica;
– Lo spazio esterno, dove sono previste delle aree destinate alla coltivazione diretta all’aperto e in serra. Le vasche per il lavaggio delle bietole sono riconosciute come elemento significativo e caratterizzante della fabbrica e riacquisiscono la vecchia funzione di raccogliere acqua, utilizzata  per riciclo, fitodepurazione e tecniche sperimentali di coltura idroponica.

 

Nella zona dei Magazzini Zucchero, edifici bassi con minime aperture che si sviluppano in senso longitudinale ben si prestano alla nuova funzione di zona espositiva. Nella parte iniziale l’esposizione riguarda lo zuccherificio stesso, con pannelli e box espositivi che mostrano la storia dell’impianto industriale e i processi di lavorazione dello zucchero; la parte finale, invece, è destinata ad accogliere mostre temporanee ed eventi culturali della città di Avezzano.
Situata nell’area delle distillerie, l’area foresteria comprende una serie di edifici di piccole dimensioni, a scala urbana, in cui si propone un campus comprensivo di alloggi, locali ricreativi, sale studio e spazi verdi all’aperto per studenti e ricercatori.

 

Secondo il parere della giuria della terza edizione del Premio Domus, “la tesi affronta un tema di grande attualità, in una prospettiva di scrupolosa salvaguardia: il restauro di un’importante testimonianza di archeologia industriale e la sua rifunzionalizzazione. La tesi appare rigorosa tanto negli assunti, quanto nello svolgimento progettuale, affrontando, in modo consapevole, ogni aspetto delle complesse tematiche conservative: dalla eliminazione di aggiunte ritenute incongrue, al recupero delle grandi volumetrie dei corpi di fabbrica; dall’attento rispetto della materia, alla valutazione delle tecniche costruttive moderne; dalla progettazione degli spazi espositivi e lavorativi, alla sistemazione degli spazi esterni congeniali alla nuova destinazione d’uso”.


Per ulteriori informazioni
www.premiorestauro.it

 

Nell’immagine di apertura, vista interna del Giardino Botanico nella Casa Bietole

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