Progetto di spazi eco-compatibili. Il vincitore del concorso Experience Spaces

Il progetto Stop&Box di Andrea Chiarelli, Erica Coricciati, Valentina Guerzoni e Davide Mantesso è vincitore del concorso di idee “Experience Spaces” indetto dal Dipartimento Indaco del Politecnico di Milano con l’Ecomuseo delle Orobie e Art Container per la progettazione di nuovi spazi eco-compatibili di accoglienza, ospitalità e di erogazione di servizi e informazioni per i territori turistici ed ecomuseali, attraverso la progettazione di sistemi modulari che sfruttino l’adattamento di container come modulo base.

 

Stop&Box è un container che crea una rete di collegamento fra i poli dell’ecomuseo, un aiuto per i turisti, un momento di sosta e riposo per tutti. Gli spazi informativi presenti all’interno permettono agli abitanti di conoscere ogni attività nei propri dintorni, creando nuovi interessi e relazioni fra borghi limitrofi, mentre aiutano i turisti a seguire itinerari e percorsi tematici, leggendo le caratteristiche delle località visitate o scoprendole direttamente attraverso i riferimenti precisi da ritrovare nelle realtà circostanti.
Il contatto con il luogo è diretto, il volume del container è netto ed estraneo: mantiene un basso profilo rispetto all’intorno in cui è inserito, creando curiosità, ma rimanendo un oggetto secondario, un catalizzatore invisibile di nuove relazioni visive e soprattutto umane.
Il container è perciò rielaborato solamente all’interno, aumentando la sua maneggevolezza e la sua versatilità: può essere trasportato da rimorchi, messo in posizione dalle gru presenti negli stessi, aperto con poche e veloci movimentazioni e riconfigurato all’interno dagli stessi utilizzatori ogni volta lo desiderino.
La variabilità è regolata dal tempo e dalla natura: durante il giorno e la bella stagione il container può essere aperto e attraversato massimamente in ogni sua parte, mentre di sera o nei periodi più freddi può garantire comunque ospitalità mantenendo le parti giunte fra loro, con la possibilità di essere a contatto con l’esterno attraverso le vetrate.
È inoltre autosufficiente, essendo dotato di pannelli solari amorfi in copertura che garantiscono la carica a una batteria interna: questa alimenta i piccoli elettrodomestici di cui la struttura è fornita, la sua illuminazione a basso consumo energetico ed eventuali connessioni elettriche necessarie ai visitatori, ad esempio per la ricarica di un computer portatile, di un cellulare o all’interno delle tende.

 

Un oggetto economico e maneggevole
I dettagli tecnologici sono elementari: semplici scatole in tavole di legno sono inchiodate fra loro per creare una struttura rigida e collaborante. Di queste, due sono fissate direttamente alla base del container per diventare gli spazi dei servizi, il bagno e la piccola cucina, mentre le altre sono fatte scorrere a piacere dagli utilizzatori, andando a creare continuamente nuovi spazi personali o di gruppo.
Gli arredi interni sono essenziali e frugali, diretti ad un utilizzo immediato e senza timori.
La flessibilità si rispecchia anche nei percorsi: nella configurazione diurna aperta e molto libera, sono creati dagli ampi varchi fra una scatola e l’altra, spezzati dai pannelli informativi fissi; nella configurazione chiusa, notturna o invernale, si minimizzano all’interno delle scatole stesse o nei lembi di risulta fra queste e il volume intero del container, creando scorci imprevisti verso le altre stanze o gli spazi esterni circostanti.
Il container è mantenuto integro: l’unica modifica fatta è l’apertura a cerniera verso il basso dei due lati lunghi.
Le tavole di legno vengono assemblate ma non ulteriormente trattate o rifinite.
A questa economia si aggiunge l’autosufficienza energetica attraverso pannelli fotovoltaici amorfi posti su tutta la superficie superiore del container e connessi ad una batteria che alimenta le utenze interne. La piccola cucina offre quindi la possibilità di scaldare pietanze veloci e preparare tisane ed infusi; il bagno permette di fare una doccia con acqua calda; le prese sparse per tutta la struttura consentono agli utenti di ricaricare apparecchi elettronici o utilizzare piccoli elettrodomestici.

 

Il progetto è profondamente radicato sul riconoscimento delle valenze paesaggistiche e sul concetto di ecomuseo, una struttura che ha ben poco di fisico, puntando alla costruzione di sottili fili di interesse e conoscenza, prima fra gli abitanti e poi fra i visitatori, al fine di valorizzare e trasmettere il patrimonio culturale autoctono. Dal punto di vista progettuale, ogni nuovo oggetto necessario al mantenimento e allo sviluppo di questi luoghi deve quindi affrontare questo aspetto: inserirsi come strumento utile al proseguimento della vita locale, senza porsi come nuova icona per l’esterno.

 

L’articolo completo, con tutte le immagini del progetto, è pubblicato nella e-zine “Dimensione”.

 

Nell’immagine, il progetto Stop&Box di Andrea Chiarelli, Erica Coricciati, Valentina Guerzoni e Davide Mantesso. Vista del container in configurazione aperta durante il giorno

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