-
VILLAGGIO VIOLINO (PEEP A/19). "Lo sviluppo delle proposte progettuali deve avvenire nell'ambito del tema generale: Nuove forme dell'abitare e sostenibilità ambientale degli insediamenti residenziali. I progetti dei nuovi insediamenti intendono valorizzare:
- il ruolo dimostrativo dell'edilizia residenziale pubblica nel disegnare una porzione di città;
- la qualità dello spazio abitabile in relazione alle domande che emergono entro la struttura sociale presente sul territorio.
Le nuove esigenze dell'abitare non si limitano ad una generica richiesta di servizi collettivi e di aree verdi, ma sono sempre più orientate all'ottenimento di una maggiore qualità dell'ambiente domestico individuale e quindi di una maggiore articolazione dell'offerta insedativa che allarghi lo spettro della possibilità di scelta tra i "differenti modi dell'abitare":
- un'adeguata qualità edilizia in grado di valorizzare il rapporto tra tipologia abitativa e quartiere
- una qualificata prestazione tecnica costruttiva atta ad assicurare una sviluppo urbano sostenibile, in relazione all'utilizzo di fonti energetiche alternative
- una valorizzazione delle tipologie destinate all'affitto in relazione alle esigenze sociali rilevate nell'ambito del territorio comunale". (Estratto dal bando del Comune di Brescia).
Le attenzioni progettuali per raggiungere condizioni di benessere igrotermico, bilanciando i parametri microclimatici interni, hanno previsto il ricorso ad una forma architettonica, ad una localizzazione e a caratteristiche costruttive che, in maniera indipendente da interventi tecnologici specifici di natura impiantistica, siano in grado di sfruttare il comportamento passivo del fabbricato. I criteri di valutazione del livello di confort interno sono stati individuati nelle normative in vigore in termini di sostenibilità ambientale e risparmio energetico e in termini di comportamento acustico passivo degli edifici. Gli aspetti bioclimatici e il linguaggio dell'architettura sostenibile hanno, quindi, condizionato le differenti scale dell'intervento, nel rispetto della garanzia delle condizioni di confort interno: il lotto, l'architettura, i materiali e la componente impiantistico-tecnologica.
L'energia solare può dare un opportuno contributo al riscaldamento degli edifici, e permettere il contenimento dell'uso di combustibili fossili e la produzione di CO2. La serra è un elemento caratterizzato da una duplice valenza: collettore solare e spazio tampone. I raggi solari che penetrano nelle vetrate si trasformano in calore a contatto con una superficie massiccia: il calore viene trattenuto contrastando le eccessive escursioni termiche. L'intercapedine tra temperatura esterna e temperatura interna garantisce un'ulteriore protezione termica per la facciata esposta a Sud e interviene a favore dell'isolamento acustico. L'apertura permette di annullare l'effetto di collettore solare durante i mesi estivi. L'elemento frangisole, orizzontale fisso, protegge la serra quando non è necessario sfruttare l'energia solare, ma non interferisce con le radiazioni solari quando il raggio di incidenza si abbassa, durante i mesi freddi.
-
RIQUALIFICAZIONE ARCHITETTONICA DI CORSO ALBERTO PIO E PIAZZA GARIBALDI.
Carpi, con i suoi tratti di città di media pianura padana, presenta un nucleo urbano compatto, cresciuto principalmente per direttrici e definito per parti omogenee: dalla "città del Principe" a quella sviluppatasi nel primo dopoguerra, essa non ha perso la propria forma urbis, in particolare nel centro storico e nelle sue tre principali strade di accesso. La riqualificazione è stata attuata, partendo dalla direttrice più significativa, della "T" - detta via Maestra - che conduce all'antica Porta Modena fino a piazza Martiri. Prima dell'intervento i luoghi versavano in uno stato di degrado, inoltre la continua manutenzione degli impianti interrati causava disagi e dissesti. La scelta prioritaria è stata quella di pedonalizzare l'intero corso e la piazza, per incrementare i rapporti di vicinato, le relazioni di percorrenza ed il circuito commerciale; il traffico veicolare è stato mantenuto solo per i residenti, per il carico e scarico e quelli autorizzati.
