Renzo Piano Odi et Amo, laurea ad honorem alla Columbia University

Renzo Piano, nemico amico del popolo degli architetti italiani. Non molto tempo fa abbiamo pubblicato alcuni articoli riguardanti la sua elezione a Senatore a vita e la sua decisione di rilasciare il suo stipendio da Senatore a vita ad alcuni giovani architetti per la realizzazione di progetti di riqualificazione di alcune città.

 

Di poche ore fa è invece la notizia che la Columbia University conferirà a Renzo Piano una laurea honoris causa in Lettere domani mattina, nel corso della cerimonia di consegna dei diplomi.


Motivo?
“Piano ha progettato edifici iconici in tutto il mondo”, scrive la Columbia sul suo sito, annunciando i nomi delle otto personalità che riceveranno la laurea ad honorem per l’eccellenza raggiunta nel proprio lavoro. L’architetto, nominato senatore a vita nel 2013, ha vinto il Premio Pritzker, consegnatogli dall’allora presidente degli Stati Uniti Bill Clinton alla Casa Bianca nel 1998, e ha realizzato molte opere negli Stati Uniti: tra queste il Kimbell Art Museum, la Menil Collection e il Nasher Sculpture Center in Texas, il quartier generale del New York Times e l’ampliamento della Morgan Library, a New York. A novembre verrà inoltre inaugurato il suo ultimo progetto statunitense, ossia la ristrutturazione e l’ampliamento dell’Harvard Art Museum di Cambridge, in Massachusetts”.

 

Renzo Piano è soggetto a un atteggiamento di odio e amore da parte dei professionisti italiani e degli italiani in generale. Eppure, al contrario di Fuksas o altri, i suoi progetti non sono mai stati messi in discussione da un punto di vista tecnico o cantieristico. Perché allora molti lo odiano? Perché è un archistar soprattutto. Ma di archistar ce ne sono tante, e non tutte sono colpite dagli strali con cui colpiamo Piano. E cosa dovremmo dire dei progetti di Zaha Hadid, o di Mario Cucinella? Alcune volte sono proprio irrealizzabili. Renzo Piano è più universalmente riconosciuto come bravo architetto, in tutto il mondo, molto di più delle altre archistar, e questo suscita invidia credo. L’episodio relativo allo stipendio lasciato ai giovani architetti che lavorano al suo fianco gli dà fiducia e credito. Tutti quei politici che sono Senatori a vita e si tengono in tasca i soldini non sono un problema? Quelli che Piano dà ai suoi giovani collaboratori sono soldi nostri, d’accordo, ma sono tutti soldi nostri. Ma se faceste quello che dovete fare non avreste nemmeno tempo di contestare Renzo Piano Senatore.

 

E l’esperienza professionale con Renzo Piano, penso, possa essere appagante per i 6 ragazzi in questione.

 

La laurea ad honorem alla Columbia University potrebbe causare altre critiche. Io continuo a chiedermi perché, dal momento che Renzo Piano ha più di altri dimostrato di essere capace nel suo lavoro, o per lo meno di sapersi avvalere di bravi collaboratori, visto che a quei livelli, come in molti i campi, i collaboratori sono fondamentali, proprio come sono fondamentali per la realizzazione dei progetti stabiliti i 6 giovani a cui va lo Stipendio da Senatore a vita. Allora, in questo modo, incentriamo l’attenzione sui collaboratori, sui lavoratori, e questa cosa mi sembra una cosa buona.

 

Perché dietro alle grandi figure ci stanno anche gli aiutanti che non sono, alcune volte, meri esecutori ma collaboratori attivi. Renzo Piano, che tutti odiamo profondamente, ha contribuito a puntare i riflettori su queste persone, su quelli che stanno dietro e svolgono un lavoro, scusate l’espressione colorita, della madonna. Io gli dò la laurea ad honorem per questo, perché le altre archistar se lo sognano di spostare da se stessi l’attenzione per la realizzazione di un determinato progetto (che è poi quello che ci interessa di più). Mai sentito parlare di un collaboratore di Zaha Hadid? Io no, eppure esisterà, non so… dentro a un minuscolo ufficio a progettare tutto il giorno in mezzo alle carte per far tornare i conti con un ingegnere con l’alito puzzolente, da qualche parte sarà insomma. Cioè: le altre archistar si prendono sempre i meriti dei progetti (a loro rischio e pericolo); Piano rimane sempre al centro dell’attenzione (lui è pur sempre “l’eroe” che ha “vinto” una laurea o che è stato bravo e ha dato i propri soldi ai giovani) ma sui suoi progetti lavoreranno altri 6 giovani con lui, e questo lo sappiamo tutti, e dovremo riconoscerlo.

 

Da questo dato di fatto conseguono vantaggi e svantaggi: ma si parlerà di un team di progettazione non di un uomo solo che nasconde, nel bene o nel male, tutti coloro che lavorano per lui. Come fa, per esempio, Fuksas che, quando ottiene un successo, è tutto suo, quando sbaglia tutto è colpa degli altri.

 

di Enrico Patti

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