Renzo Piano e la gallina sul tetto

Crepet Baciami Senza Rete Renzo Piano

(di Marcello Balzani)

Perché una gallina sul tetto?
E cosa c’entra Renzo Piano?

Il tutto nasce da una frase anonima ed anticonformista: “Spegnete Facebook e baciatevi!“, apparsa come un “tatuaggio sul corpo urbano” della città; una frase dissonante e provocatoria ma, soprattutto, libera.

È la scritta su un muro di Roma. Un graffito che ha ispirato Paolo Crepet a scrivere il suo ultimo libro “Baciami senza rete. Buone ragioni per sottrarsi alla seduzione digitale”.

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Un volume che già dalla copertina (immagine in alto) rappresenta uno scorcio di città dal vago sapore natalizio in cui si individuano molte persone con la postura generata da quel legame ossessivo ed esclusivo che lo smartphone produce in noi e soprattutto nei più giovani che, invece di essere “cacciatori di orizzonti”, come l’adolescenza normalmente richiede, sembrano dei “rabdomanti virtuali” con “schiene incurvate e teste chine a guardare qualche migliaio di pixel”.

Il saggio non è uno sfogo primitivista ed antitecnologico, tutt’altro. Crepet lo dichiara fin dalla premessa. Piuttosto un tentativo di comprendere cosa sta succedendo, un’osservazione, da un punto vista professionale (dello psichiatra e del sociologo assieme), sul cambiamento antropologico che le tecnologie “stanno imprimendo sulla nostra comunità, sul modo di relazionarsi e di vivere emozioni, sulle nostre abilità di comunicare”.

Baciami senza rete: un libro per architetti

Diversamente da quanto si può immaginare, il libro di Crepet è un libro per architetti.

Crepet utilizza molte volte citazioni architettoniche e fin dal primo capitolo “Una gallina sul tetto” cerca di aiutare il lettore a percepire la realtà da un altro punto di vista attraverso la sua esperienza vissuta con Renzo Piano nel progetto scolastico del recupero delle periferie.

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Nel 2007 Crepet aveva già scritto un dialogo molto interessante sulle città con il libro “Dove abitano le emozioni”, in cui, assieme a Mario Botta e Giuseppe Zois, cercava di correlarsi al cambiamento in corso. Un dialogo/intervista con Mario Botta quando la crisi non era ancora percepita quantitativamente ma il malessere sicuramente sì.

Un uovo del serpente in cui la trasparenza dell’involucro rendeva già possibile la riproduzione di un multiforme conflitto (sociale, urbano, economico, di umanità in movimento, di ignorante violenza, di intolleranza, ecc.). Rileggerlo ora, a distanza di dieci anni, può essere un’esperienza doppiamente interessante!

Ma torniamo alla gallina sul tetto di Renzo Piano.

La storia è quella di una scuola da progettare e da costruire, una scuola che non è contro, nostalgica o d’élite, come ricorda Crepet, ma una scuola che cerca di offrire innovazione e sperimentazione nel recupero dell’esperienza del “ben vissuto”.

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Una scuola aperta e libera in cui il tetto non deve essere “un tappo, una restrizione, una sfiducia, una paura”, ma il luogo (citando Italo Calvino) in cui si deve avere una visuale dall’alto (come in Liguria) senza “limiti della prossimità”, perché si può sempre aver “bisogno d’infinito”.

Sul tetto della scuola Piano pensa ad un orto/giardino in cui i bambini possano recuperare delle esperienze con una sensibilità viva, complementare a quella tecnologica che attrezza le aule.

«Che cosa ci metteresti là sopra?», chiede Crepet a Renzo Piano, per cercare di comprendere meglio la sensibilità spaziale dell’architetto; e Piano, senza pensarci troppo, ricorda Crepet, risponde: «Una gallina».

Un'”idea stupefacente”! Una risposta da Piccolo Principe!

Schizzo di Renzo Piano © RPBW
Schizzo di Renzo Piano per il suo progetto di scuola modello © RPBW

Provate a pensare alla burocrazia scolastica, ai genitori, alle potenziali infezioni, al guano di pollame, al chiocciare, alla corsa per prendere la gallina, alle piume e a quanto invece può essere asetticamente esperito in un bel tablet, sotto quell’angolatura innovante per gli sguardi dei bambini, spesso “ammaliati e sedati” dalla tecnologia, che non sbuccia le ginocchia, non sporca i vestiti di escrementi, non puzza, non fa sudare…

Provate ad immaginare la gallina sul tetto della scuola e quella messa sul tetto della scuola attraverso i video della virtual reality a 360°.
Ma non voglio svelare tutti i segreti del libro.

L’esperienza cerca emozioni.
La scoperta non è stanziale ma nomade (direbbe anche Bruce Chatwin).

L’imperfezione e il non finito stimolano l’immaginazione (che poi è l’assioma dell’incompletezza di Jacques Deridda tanto perfetto per la città).
La seduzione inizia da un neo e non da un ammiccante super effetto speciale digitale sempre più realistico.

La creatività non è a chilometro zero.
Ma soprattutto, da architetti, ricordiamoci sempre che “noi siamo i luoghi in cui siamo cresciuti”.

 

Nell’immagine, illustrazione di copertina del libro di Paolo Crepet “Baciami senza rete. Buone ragioni per sottrarsi alla seduzione digitale”.

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