Renzo Piano ricuce Marghera, ma per ricucire bisogna capire gli abitanti

Il professor Mario Abis è il sociologo del gruppo G124, gruppo costituito da Renzo Piano. Motivo? Ridare senso umano e urbano alle periferie.

Ogni anno il G124 ospita un’equipe di sei giovani professionisti che, sotto la guida di un tutor, riprogetta parti di periferia italiana per ridare vita agli orli sfrangiati delle città, belle e storiche al centro, nude ai margini, dove finiscono per essere solo terreno su cui si svolgono le funzioni vitali: dormire, comprare, lavorare.

Il progetto per il 2016 sarà per Marghera: ricucire Marghera. Il tutor designato è Raul Pantaleo, architetto dello studio TamAssociati di San Barnaba che progetta gli ospedali di Emergency, pensa il Padiglione Italia della Biennale Architettura 2016 (il curatore è Simone Sfriso, dello stesso studio) e vince premi in tutto il mondo.

L’annuncio è stato dato in TV, a rai 3, da Lucia Annunziata e ha subito suscitato la gioia sia del sindaco di Venezia Luigi Brugnaro che non ha mancato via Twitter di esprimere la propria soddisfazione.

Andrea Ferrazzi, capogruppo Pd in Comune a Marghera e responsabile nazionale Urbanistica del Partito democratico ha dichiarato: “Il finanziamento di 500 milioni di euro messo nella legge di Stabilità di prossima votazione da parte del governo per la rigenerazione urbana e la nuova legge nazionale sul consumo del suolo zero sulla quale stiamo lavorando a Roma sono iniziative che possono rendere efficace la proposta di Piano”.

Ha detto Piano: Marghera è composta da “luoghi interessanti, confine tra terraferma e laguna. Il lavoro che cambia, si perde e si trasforma, la realtà multietnica, sono temi comuni a tutte le periferie”. E ancora: “La periferia è una fabbrica di desideri, di voglia di cambiare le cose, di riscattarsi. Indubbiamente l’energia sta nelle periferie. Si fa l’errore di non vederle ma io non lo faccio perché in periferia ci sono nato e vi ho lavorato spesso, fin dall’esperienza a Dakar”.

Interessante questa visione… Le periferie sono il luogo del disagio, la prima funzione dell’intervento di risanamento deve essere una nuova socialità, una nuova vita vera data alle persone che abitano questi posti. Le parole dell’architetto sono molto poetiche. Il lavoro spesso non “cambia” ma scompare proprio. La realtà multietnica è un risultato da raggiungere ma spesso è causa di problemi. A Marghera poi figuriamoci.

Spesso, l’energia delle periferie è negativa, e va gestita. Il progetto urbanistico può essere uno dei mezzi per farlo. Uno dei.

Renzo Piano poi aggiusta un po’ il tiro: “Non bisogna pensare che le periferie siano per forza abbandonate e desolate. Nelle periferie ci sono perle nascoste, bisogna trovarle e dare loro spazio. Bisogna lavorare nelle periferie perché non diventino un luogo di disperazione”. Ma sarà sufficiente? Ci garantisce che Renzo Piano sia sul pezzo? Capisce cosa davvero serve agli abitanti delle periferie. Non è un problema urbano, urbanistico e architettonico, è un problema sociale.

Infatti è coinvolto anche un sociologo.

“Marghera è una delle aree strategiche dell’Italia, del Mediterraneo, una delle più importanti d’Europa. Dimentichiamoci che possa essere solo tema di un rammendo”. Parola di Abis.

Saranno tutti in linea con questo pensiero? Andare oltre il rammendo, integrare le persone nella stessa vita in cui sono integrate quelle che abitano in centro storico, oppure, comunque, creare una vita che vada oltre al lavoro, al mangiare e al dormire. Anche solo una vita uman. E poi: è importante intervistare le persone che ci abitano, perché ogni paradigma di rammendo non funzionerà. Sapere di cosa hanno bisogno è la via giusta per fare un utile intervento. Anche quello che ho scritto (integrare tra loro le persone, dar loro i posti in cui VIVERE) è un paradigma e potrebbe significare tutto come niente. Bisogna parlare con loro.

Andare oltre rammendo, però, non deve essere motivato solo dal fatto che “Marghera è una delle aree strategiche dell’Italia, del Mediterraneo”, altrimenti il lavoro torna a essere il solo motivo per cui si fa l’intervento. E le persone vengono riassorbite da un nuovo vortice ma uguale a quello precedente: incentrato sul lavoro. L’intervento deve dare possibilità a chi ci abita.

Il coinvolgimento dell’archistar Raul Pantaleo porterà sicuramente esperienza. Ma sarà in grado di interpretare le esigenze degli abitanti? Non m’importa che Pantaleo abbia progettato gli ospedali di emergency, gli abitanti delle non hanno le stesse esigenze. E vale ancora meno il fatto che sia stato la mente pensante del Padiglione Italia: cosa c’entra? Vince premi in tutto il mondo. Si, ma sa parlare con le persone e fare il suo lavoro di conseguenza? “Ridare senso umano e urbano alle periferie” deve voler dire dare prima di tutto senso umano, poi urbano.

di Enrico Patti

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Un commento su “Renzo Piano ricuce Marghera, ma per ricucire bisogna capire gli abitanti

  1. Bella la foto aerea di Venezia vista della laguna a sud. Ma una bella foto di Marghera, esempio di città giardino, uno dei pochi fatti in Italia, con i suoi viali alberati, magari in fiore, avrebbe reso l’idea.
    Buon lavoro

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