Restauro e recupero. Il progetto come mezzo per conoscere il territorio

Presentiamo il restauro e la parziale ricostruzione del convento dei Cappuccini, adibito a luoghi di ospitalità e al Centro Studi Parco Nazionale del Cilento e Vallo di Diano in Piaggine, in Provincia di Salerno.  Il progetto è a cura dello Studio Aldo Antonio Bruno.

 

Descrizione delle strutture
L’impianto distributivo delle strutture forma una tipologia a corte con la chiesa,a navata unica, e il convento addossato a essa. La navata unica della chiesa presenta, sul fianco destro in entrata, quattro cappelle comunicanti con relativi altari sormontati da nicchie, mentre la navata è coperta con volte a crociera e le cappelle con volte a botte e crociera. L’illuminazione della navata è assicurata da quattro finestre poste in alto sul lato delle cappelle e sulla facciata principale.

 

L’altare maggiore è posto sulla parete di fondo con un’imponente pala d’altare con dipinti di scuola napoletana. Ai lati dell’altare due porte immettono nella retrostante sacrestia.

 

La sacrestia a pianta rettangolare è coperta da una volta a crociera. Ha un ingresso indipendente dal chiostro adiacente che immette in un lungo percorso verso l’esterno. Una finestra posta nella parete longitudinale illumina questa stanza. Le coperture, rimaneggiate nel tempo più volte, sono a spiovente e sorrette da piccole e grosse orditure in legno.

 

Negli anni Cinquanta il Convento ha subito una demolizione consistente ed è stato sostituito da una struttura moderna che ha sconvolto l’aspetto originario dei luoghi. Il Convento si presenta oggi incompleto: la corte centrale del chiostro è aperta e le coperture dissestate. Restano due corpi di fabbrica “a elle” oltre il percorso del chiostro adiacente la chiesa. Il convento si sviluppa su due livelli con coperture analoghe a quelle della chiesa. Al piano terra vi è un primo ambiente rettangolare che comunicava direttamente con il chiostro per mezzo di due porte, voltato a botte. Di seguito un altro ambiente quadrangolare comunicante con il precedente per mezzo di un ampio arco a tutto sesto, anch’esso voltato a botte. L’altro corpo di fabbrica è posto in ortogonale rispetto ai precedenti ed è munito di ingresso esterno, pur non comunicando con il chiostro. È voltato a botte, con due ampie finestre che lo illuminano. L’ingresso interno conduceva in un atrio.

 

Il chiostro a forma quasi quadrangolare in origine aveva un piccolo pozzo centrale, ora andato perduto, dal disegno analogo alla soluzione formale che presenta in facciata la guglia timpanata che regge la campana. Le arcate a tutto sesto si trovano solo sul lato del percorso adiacente la chiesa e sono tre. Al primo piano sono sistemate le cellette dei monaci disimpegnate da percorsi voltati a botte che si affacciano nel chiostro. Le cellette hanno le dimensioni di circa m. 2.50 x 2.50 e sono coperte a solai lignei con travi e tavolato. Le cellette sul lato della sacrestia sono state demolite di recente, al momento della realizzazione di alcune coperture, e gli ingressi murati sono ancora visibili nel percorso di disimpegno.

 

Significativi sono gli interventi che hanno interessato la chiesa nell’Ottocento: la magnifica pala d’altare di probabile scuola napoletana; le decorazioni a stucco che in modo particolare hanno ridisegnato la facciata principale dall’andamento dissimmetrico; infine, il locale d’angolo, al piano terra, a forma quadrangolare, con un piccolo seminterrato e scala di collegamento murata nel solaio realizzato di recente.

 

 

Il progetto
Il tema proposto è la riconnessione degli spazi urbani compromessi dalla parziale demolizione del convento.
Il progetto è stato sviluppato in due direzioni: la prima ha tenuto conto delle problematiche del restauro delle antiche strutture del convento parzialmente demolito, la seconda della realizzazione di un corpo ex novo destinato a Centro Studi Parco nel lotto sottostante la strada adiacente al convento, come struttura combinata e collegata al corpo ex novo. Il progetto è pertanto teso alla riconsiderazione delle vocazioni del luogo, ricostruendo memorie e immagini in una progettazione di architetture a “confronto” nella loro autonomia e integrazione.