Il progetto si pone in termini di salvaguardia tutela e valorizzazione delle preesistenze. L'intervento ha consentito un migliore comfort abitativo di uno spazio già sedimentato nella memoria, ma da sempre rimasto senza una strutturazione propria. Gli obbiettivi guida riguardano il recupero dell'identità urbana, l'incremento degli spazi pubblici e la durabilità delle opere, secondo tre parametri fondamentali: la qualità estetica dell'opera, la reversibilità degli interventi e la facilità di ispezione/manutenzione.
Il progetto ha previsto l'utilizzo di pavimentazioni lapidee, in particolare della pietra di Luserna, materiale storicamente impiegato nel territorio modenese e in Carpi stessa. Si è preferito utilizzare un unico materiale, per rafforzare a livello percettivo il disegno complessivo, lavorandolo a diverse pezzature e rifinendolo in varie modalità , per ottenere vibrazioni di luce sulle superfici e esaltare le variazioni cromatiche naturali della pietra. Sono stati posati per la pavimentazione stradale, cubetti in pietra di Luserna, per rievocare per dimensioni e cromatismi - iridescenza delle tonalità del grigio -, l'antica tipologia di pavimentazione in ciottoli. Si realizza così una continuità visiva con piazza Martiri, che è pavimentata totalmente in cubetti tranciati di porfido. Al termine di ogni edificio, sono state poste fasce-tarsie in pietra d'Istria Orsera, che ritmano il percorso, generando una sorta di ideale pentagramma; tali fasce recano iscrizioni informative relative ai principali palazzi. Al bordo del marciapiede sul lato est sono poste panche in blocchi di Pietra d'Istria Orsera e vasche-fioriere in cor-ten ed è stata predisposta una rete di adacquamento. La qualità di tutta l'opera è inoltre sottolineata dal preziosismo dell'arredo e dei lampioni in particolare, scelti e posizionati per scandire un'armonia spaziale tra il piano stradale ed i fabbricati. L'illuminazione è la veste impalpabile che impreziosisce l'intervento di riqualificazione dello spazio urbano: la scelta del tipo di illuminamento e le caratteristiche dell'impianto definiscono nel contempo il piacere visivo, la vivibilità dell'ambiente e la leggibilità degli spazi, evidenziando l'unitarietà e la modularità dell'intervento di arredo.
-
NUOVA BIBLIOTECA MULTIMEDIALE "ARISTIDE LORIA". L'Amministrazione comunale ha attuato un importante restauro di un edificio industriale del primo '900 per ubicarvi una nuova Biblioteca Multimediale che prevede l'accorpamento della Biblioteca Comunale con i servizi di Fonoteca, Mediateca e Videoteca, ubicati in differenti sedi.
L'intervento sull'Ex-Manifattura "Aristide Loria" (1903) si è integrato con le opere di sistemazione delle aree e vie circostanti l'edificio. Il recupero di questa importante parte del Centro Storico dà ancora più rilevanza alla nuova biblioteca, proiettandola in spazi aperti "vitali" della città: Piazza Martiri, fulcro e cuore di Carpi, e Piazzale Re Astolfo.
I vari interventi stratificati nel tempo avevano mutato l'aspetto esterno del fabbricato e la percezione degli ampi spazi interni originari dell'Opificio.
La struttura portante è in muratura, i solai a voltini con travetti in acciaio e volterrane, la copertura con orditura lignea e il manto in tegole marsigliesi; il paramento murario esterno è in mattoni a vista.
La trasformazione di una fabbrica del primo '900 in una Biblioteca ha consentito di riportare gli spazi interni alla originaria conformazione, necessitando ambedue le strutture di grandi locali pieni di luce: sono stati pertanto recuperati i grandi saloni originari incentrati sugli atri passanti presenti ai tre piani. Il fabbricato è stato consolidato in base alle ultime normative in materia di rischio sismico. Un aspetto importante del progetto è costituito dall'impiantistica: le soluzioni adottate quali il riscaldamento e raffrescamento con pannelli sottopavimento, la climatizzazione canalizzata, gli impianti elettrici e speciali con sistema bus e le linee dati a fibra ottica e con sistema wirless (tutti alloggiati in controsoffitti, contropareti o vani tecnici) e la gestione del prestito e dell'inventario tramite sistema RFID, garantiscono la massima funzionalità della Biblioteca multimediale.
