Restauro e conservazione, progetto vincitore del Premio Internazionale Domus

Sono stati proclamati lo scorso 28 marzo 2012 a Palazzo Tassoni Estense, sede del Dipartimento di Architettura dell’Università di Ferrara, i vincitori e i menzionato della Seconda Edizione del Premio “Domus Restauro e Conservazione”. I progetti sono stati presentati in una conferenza al Salone dell’arte e del Restauro di Ferrara il 29 marzo, alla presenza degli stessi progettisti selezionati dalla giuria. I risultati della seconda edizione del premio sono stati inoltre oggetto di una mostra allestita al Salone del Restauro.

 

La seconda edizione del Premio Internazionale “Domus Restauro e Conservazione” ha visto l’iscrizione al concorso da parte di oltre 130 progettisti divisi nelle due categorie opere realizzate e tesi di Laurea, Dottorato o Specializzazione. I partecipanti sono stati valutati dalla giuria Internazionale del Premio composta da: Giovanni Carbonara (Presidente, Ordinario di Restauro Architettonico e Direttore della “Scuola di Specializzazione in Beni Architettonici e del Paesaggio”, Università Sapienza di Roma, Facoltà di Architettura “Valle Giulia”), Gisella Capponi (Direttore dell’Istituto Superiore per la Conservazione ed il Restauro del Ministero per i Beni e le Attività Culturali), Ascensión Hernández Martínez (Associato di Restauro Architettonico, Università di Saragozza), Riccardo Dalla Negra (Ordinario di Restauro Architettonico, Facoltà di Architettura dell’Università di Ferrara), Marcello Balzani (Segretario del Premio, Direttore del DIAPReM Centro Dipartimentale per lo Sviluppo di Procedure Automatiche Integrate per il Restauro dei Monumenti dell’Università di Ferrara).

 

Per la categoria “Opere realizzate”, la medaglia d’oro è stata assegnata al Progetto e intervento di restauro della Torre Bofilla a Bétera a Valencia, Spagna, dello studio Mileto & Vegas Arquitectos (Camilla Mileto e Fernando Vegas).
La torre Bofilla di Betera è una torre difensiva costruita in pisè, realizzata in epoca islamica tra il XII e il XIII secolo che, con una ventina di strutture similari, costituiva un anello di protezione e avvistamento di 25 km di diametro attorno alla città di Valencia.
L’intervento di restauro ha avuto come obiettivo principale la conservazione della materialità originale del pisé, accettando determinati stati di degrado e valorizzando le qualità formali, materiali e cromatiche della struttura preesistente. Il restauro di una torre islamica plurisecolare in terra battuta che presenta, impresso nella propria materialità, il racconto del processo costruttivo che la generò, presenta innumerevoli difficoltà, poiché un intervento aggressivo potrebbe cancellare le tracce storiche nascoste nella plasticità delle forme. Una parte rilevante del carattere storico e artistico della torre risiede proprio nel degrado materico superficiale, nell’erosione della struttura e nell’abrasione delle parti in pisé; per questo lo studio attento e diretto della superficie materica ha portato ad un intervento in grado di valutare adeguatamente il degrado, per non danneggiare la struttura e compromettere la sopravvivenza della torre stessa.

 

In sintonia con le richieste degli abitanti della città, il progetto ha voluto mantenere il valore documentale della torre, riparandola nelle parti strutturali e riducendo notevolmente il degrado materico, cercando di conservare la patina storica e il potenziale narrativo della plasticità formale proprio del pisè. L’intervento strutturale è stato ridotto alle parti gravemente danneggiate, come l’angolo sud-ovest e il vano della porta di accesso dove il pisè era disgregato in grandi porzioni verticali; sono state risarcite varie lacune superficiali interne ed esterne: la ricomposizione selettiva delle lacune nella facciata meridionale è stata realizzata rinunciando alla restituzione del piano della parte perduta; l’angolo nord-est e il coronamento scomparso sono stati ricostruiti per recuperare il profilo e allo stesso tempo ricucire il fronte orientale con quello settentrionale; infine sono stati inseriti nuovi solai e scale seguendo le tracce degli antichi elementi perduti, riutilizzando gli stessi appoggi senza intervenire sulla struttura.

 

Secondo il parere della giuriail progetto interessa un monumento di particolare interesse per la comunità, per la storia della Spagna musulmana e per la grande difficoltà operativa trattandosi di un manufatto realizzato in terra cruda. L’intervento si fonda sulla consapevole accettazione del degrado raggiunto nel tempo dalla materia costitutiva della torre, contrariamente a più diffuse e corrive tendenze verso il ripristino. La consunzione del pisé diviene elemento di valorizzazione del significato storico e artistico della torre. Con esemplare rigore metodologico viene condotta l’analisi del processo costruttivo e delle finiture ancora presenti. Molto apprezzabile è la misura con cui si è intervenuti sia per arginare il degrado materico e sia per introdurre le strutture necessarie alla fruizione della torre”.

 

Per ulteriori informazioni
www.premiorestauro.it 

 

Nell’immagine, dettaglio della Torre Bofilla a Bétera a Valencia a intervento di restauro concluso

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