Progetto sostenibile, necessario ragionamento eco-friendly e coerente su conoscenze tecniche

L’editoriale di Marcello Balzani, pubblicato sul tabloid  “Architetti – Idee cultura e progetto” n. 6-7, apre una finestra di ragionamento sull’utilizzo delle conoscenze tecniche, tecnologiche e architettoniche coerente e rispettoso delle risorse naturali anche in rapporto alle condizioni politiche e sociali.

 

Durante il recente conferimento della medaglia d’oro a Hermann Kaufmann a Ferrara in Palazzo Tassoni Estense a conclusione della cerimonia di premiazione per l’ottava edizione del Premio Internazionale Architettura Sostenibile, l’architetto austriaco completava la sua relazione con le seguenti parole: “è solo un progetto normale”.
Normale.
Provare ad immaginare normale la sede per i nuovi uffici amministrativi Mayr Meinhof-Kaufmann non è facile. Eppure lo sguardo profondo di Kaufmann si rivolgeva alla platea di professionisti, professori, studenti e al presidente della giuria Thomas Herzog come per avere una giustificazione aggiuntiva sul significato di una scelta che andava ad individuare un edificio definito in un processo progettuale che, per un austriaco, sembra ormai da anni un percorso acquisito.

 

Thomas Herzog coglieva l’imbarazzo e interveniva ricordando a tutti che è giunta l’ora di progetti normali, che è importante mettere in evidenza la sequenzialità logica, semplice, coerente di un progetto e di una realizzazione al di là delle suggestioni formali.
Progetti normali, quindi.
Osservare come il clima austriaco sia riuscito a fare sistema tra paesaggio, ambiente, tecnologie, processi costruttivi, gradi di innovazione e come tali modelli riescano ad essere un prodotto di esportazione da un lato e di grande valorizzazione della propria identità dall’altro, è notevole. L’architetto italiano che, superata la frontiera di pochi chilometri, si avvicina a queste fabbriche del costruire e del costruito sente che l’aria che si respira è quella di una grande condivisione sociale, culturale e produttiva.

 

In altre parole appare normale che accada così.
E come si potrebbe fare diversamente?
Non sono solo le conoscenze tecniche, tecnologiche, architettoniche a sviluppare una metodologia di utilizzo delle risorse naturali che sfrutta coerentemente ogni elemento, ma è anche quanto è stato seminato politicamente e socialmente nei comprensori produttivi a generare un clima di grande qualità. Al punto che appare oggi impossibile fare scelte diverse.
D’accordo, l’Austria non è l’Italia.
Non lo è per dimensioni (demografiche e geografiche) e complessità di ogni tipo.
Ma non sarebbe possibile oggi immaginare, non certo per tutto il nostro Paese, ma per delle macroregioni altrettanto produttive, una visione altrettanto coerente e consapevole? Me lo chiedo perché è vero che ci servono progetti normali, soprattutto se vengono coltivati in un tessuto produttivo e in un territorio che puntano consapevolmente al cambiamento e alla valorizzazione! Ma per fare tutto ciò non è sufficiente un buon architetto, un’abile e onesta impresa di costruzioni e un committente illuminato. Lo sforzo titanico che tali attori oggi devono compiere per realizzare un progetto consapevolmente sostenibile è sbalorditivo se si pensa a come tutto il sistema remi contro, non faciliti, rimanga ancorato a logiche d’interesse negative, perdenti e dimostrate dai fatti.

 

Eppure è così.

 

Sembra di vivere, per contrappasso dantesco, l’incubo di Procruste. Vi ricordate i famosi letti in cui lo stiratore adattava gli esseri umani?

 

Il tutto veniva fatto per un feroce desiderio di uguaglianza. Peccato che nel tentativo si producessero dolori e sofferenze e il mondo diventasse un inferno. La nostra realtà architettonica assomiglia un poco a tale follia che mostra ogni giorno i risultati della sua applicazione con menomazioni, amputazioni, torture e incoerenze. Inoltre bisogna anche ricordare che “così come inventa le motivazioni per le proprie azioni, l’essere umano inventa anche le consolazioni per le proprie sofferenze” (Dürrenmat). E gli italiani in questo sono storicamente bravissimi! Mentre ci adattiamo a una masochistica consolazione la deformazione che viene impressa al paesaggio e al territorio appare ogni giorno sempre più indelebile: è uno specchio di noi stessi. La normalità (come l’uguaglianza) non si raggiungono con i dolorosi letti di tortura che ci siamo autoimposti attraverso un processo normativo e costruttivo di scarsissima utilità, condivisione sociale e coerenza ambientale. Pallade Atena, responsabile del soffio della ragione insufflato al re gigante, rimase sbalordita quando parlando con Procruste si sentì sciorinare un’argomentazione finalizzata a dimostrare che tutto ciò era deduttivamente ragionevole. E ci volle Teseo (quello di Arianna e del Minotauro) per far cessare la follia. Distese Procruste su uno dei suoi letti e lo fece a pezzi come lui faceva ai suoi concittadini.
Non so se la mitologia aiuta.
Ma sicuramente permette di non dimenticare facilmente e di comprendere come il cambiamento sia realmente possibile.

 

 

di Marcello Balzani 

 

Nell’immagine di apertura, Mapungubwe Interpretation Centre (Peter Rich architects e Michael Ramage), Medaglia d’argento al Premio Internazionale Architettura sostenibile

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