L'Amministrazione Comunale, approvandone il progetto preliminare, sanciva la propria volontà di realizzare, all'interno dell'Ex-Opificio "Aristide Loria", divenuto nel tempo scuola media "Ciro Menotti", una nuova e importante struttura di carattere culturale, che nei suoi oltre 2000 mq di superficie accogliesse al proprio interno le attività fino ad allora svolte dalla Biblioteca Comunale e dalla fonoteca, mediateca e videoteca, applicando nuovi concetti in materia biblioteconomica e gestionale.
Al piano terra, la zona di accoglienza e di maggiore afflusso di pubblico è concepita per orientare i visitatori, fungendo da fulcro di tutte le sezioni presenti ai vari piani. Tutto il materiale è collocato su espositori ad accesso libero. E' possibile l'ascolto di musica e la visione di film in 15 postazioni multimediali.
Al primo piano lo spazio è destinato al patrimonio librario e multimediale delle varie materie, mentre al secondo piano sono collocati gli armadi lignei originari dei fondi antichi, una sala didattica multimediale e due sale espositive.
In questi due piani sono collocati 225 posti per lo studio, la ricerca e la lettura con tavoli per quattro persone dotati di postazioni multimediali.
Al secondo piano, a cui si accede con una nuova scala in ferro dotata di ascensore, sono collocati i 165 mq di uffici che ospitano la direzione della biblioteca.
La vecchia palestra della scuola media, un corpo di fabbrica più basso e di recente costruzione, è stata trasformata in auditorium e può ospitare circa 130 persone.
In sintesi, l'obiettivo dell'intervento è stato quello di creare uno spazio aperto visivamente stimolante e interlocutorio al visitatore, in ogni sua parte vivibile, percorribile senza ostacoli in tutti gli ambienti, in cui l'utente/visitatore diviene presenza auto-guidata di attore incuriosito e partecipe.
Anche per questo motivo si è dato risalto ai collegamenti verticali che si integrano con l'atrio d'ingresso al piano terra e con quelli ai livelli superiori e rendendo visibili tutte le attività che si svolgono all'interno dell'edifico.
La necessità di capienza libraria accessibile di circa 70.000 volumi è stata risolta disponendo il patrimonio a scaffale aperto. Il bisogno di depositi librari per l'archiviazione di circa 45.000 volumi, ha portato alla realizzazione di un interrato di 280 metri quadrati, posto sotto l'auditorium.
-
SISTEMAZIONE SAGRATO DELLA CHIESA DI S. ANTONIO E RELIZZAZIONE DI NUOVA FONTANA. La nuova fontana nella Villa comunale assume un ruolo sostanzialmente diverso da quella preesistente in quanto con le sue dimensioni e la sua forma asimmetrica, aperta verso il viale e chiusa dalla parete semicircolare verso l'edificio, vuole concludere visivamente il viale amplificando la distinzione funzionale e spirituale tra i due luoghi: il viale dedicato al passeggio ed il sagrato della Chiesa.
La fontana non vuole essere solo un ornamento con tradizionali giochi d'acqua ma un elemento figurativo che stabilisca un simbolico rapporto tra il nuovo Centro cittadino, dove è collocata, ed il paese antico, che ha invece progressivamente ed inesorabilmente perso quel ruolo.
E'in questo senso, una rappresentazione paradigmatica del nostro passato con l'utilizzazione di materiali, forme e simboli della tradizione edilizia locale quali l'acciottolato, la roccia arenaria ed il basolato in pietra.
La lacerazione improvvisa della pavimentazione del viale che, come metafora dello scavo archeologico, fa scoprire ed affiorare attraverso l'acqua questi elementi antichi dagli strati sovrapposti nel corso dei secoli vuole turbare la tradizionale ed abitudinaria passeggiata lungo il viale della Villa e sottolineare "traumaticamente" la necessità, l'importanza e l'imprevedibilità di questo rapporto con la memoria.
