Renzo Piano: Andate, rischiate, sbagliate, tornate in Italia

Renzo Piano consiglia di rischiare anche di sbagliare all’estero, ma di andare, andare, per fare esperienze nuove, e poi tornare in Italia per applicarle. L’architetto e senatore a vita ha rivolto questi consigli agli studenti del Politecnico di Milano, che ha incontrato al termine della sua lectio magistralis in occasione dell’apertura del 152esimo anno accademico del Politecnico di Milano.

 

“Non dovete aver paura di rischiare, di sbagliare, di andare a lavorare all’estero per poi tornare in Italia con un bagaglio di conoscenze, perché è una fortuna essere nati in questo Paese”.

 

Per l’archistar, che piuttosto una ROCKstar, è stato un vero bagno di folla, con gli studenti che lo hanno accompagnato fino alla sua auto parcheggiata davanti all’ateneo. Fioccavano foto di gruppo e richieste di autografi.

 

“Facevo una doppia vita, diurna e notturna. Di notte si occupava l’università, si cresceva nella protesta di giorno lavoravo in uno studio di architettura e studiavo. Erano anni straordinari”.

 

“Oggi bisogna salvare le periferie – ha aggiunto nel discorso sulla propria carriera professionale – e i prossimi 30 anni devono essere destinati a trasformare le periferie in città, perché se non lo facciamo sarà la barbarie”.

 

Renzo Piano ha infine ricordato gli anni da studente alla facoltà di Architettura del Politecnico, dove si è laureato, in un ambiente università libero, “che funziona e inventa”.
E proprio il consiglio che ha dato agli studenti segue quell’idea di libertà, di vita libera condotta per imparare, apprendere e utilizzare le conoscenze acquisite nella possibilità di viaggiare – che si ha soprattutto da giovani – e di fare anche degli errori. Gli errori servono, come dicono sempre anche in famiglia. Oppure ci dicono che il fallimento non è contemplato? In questo caso il consiglio di Renzo Piano è ancora più d’oro, aiuta a cambiare, a rompere gli schemi che ci hanno imposto, aiuta a uscire dalla vita alla quale (a volte, non sempre) la volontà dei genitori – o un lavoro che (già da giovani) sappiamo erediteremo di sicuro – ci costringe.

 

di Giacomo Sacchetti

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