Progetto di restauro e Rianimazione, la Torre dell’orologio e della Porta a levante del Castello di Noale

I lavori di restauro della Torre dell’orologio e della Porta a levante del Castello di Noale sono iniziati nel maggio 2012 e terminati ad aprile 2013. Il progetto, dopo una fase conoscitiva, basata su un accurato rilievo del degrado monumento e l’esecuzione di analisi, finalizzate alla caratterizzazione dei materiali costruttivi, prevedeva la pulitura e reintegrazione delle murature, il restauro della cella campanaria, il rafforzamento dei solai in legno e delle strutture, al fine di ottenere un consolidamento statico e un miglioramento sismico dell’edificio, che ne potesse aumentare l’aspettativa di vita.

 

Per quale motivo questi due termini “restauro” e “rianimazione” non possono essere indipendenti? Perché solo dalla composizione dei due approcci può generarsi quella conservazione attiva del monumento che rappresenta un “valore” per tutto il territorio.

 

Si vuole mettere in simbiosi passato e presente attraverso la reintegrazione dell’immagine del monumento, proprio per il suo valore come simbolo sociale di una comunità che si riconosce in esso; di testimonianza, ma anche grazie alla sua lontananza, in analogia a quanto scrive Ferdinando Pessoa, che descrive i castelli di Lisbona come “Araldi lontani”. Mettendo in evidenza come questa lontananza rappresenti un valore, proprio nello stesso modo in cui l’inutilità rappresenta il valore sociale dell’arte nelle opere di Land Art.
I lontani messi, ambasciatori di un tempo, essendo sopravvissuti alla società che li aveva prodotti sono liberi da significati e forse per questa inutilità sono attraenti per la maggior parte delle persone. Rappresentano la memoria per un’altra realtà, memoria collettiva.

 

Si ribadisce nel progetto l’insufficienza del restauro delle poche pietre, la necessità di una conservazione integrata, perché conservare è anche rivelare. Si tende a riconoscere al restauro quel quid in più rispetto alla mera conservazione, che possa essere reinterpretazione dell’opera e di meditata trasformazione atta a garantire una nuova vita al monumento abbandonato. Per questo si riprogetta il sistema di accesso, ormai abbandonato da lungo tempo e lo spazio interno della Torre, con l’inserimento di una nuova scala in acciaio corten e legno, di collegamento al cammino di ronda della porta a levante. Ritornare a entrare direttamente nella Torre civica dall’accesso principale che era diventato un retro, compreso di gabinetto, non più attraverso la casetta cinquecentesca, ma dalla porta prospettante la loggia a levante del Castello.

 

Emerge in questa analisi la differenza tra rovine e macerie: le macerie prodotte della storia recente, dagli interventi antropici, non assomigliano alle rovine prodotte del tempo o meglio “le rovine del tempo che ha perduto la storia o che la storia ha perduto”, un tempo puro sottratto alla storia.
Il tempo puro è l’ “Aura” delle cose che osserviamo e ammiriamo. Le rovine sfuggono del tempo reale perché risvegliano il senso della mancanza nell’osservatore “la coscienza della mancanza”, si osservano le rovine come fossero un oggetto contemporaneo e nello stesso tempo vi è l’impossibilità di avere certezza, una data incerta attribuibile alle loro trasformazioni e all’esito formale giunto fino a noi. Le rovine sfuggono al tempo reale, il paesaggio che si crea dove ci sono reperti archeologici, resti medievali o rinascimentali, inseriti in parti più recenti delle città, riunisce temporalità diverse. Questa compresenza introduce e spiega il tema del  metabolismo nel restauro, la simbiosi tra trapassato e presente, esito del progetto.

 

Un sincero ringraziamento va a tutti quelli che hanno voluto quest’opera, che hanno partecipato a questo lavoro e hanno contribuito al risultato finale.

 

di Patrizia Valle – Progettista e Direttore dei lavori

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