La forma della vasca anteriore è quella della pianta del paese di Bovino con il taglio irregolare che rappresenta il perimetro.
Le basole sul fondo sono pietre antiche di notevole spessore recuperate da abitazioni del centro storico di Bovino. Esse sono state posate con diversa inclinazione e livello per meglio identificare le varie zone del paese.
Al centro, dove si raccoglie l'acqua dei getti e della cavea, il parallelepipedo in pietra emergente dalla roccia informe rappresenta il Convento e la Chiesa di Sant'Antonio. Questo è l'unico elemento della pianta del paese che emerge dall'acqua: identifica il luogo dove la fontana è collocata e costituisce il termine della nostra passeggiata iniziata dal centro storico. Evidenziarlo vuole rievocare il significato, prima solo religioso e poi sostanzialmente mutato, del percorso che anticamente facevano i bovinesi per raggiungere questa Chiesa fuori le mura.
Le cinque colonnine, ispirate dalla forma dei cippi miliari, rappresentano gli elementi portanti della storia locale e versano l'acqua, simbolicamente intesa come cultura, nella fontana. Esse vogliono rappresentare i cinque rioni storici di Bovino sui quali è nato e si è sviluppato il paese.
La cavea centrale in acciottolato è l'icona del centro storico, rappresentata come un frammento di esso trasportato in questo luogo. Questo monolito sezionato mostra in superficie la tipica pavimentazione in ciottoli di fiume e sotto di essa le rocce arenarie tipiche del paese, le rocce dalle quali sono stati ricavati i blocchi per edificare gli edifici antichi di Bovino. Nelle parti laterali della cavea sono visibili infatti parti di questa roccia informe che emblematicamente si trasformano in blocchi squadrati: le pietre ed i cantonali delle antiche costruzioni.
La forma della roccia nella parte anteriore della cavea è stata ottenuta scolpendo e sagomando direttamente sul posto i massi informi di pietra arenaria reperiti nei dintorni del paese.
La cavea in acciottolato è geometricamente la superficie interna di un semicono rovesciato ed è enfatizzata da strisce in pietra secondo meridiani e paralleli ai cui incroci sono collocati i getti verso l'alto.
Le tre distanze concentriche tra le strisce circolari (a-b-c) non sono uguali ma sono state ottenute da una "proporzione armonica", così denominata per l'analogia con i rapporti proporzionali e gli intervalli tra le note musicali (diapason, diapente, diatessaron...). In questo caso la larghezza della fascia centrale costituisce il medio armonico tra i due estremi.
Il piazzale della Chiesa è stato ottenuto dilatando gradatamente il viale centrale intorno alla fontana con la ripetizione dei corridoi laterali formando la visione prospettica di una gradinata che in realtà non esiste e che diventa sempre più ampia man mano che si avvicina all'edificio contribuendo a dargli un maggiore rilievo architettonico, già esaltato dal contrasto con il rosso della pavimentazione in sestini di cotto.
Il disegno in pietra della pavimentazione obbedisce anch'esso a rapporti proporzionali con il viale esistente, la fontana e la Chiesa.
L'intera composizione delle pietre, dal punto d\'inizio della nuova pavimentazione alla fine della gradinata virtuale, è inscrivibile in un rettangolo (A-B-C-D) in cui il lato maggiore è in rapporto aureo con quello minore, cioè CD = 1,618 BD.
La larghezza del tratto di piazzale centrale dietro la fontana è ottenuta dall'incrocio di due quadrati ribaltando i lati minori del rettangolo aureo sul lato AB, per cui EB = BD e AF = AC.
I due estremi del lato maggiore 2-3 del rettangolo che racchiude la fontana, di lunghezza pari al viale centrale, congiunti con il centro della porta principale della Chiesa di Sant'Antonio formano con esso un triangolo equilatero (1-2-3).
