Renzo Piano e le magliette dei ciclisti

Renzo Piano C ANSA

(di Giorgio Via)

Gli interventi di Renzo Piano, condivisibili o meno, hanno sempre un grande impatto mediatico, per l’indubbia e riconosciuta importanza dell’architetto italiano. Esempio è il suo ultimo intervento per Il Sole 24 Ore «La terra trema, ecco il mio progetto».

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Nel rifuggire la fatalità spesso legata agli eventi naturali che mettono a dura prova i nostri edifici e il nostro vivere civile, Renzo Piano tenta un approccio metodologico basato sulla conoscenza e sull’operatività degli interventi. Torna a evocare, come già in interventi passati, la soluzione dei “cantieri leggeri” finalizzati soprattutto a effettuare lavori “senza dover mandar via le famiglie”.

Lasciamo per un attimo in sospeso l’aspetto sociale (partecipazione della popolazione, architetto condotto ecc.) e proviamo per un istante ad allargare il tema, con un approccio più, passatemi il termine, urbanistico e di analisi del territorio.

Tutto il Paese è concentrato sul rischio sismico del nostro territorio. Come ricordava il Prof. Mario Docci dell’Università La Sapienza di Roma nella sua ottima Lectio magistralis al Convegno ReUSO all’Università di Pavia, lo scorso 6 ottobre, 12 milioni di abitazioni sorgono nelle zone ad elevato rischio sismico e, negli ultimi 50 anni, si sono purtroppo avute 95 morti in media all’anno proprio a causa di eventi sismici.

Il territorio italiano e il patrimonio edilizio esistente sono però sottoposti anche a gravissimi problemi idrogeologici (frane ed esondazioni). Se dunque pensiamo a una “messa in sicurezza” degli edifici esistenti e ad un miglioramento della vita per i residenti nelle aree a rischio, non possiamo che fare un’analisi globale. Inoltre, se immaginiamo, e certamente lo dobbiamo fare, un sistema di sgravi fiscali per gli interventi di messa in sicurezza degli edifici, non possiamo proporre di spendere i soldi dei contribuenti per il risanamento di edifici costruiti, il più delle volte abusivamente, nei greti dei torrenti, in zone di esondazione o in corrispondenza di frane. Discorso molto complesso, giacché nella mia amata città, Pavia, un intero quartiere, Borgo Ticino, è storicamente costruito sulla riva del fiume, quasi completamente in zona di esondazione.

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Torniamo a Renzo Piano e ai “cantieri leggeri”. Questa definizione nasce nel 1979 con l’“Otranto Urban Regeneration Workshop”, un programma di riabilitazione dei centri storici patrocinato dall’UNESCO e seguito oltre che dallo studio Piano & Rice, da Gianfranco Dioguardi per la parte esecutiva. Sono trascorsi meno di quarant’anni da quell’esperienza, durante i quali la ricerca scientifica sulle analisi del territorio e degli edifici è volata a velocità della luce. Basti pensare che i rilievi fotogrammetrici a Otranto erano effettuati a bordo di una mongolfiera.

Si è detto che la ricerca italiana, su quest’ argomento, è all’avanguardia. Oggi parliamo di “Tomografia SAR per la ricostruzione e il monitoraggio di edifici ed infrastrutture”, un vero e proprio “radar scanner”, che permette di “scrutare” (3D Imaging) da satellite, ma anche di software che analizzano le immagini riprese dai droni che danno degli edifici una restituzione grafica tridimensionale millimetrica. Parliamo di “Olografia digitale” (Ino-CNR) per la misura della vulnerabilità delle strutture.

Le analisi però, solo in piccolissima parte possono essere affidate all’attività del privato o del singolo proprietario dell’immobile ed essere agevolate da detrazioni fiscali. Probabilmente devono essere le nostre aziende all’avanguardia a porsi come attrici nel processo di sviluppo e d’industrializzazione degli strumenti di ricerca sperimentati dagli Istituti pubblici. Non c’è che fare Rete tra industria avanzata, enti di ricerca e, perché no, produttori di tecnologie e materiali per il risanamento edilizio, finanche tra le stesse imprese di costruzioni che operano nei territori. Nel 1979 esistevano pochi strumenti normativi, ora una legge chiara e ben funzionante sulle reti di imprese c’è ed è alla portata di tutti.

Che tipo di opere è, in conseguenza, applicabile, tornando ai “cantieri leggeri”?

Ho letto e ascoltato tanti interventi confusi nei giorni successivi all’ultimo sisma in merito ai concetti di “adeguamento” e “miglioramento” sismico. Noto purtroppo che molta stampa, e molti personaggi pubblici, fanno a gara a chi la spara prima e grossa invece di informarsi. La definizione di cosa si intende e quando si applica l’adeguamento o il miglioramento sismico è ben scritta in una Legge dello Stato, il D.M. 14 gennaio 2008, meglio noto come “Norme tecniche per le costruzioni”. Non voglio annoiare oltre: chi non la conosce può facilmente informarsi (cap. 8.4), chi la conosce sa dei concetti come Stato Limite Ultimo (SLU) o di condizione di tutela della vita umana (SLV).

Sgombriamo dal campo un ulteriore possibile fraintendimento: Renzo Piano, ma anche tutte le Professioni tecniche, non parlano di cantiere leggero in tema di ricostruzione o di adeguamento sismico. Cito nuovamente il Prof. Mario Docci e la sua Lectio magistralis: tutti gli interventi di miglioramento sismico, successivi ad una corretta analisi dei rischi del fabbricato, non vengono attuati per evitare future possibili lesioni, ma per salvaguardare la vita umana.

Una rapida scorsa su un qualunque motore di ricerca internet mostra migliaia di risultati per prodotti e tecnologie di avanguardia nel campo del miglioramento sismico delle strutture.

È mai possibile che tutte queste aziende non si coordinino e non condividano la propria produzione industriale con una platea molto più vasta di quella di pochi specialisti, professionisti o imprese? Fare investimenti in laboratori sul territorio, mettendo a disposizione di professionisti e imprese ma anche di singoli cittadini o amministratori locali, con concreta formazione, la possibilità di osservare sul campo materiali e tecnologie è meno remunerativo che sponsorizzare magliette di ciclisti? Non credo.

Chiedo a Renzo Piano, nella sua doppia veste di professionista e di Senatore della Repubblica, di farsi carico del coinvolgimento di tutte le aziende di valore presenti in Italia che producono materiali, sistemi e tecnologie per la messa in sicurezza degli edifici, in laboratori locali dove applichino le loro conoscenze. Sono certo che, dal canto loro, i professionisti sono pronti ad operare ed imparare, condotti o meno.

 

Giorgio Via si è laureato in Architettura presso la Facoltà di Architettura del Politecnico di Milano nel 1983 ed è iscritto all’Ordine degli Architetti PPC di Pavia dal 1984. Come libero professionista si è occupato di progettazione architettonica, di restauro e di Project management, principalmente per committenza privata. Ha tenuto, dal 1999, corsi per Enti ed Ordini professionali su diversi argomenti attinenti la libera professione. Ha conseguito un master post universitario presso la fondazione Marco Biagi, Università di Modena e Reggio Emilia per attività di Manager di Reti di impresa. Svolge attività di consulenza e ricopre il ruolo di delegato provinciale di ASSORETIPMI.

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