 

 

Il restauro della chiesa e del Convento
Per quanto concerne il recupero del convento partiamo dalla chiesa dedicata alla Madonna del Carmine, per dare ordine all’esposizione degli interventi. Questa struttura non presenta lesioni alle strutture murarie per cui l’intervento è consistito nella ricostruzione del soppalco ligneo posto dietro e in alto, all’ingresso principale. In seguito, sono state sostituite le pavimentazioni, realizzate di recente in elementi lapidei, e sono stai realizzati l’impianto elettrico, idrico del bagno, e la pitturazione. La pala d’altare ha subito soltanto una pulitura generale. All’interno della sacrestia è stato sostituito il pavimento, rifatto l’impianto elettrico, la pitturazione e ricostruita la finestra. Sul lato delle cappelle la sacrestia presentava un piccolo vano adibito a servizio igienico, e proprio in questa zona è stata ricostruita la scala originaria in pietra che dalle cellette soprastanti scendeva nel giardino. Le coperture si presentavano molto rimaneggiate nel tempo e le strutture portanti, anche se riparate più volte. Pertanto i tetti sono stati ricostruiti rispettando i materiali originali con capriate in legno ancorate a cordoli in c.a. ammorsati nelle murature. 

 

Sulla facciata principale sono state ricostruite le scale di accesso alla chiesa con una soluzione che contempla il superamento delle barriere architettoniche; gli stucchi, là dove erano mancanti, sono stati ricostruiti e, dopo la pulitura degli elementi plastici in pietra, si è provveduto alla pitturazione generale.

 

Il Convento, al contrario della chiesa, si trovava in una stato di forte degrado, puntellato e incompleto, per la forte demolizione che lo ha interessato in passato. Di questa singolare struttura restano, oltre al percorso parallelo alla chiesa, due bracci a forma “di elle” che descrivono il chiostro interno. Il Convento si sviluppa su due livelli e quello superiore con le coperture ha i dissesti e le manomissioni più forti. Gli ambienti sono riutilizzati ad accettazione, cucina sala pranzo e sala polivalente al piano terra, mentre la zona notte è al primo piano. Per questi due corpi di fabbrica sono state realizzate coperture ex novo in legno e coppi simili a quelli della chiesa, dopo aver provveduto alla integrazione delle murature crollate. Sono state poi ricostruite le cellette, crollate o demolite, con i relativi solai in travi di legno e tavolato con cordoli, e un massetto di argilla espansa con rete. I percorsi voltati a botte sono stati consolidati con perforazioni armate ancorate a una rete a maglia disposta superiormente con betoncino. Il tutto è stato ancorato a cordoli in c.a. ammorsati nella muratura. Per quelli da ricostruire sono stati ricostruiti con profilati in ferro e rete nervo metal, ancorati al solaio di sottotetto. Le strutture voltate di coperture del piano terra sono state consolidate in modo analogo alle precedenti con opportuni cordoli in c. a. ammorsati nelle murature, perforazioni armate nelle strutture voltate agganciate alla rete posta superiormente. Di seguito, il getto di betoncino. Per la parte terminale della volta la ricostruzione è avvenuta con profilati in ferro e rete nervometal agganciati ad un solaio piano in c.a. a spessore che posto in posizione superiore.

 

È stata ripristinata l’uscita esterna con una scala che dal primo piano conduce al piano terra e che funge da uscita di sicurezza.

 

La parete esterna del corpo parallelo alla chiesa si presentava con la malta degradata, per cui è stato necessario intervenire con iniezioni di malta cementizia. Nel ripristinare lo stato dei luoghi è stata ricostruita la scala, che dal piano terra conduceva al piccolo seminterrato del locale-cantina del convento.

 

Le pavimentazioni del convento sono state ricostruite in cotto artigianale locale, mentre quella del percorso longitudinale adiacente la chiesa è stata integrata con elementi in basalto tipo antico. Il chiostro era privo di pavimentazione e di pozzo centrale ed è stato ricostruito come in origine. La pavimentazione in basalto ha un piccolo canale di raccolta delle acque piovane lungo le murature, mentre il pozzo raccoglie le acque pluviali, risolvendo così anche il problema della deumidificazione delle murature. Gli infissi del convento sono stati ricostruiti simili a quelli esistenti escluso quello in facciata principale adiacente la chiesa. In facciata principale infine, sono state ripristinate le finestre, così come erano in origine.

 

Interventi all’impianto elettrico, idrico, di riscaldamento, intonaci e le pitturazioni hanno completato le opere di restauro.

 

Quanto al chiostro che si presentava monco su di un lato, ed è stato risistemato con un infisso nelle arcate e una porta di accesso. Un ascensore pneumatico risolve il problema delle barriere architettoniche: dall’atrio della sala accettazione conduce al primo piano in cui, oltre alle cellette destinate alla zona notte, si trovano tre bagni regolari di cui uno destinato ai portatori di handicap.

 

Informazioni
www.architettoaldobruno.it

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