-
CENTRO PARCO "LA RIZZA". L'intervento si colloca nelle immediate adiacenze del Comune di Bentivoglio in un'area ex-agricola ed oggi valorizzata come area di particolare interesse naturalistico per la presenza di alcune zone umide e di una ricca avi-fauna. L'area che oggi risulta inserita tra le aree di tutela del WWF dell'Emilia-Romagna è anche caratterizzata da diversi manufatti in disuso, dei quali l'amministrazione comunale promuove la riqualificazione. Tra questi manufatti va segnalata l'ex-stalla fienile "La Rizza" che è stata interamente recuperata con criteri di sostenibilità edilizia e risparmio energetico e destinata a centro accoglienza visitatori e di ristoro. La fruizione del centro visite "La Rizza" è rivolta innanzi tutto agli abitanti del Comune che possono più facilmente accedere a questa parte meno conosciuta e meno dotata di infrastrutture del loro territorio e più in generale agli abitanti della Provincia e della Regione, considerato il particolare valore ambientale e storico-architettonico di questa zona della bassa pianura bolognese, attraversata tra l'altro dal Canale Navile antico manufatto di ingegneria idraulica, dotato di chiuse per la navigazione. L'intento del Comune di Bentivoglio con il progetto del "Centro Parco La Rizza", che nasce nell'ambito di un processo partecipato intitolato "Un cuore verde della Pianura", è stato quello di creare un primo importante elemento di connessione del sistema urbano consolidato con le zone limitrofe di forte interesse naturalistico e di realizzare un modello di recupero del patrimonio edilizio storico in disuso presente in tali zone destinandolo a vocazione pubblica e di servizio pur mantenendone le caratteristiche architettoniche originarie. Inoltre il "Centro Parco" essendo dotato di un'aula, di una sala mostra-convegni e di un punto informativo con biblioteca, consente lo svolgimento di un'attività didattica rivolta in particolare alle scuole della Provincia e quindi la valorizzazione di questa porzione di territorio anche dal punto di vista socio-educativo. Ai locali di uso didattico-informativo sono poi stati affiancati dei locali ad uso più ricettivo-ricreativo (sala ristoro-bar) per consentire agli utenti dell'oasi, agli abitanti del Comune, alle scolaresche, di fruire sia degli aspetti storici-culturali- naturalistici dell'area sia degli aspetti più ricreativi e socializzanti anche considerato che il ristoro prevede la riproposizione di prodotti tipici della zona con riferimento alla cultura materiale della civiltà contadina.
Il recupero ha previsto la demolizione selettiva di tutte le parti in condizioni di collabenza ed il recupero dei materiali ancora riutilizzabili (mattoni, coppi elementi in metallo, ecc). La strutture portanti verticali sono state ripristinate in parte con il reimpiego dei mattoni originali (lati sud-ovest), in parte con nuovi laterizi provenienti da cave di argilla pura della zona. La copertura lignea di tipo ventilato è stata interamente ripristinata con l'utilizzo di legno di abete massello di origine nazionale posizionato interamente a secco. Sono stati utilizzati isolanti, materiali di finitura e trattamenti di tipo naturale. E' stato realizzato un vespaio aerato controterra, si è notevolmente migliorato l'isolamento dell'involucro edilizio, si sono utilizzate tecnologie innovative per il riscaldamento-raffrescamento, l'alimentazione elettrica, il risparmio idrico con l'obiettivo di fare funzionare l'edificio a energia zero.
-
CASE A SCHIERA A PRAMAGGIORE. Intervento minimo e limitatamente invasivo, in lotto di forma rettangolare, che nella sua riproposizione tende a qualificare o riqualificare una vasta zona.
Case doppie come unità riconoscibile costituita da due volumi individuali di due piani ciascuna congiunti nel mezzo dalle distribuzioni verticali. Sono volumi stereometrici conclusi con tetto a falde (che richiamano allusivamente alcune opere di Aldo Rossi), di forma elementare, ripetuti specularmente rispetto al suddetto elemento distributivo.
Il lotto si affaccia su una strada carrabile ed é accessibile mediante un vialetto posto centralmente rispetto a due blocchi di case doppie, che conduce all'area riservata al parcheggio e all'ingresso garage, sul retro delle unità abitative.
I percorsi pedonali circondano gli edifici permettendone l'accesso da tutti i fronti. Sul fronte principale tali percorsi divengono logge pavimentate.
