Restauro del moderno, il progetto per Villa Muggia a Imola

Il progetto Vivere il moderno al tempo della rovina. Progetto per il riuso collettivo di Villa Muggia a Imola, di Manuela Senese, Università di Bologna, Facoltà di Architettura “Aldo Rossi”, ha vinto la Medaglia d’Oro ex-aequo alla quinta edizione del Premio Internazionale Domus “Restauro e Conservazione”, dedicato ai progetti elaborati come Tesi di Laurea, Master e Dottorato di Ricerca.

 

Oggi, a chi si appresta a visitare villa Muggia, si presenta uno scenario unico. È infatti assolutamente atipica la relazione instauratasi tra il rudere dell’edificio settecentesco e l’addizione moderna. La ricerca propone un progetto di restauro che risponda alle esigenze più impellenti date dal preoccupante stato di conservazione dell’edificio ma con una sensibilità mirata al tema della rovina e della sua percezione.

 

Ogni scelta tecnica è stata preceduta da una riflessione attenta sulla restituzione dell’immagine e della storia dell’edificio, dalla riorganizzazione del parco di pertinenza ai dettagli architettonici. La sfida del progetto è stata quella di mantenere la suggestione del rudere come forte atto a memoria della storia di cui l’edificio è stato spettatore e vittima.
Si è quindi deciso di mantenere il vuoto causato dal bombardamento bellico non ricostruendo la copertura crollata del salone, ma consolidando le murature libere con un sistema ad hoc. In questo spazio, ora all’aperto, si snodava la promenade architecturale di cui risulta imprescindibile la ricostruzione per permettere l’esplorazione dell’edificio dal piano terra alla copertura.

 

Il processo progettuale è stato condotto su più livelli e a divere scale spaziali e temporali: dall’elaborazione di un masterplan generale fino al progetto dettagliato dei solai consolidati o ricostruiti, degli infissi, degli intonaci, tutti elementi che costituiscono parte essenziale della rovina contemporanea.

 

L’obiettivo è rendere vissuto questo prezioso spazio dalla collettività; la scelta della destinazione d’uso coinvolge l’installazione di una fondazione per artisti locali, che permetterebbe di dotare la città di una possibilità culturale esterna al centro storico e immersa nella natura, differenziando l’offerta attuale. Potendo usufruirne, la cittadinanza acquisirebbe consapevolezza della levatura di questa traccia del Moderno, innescando un processo di appropriazione del luogo, presupposto imprescindibile alla conservazione del bene.

 

Secondo il parere della giuria della quinta edizione del Premio Domus, “la settecentesca Villa Muggia, ampiamente ristrutturata negli anni ’30 da Piero Bottoni e Mario Pucci, fu gravemente danneggiata durante i bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale ed oggi si presenta in stato di rovina. La tesi affronta il tema del restauro dell’architettura moderna con la consapevolezza che il tempo o gli accadimenti possono provocare trasformazioni della materia e financo la perdita irreversibile di parti, anche significative. Con questo presupposto, la tesi propone la reintegrazione sapiente di volumi e superfici senza mai cedere alla tentazione ‘ripristinatoria’, diversamente da quanto normalmente si opera in casi simili. Intenzionalmente il progetto non ricostruisce il grande salone d’ingresso trasformandolo in uno spazio espositivo all’aperto, fornendo una convincente reinterpretazione di un ‘rudere’ di età moderna”.


Per ulteriori informazioni
www.premiorestauro.it

 

Nell’immagine, vista del progetto per il riuso collettivo di Villa Muggia a Imola, di Manuela Senese, vincitore della Medaglia d’Oro ex-aequo alla quinta edizione del Premio Domus Restauro e Conservazione

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