Rem Koolhaas Leone d’oro alla carriera della 12. Mostra Internazionale di Architettura

È stato attribuito all’architetto olandese Rem Koolhaas il Leone d’oro alla carriera della 12. Mostra Internazionale di Architettura “People meet in architecture“, che si svolgerà presso i Giardini e l’Arsenale di Venezia dal 29 agosto al 21 novembre 2010. La decisione è stata presa dal Consiglio d’Amministrazione della Biennale di Venezia, presieduto da Paolo Baratta, su proposta del Direttore Kazuyo Sejima.

Rem Koolhaas ha ampliato le possibilità dell’architettura – scrive nella motivazione Sejima – focalizzandosi sulle relazioni tra le persone e lo spazio. Crea edifici che stimolano l’interazione tra le persone, raggiungendo in questo modo ambiziosi obiettivi per l’architettura. La sua influenza nel mondo va ben oltre l’architettura, ispira infatti persone dei più svariati campi disciplinari che traggono grande libertà dal suo lavoro”.

Citato dal Time nel 2008 tra le 100 personalità più influenti del mondo, nel 1975 Rem Koolhaas – insieme ad Elia e Zoe Zenghelis e Madelon Vriesendorp – fonda l’OMA (Office for Metropolitan Architecture). Nel 1978 scrive Delirious New York: manifesto retroattivo di Manhattan, divenuto un classico della teoria architettonica contemporanea.
Tra le opere più importanti di Koolhaas e OMA: il Netherlands Dance Theatre a L’Aia, il Nexus Housing a Fukuoka in Giappone, il Kunsthal a Rotterdam, il Grand Palais di Euralille a Lille, Villa dall’Ava a Parigi e la Seattle Public Library. Questi edifici compaiono, insieme alle riflessioni di Koolhaas sulla società contemporanea, nel suo libro S,M,L,XL (1995), scritto come fosse un “romanzo sull’architettura”.
Nel 2000 ha vinto il prestigioso Premio Pritzker.

Il CdA ha inoltre stabilito l’assegnazione di uno speciale Leone d’oro alla memoria all’architetto giapponese Kazuo Shinohara, scomparso nel 2006, che ha esercitato un’ampia influenza sulla scena architettonica giapponese dando vita alla cosiddetta “scuola di Shinohara”, cui possono essere ricondotte le opere di Toyo Ito, Kazunari Sakamoto e Itsuko Hasegawa.

 

Shinohara è stato capace di riflettere sul valore simbolico dello spazio – ha dichiarato Sejima – e su come quel simbolismo si relaziona con gli individui. Da una parte si interessava al modo in cui questa tendenza si era sviluppata all’interno della tradizione giapponese, dall’altra era attratto da geometrie più astratte e dalla casualità dello sviluppo urbano. Con la sua ricerca ha creato edifici dotati di una speciale sensibilità che lo hanno aiutato ad approfondire una visione critica nei confronti dell’architettura moderna. Molte persone in Giappone e nel mondo sono rimaste affascinate da questo architetto. Ho proposto di conferirgli questo premio perché ha interpretato le possibilità dello spazio in un modo molto personale”.

 

Nell’immagine, Rem Koolhaas (OMA), Ambasciata Olandese a Berlino. Foto di Mirco Vacchi 2009

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