Il piano terra risulta rialzato di circa 50 cm (tre gradini) rispetto allo 0 posto all'altezza del marciapiede esterno e si costituisce di 4 garage nel retro e due alloggi con ingresso indipendente, separati da un giardino comune ma uniti dal portico antistante l'accesso pedonale ai garage sul fronte principale.
Al piano primo invece l'accesso è comune, attraverso una scala che in quota si snoda in un ballatoio che conduce agli ingressi dei due alloggi superiori.
I materiali impiegati recuperano la tradizione rurale veneta; Gli edifici presentano un rivestimento in parte in laterizio faccia a vista e in parte intonacato, capriate lignee a vista (sul fronte strada) e copertura in coppi di laterizio. Le logge e il ballatoio al piano primo presentano parapetti costituiti da elementi metallici modulari.
-
CASA S/B. L'edificio è inserito in un quartiere residenziale alla periferia di Lubjana tra case unifamiliari degli anni '70, per lo più abusive. Il lotto, che sul lato nord fronteggia un bosco, è al margine del tessuto. La valenza paesaggista entra nel progetto cercando una mediazione interpretativa dell'entropia morfologica circostante. La tipologia, che si innesta in un lotto di forma rettangolare, è quella della casa con il cortile, costituita da due ali che racchiudono un giardino.
Il progetto si sviluppa per rapporti di separazione degli ambienti rafforzata dai differenti livelli di quota.
L'apertura del soggiorno contrasta con la chiusura e la compartimentazione della zona notte. Mentre la zona giorno si colloca al primo piano, la zona notte è situata al pianterreno.
Il contrasto si rafforza anche tra il fronte strada abbastanza chiuso (un nastro permette alla luce di entrare dall'alto) e le grandi aperture sulla corte interna. Al pianterreno, sotto la zona giorno sopraelevata, si collocano sia l'ingresso che il posto auto.
-
CASA MARTIN. Collocato in zona agricola sui bordi del fiume Livenza, l'edificio si inserisce in un contesto territoriale compromesso dal decentramento produttivo irrispettoso delle identità rurali.
Giocato su un unico lato del lotto la dimensione longitudinale dei circa 50 metri di muro perimetrale in pietra configura la principale caratteristica formale dell'edificio, e ne vincola anche gli aspetti distributivi.
La volumetria, realizzata nel rispetto dei cogenti vicoli morfotipologici del paesaggio rurale, è scandita del ritmo dei vuoti e dei pieni in diretto rapporto con l'effetto di muro-facciata, non solo separatore sordo dell'identità abitativa ma anch'esso forato e scandito dal segno della grande canna fumaria. Pietra locale ed intonaco tinteggiato si intersecano con altri materiali della tradizione (legno e marmo bianco).
-
INTERVENTO DI RECUPERO URBANISTICO E ARCHITETTONICO DELL'AREA DEL "CASTELLO DELLA MOTHA".
Dall'anno duemila l'Amministrazione Comunale di Motta di Livenza ha iniziato una serie di interventi in un'area circoscritta del centro storico tesi a ridare lettura e conoscenza ad alcuni edifici che rappresentano parte tangibile della storia della città. Il restauro dell'edificio "La Castella", delle ex-prigioni e il recupero di Piazza Castello seppur interventi distinti per tipologia e cronologia, rientrano in un unico ambito urbano, importante per Motha di Livenza, perchè corrispondente al primo insediamento della città nell'area detta del "castello della Motha". Si realizza così lo sviluppo di un "polo museale e culturale" dove gli edifici stessi sono i principali elementi ostensivi.
L'atteggiamento progettuale nonostante la diversità dei temi, ora rivolto ad un restauro conservativo ora innovativo, non ultimo nel reinterpretare la storia e ridisegnare la città, è stato caratterizzato dalla ricerca di coerenza nelle scelte formali attraverso un linguaggio architettonico omologo per ciascun intervento.
I diversi incarichi, ottenuti dall'Amministrazione Comunale di Motta di Livenza, seppur distinti per tipologia e cronologia, rientrano in un unico ambito urbano, importante per la città , perchè corrispondente al primo insediamento urbano nell'area detta del "castello della Motha".
La Castella: l'intervento di restauro si propone di organizzare degli ambiti per esposizioni temporanee e per il Museo Civico, salvaguardando i caratteri originari dell'edificio che vengono conservati interamente senza intromissioni, permettendo così di destinare l'edificio a "museo di sè stesso";
Ex-Prigioni: il progetto di recupero si propone di conservare la tipologia della costruzione esistente e realizzare un nuovo sistema distributivo coerente con la necessità di un percorso (espositivo) unitario che permetta di rileggere l'edificio nel suo sviluppo storico e cronologico. La ricomposizione formale della parte terminale del manufatto ha permesso di contenere al suo interno la scala di accesso al piano primo con un volume completamente dissociato dall'insieme storico che lo circonda, lasciando leggibili tutti i segni della preesistenza;
Piazza Castello: l'area riveste un particolare interesse storico, per questo è stata oggetto di una campagna di scavo archeologico a cura della Soprintendenza Archeologica del Veneto. Non solo il ritrovamento archeologico è stato referente tipologico della nuova piazza, ma tutti gli elementi storici e urbanistici visibili. Il progetto per il nuovo lastricato della Piazza Castello assume come vincolo "strutturante" per la forma e la disposizione degli elementi disegnati, l'esito dello scavo archeologico. Tale aspetto diventa il vincolo per lo sviluppo di un progetto architettonico trasportando in superficie pochi ma significativi elementi, geometrie o immagini per farli divenire matrice espressiva del nuovo.
La matrice geometrica si sovrappone al muro di cinta del campazzo, e la Piazza viene ridisegnata dall'iterazione di questo segno che trova corrispondenza nei tracciati murari presenti nel sottosuolo e corrispondenti al primo insediamento (profondità di circa 1,30 ml, possibile area del castello!). Per i ritrovamenti più¹ recenti (profondità di circa 40 cm. forse il Palazzo presente nelle mappe napoleoniche) si ritaglia una piccola "finestra" nel lastricato per mettere in luce e poter osservare dal vero quanto verrà descritto in un pannello informativo realizzato a margine della Piazza.
-
CASA A MAIORCA. È una casa isolata nella baia di Alcudia a nord di Maiorca. L'edifi cio, su un lotto di forma regolare con un leggero dislivello altimetrico, si presenta come un pesante doppio volume prismatico che si affaccia sulla riva del mare in un contesto paesaggisticamente privilegiato.
Il grande volume bianco (nord-sud) si incastra perpendicolarmente nel leggero volume azzurro (est-ovest). L'aggregazione volumetrica, astratta e neoplastica, possiede non solo una grande variazione dimensionale ma anche una scansione altimetrica, che imprime a tutto l'edificio un effetto dinamico, accentuato anche da altri volumi a sbalzo.
Inoltre portici, rampe, giunti spigolosi ed effetti a traforo contribuiscono ad accentuare la grana della massa. L'edificio residenziale si distribuisce su due livelli principali con al piano inferiore la zona giorno e a quella superiore la zona notte (esposta con le camere ad est). Il sistema dei percorsi è anch'esso gerarchizzato su due assi: quello longitudinale (di distribuzione dei vani) e quello trasversale (di collegamento verticale). L'articolazione volumetrica segue un rapporto morfologico di forma-funzione, mettendo in risalto la disponibilità di spazio (nel prisma bianco degli ambienti e dei locali) in rapporto alla sintesi distributiva (nel prisma azzurro dei servizi e dei percorsi di collegamento).
-
EDIFICIO POLIFUNZIONALE IN PIAZZA DEL MERCATO A MARGHERA (VE). L'Edificio si affaccia sulla piazza centrale di Marghera-Città Giardino costruita durante gli anni Venti come zona residenziale della nuova zona industriale di Venezia. Sull'asse longitudinale è stato aggiunto il nuovo edificio, che, al piano terra, ospita il mercato giornaliero e, ai piani superiori, la Biblioteca e la Ludoteca. Dall'esterno, si presenta con solide facciate in mattoni faccia a vista, con l'eccezione di ampie finestre che si aprono verso la piazza sotto un'alta pensilina che vuole sottolineare l'identità pubblica dell'edificio. All'interno, la struttura in cemento armato dei grandi lucernari caratterizza lo spazio a doppia altezza della sala di lettura della biblioteca, differenziandolo dalle zone laterali ribassate, da utilizzarsi per la consultazione e lo studio individuale. Nella biblioteca, la sala di lettura può diventare sala conferenze e sala di proiezione, l'atrio si può trasformare in sala espositiva. La Ludoteca si arretra dalla facciata sud e gode della luce zenitale dei lucernari, in uno spazio-teatrino che all'occorrenza può essere diviso in laboratorio e atrio.
-
CENTRO CIVICO E CULTURALE "LA CORTE". Il progetto del nuovo Centro Civico e Culturale (con Christian Gasparini - capogruppo, primo premio in concorso di progettazione d'idee nel 2001) prevede la ristrutturazione e il recupero di un complesso rurale posto al centro della città di Traversetolo, formato da uno spazio edificato intorno allo spazio aperto e centrale della corte, futuro luogo "urbano" e nodo distributore del Centro.
Il primo lotto ad oggi completato ospita la nuova sala consigliare, la nuova biblioteca e un centro aggregativo per giovani; il secondo lotto in corso di realizzazione - accoglierà il museo Brozzi, sale per esposizioni temporanee, spazi di riunione per le associazioni cittadine, la sala Borsino.
Obiettivo primario dell'intervento è l'apertura del nuovo Centro Civico alla città, attraverso la rivalorizzazione degli spazi aperti e la formazione di nuove connessioni urbane.
Lo spazio della corte, collegato alle circostanti aree pubbliche, viene ad assumere il ruolo di "giardino urbano", luogo di passaggio e di sosta, contenitore di manifestazioni collettive.
Per quanto riguarda il restauro vero e proprio, si conferma un atteggiamento progettuale che intende essere, principalmente, quello di un rigoroso mantenimento della tipologia tipica della struttura, riducendo al minimo le necessarie opere di adattamento funzionale ed inserimento delle attrezzature tecnologiche indispensabili ai futuri utilizzi.
-
CASA A CASCAIS. L'involucro viene "oggettivato" e l'effetto "casa", nella semplificazione morfologica del volume scandito dalle esigenze di orientamento e di esposizione, trova una propria dinamicità nella giacitura a sbalzo rapportata al disegno dell'area di pertinenza.
I rapporti distributivi e volumetrici coesistono all'interno del parallelepipedo che
smussa gli spigoli per accentuare il rapporto con lo spazio circostante.
-
CASA IN COLLINA. La casa sorge nella zona collinare della provincia di Como, in un'area circondata da boschi in prossimità di un antico borgo rurale costituito da cascinali.
L'ampio lotto era invaso dalla vegetazione spontanea (una selva intricata di rovi e alberi quasi soffocati, dai quali riusciva appena a filtrare la luce del sole) e privo di tracce insediative significative: poche macerie di una costruzione ormai viva solamente nella memoria di qualche abitante del luogo. Dopo un attento studio morfologico del terreno e un attento rilievo delle essenze arboree esistenti, si è passati alla fase progettuale.
L'idea fondante è stata quella di realizzare un manufatto che per insediarsi doveva riacquistare il controllo del paesaggio. La costruzione doveva quindi appoggiarsi sul terreno e potersi districare tra un albero e l'altro, senza riporti di terra ma limitandosi a "togliere" il minimo indispensabile. Un basamento in pietra costituisce il piano seminterrato, destinato ai locali tecnici, ed è aperto sul lato nord tracciano un segno deciso proprio dove il terreno avanza con naturale declivio.
Su questo basamento si sono eretti due volumi: un piccolo ambiente di soggiorno in legno e acciaio con ampie vetrate (sorta di padiglione dal quale è possibile osservare in qualsiasi direzione, come in un capanno di cacciatori) circondato da un ampio deck in doghe di legno di iroko per camminare intorno all'abitazione senza calpestare il verde; una piccola essenziale zona notte solidamente appoggiata sul terreno e racchiusa tra muri di pietra. La composizione ortogonale dei due volumi genera un angolo di verde "artificiale", ricavato dalla copertura del piano seminterrato, riparato e allo steso tempo dominante, dal quale è possibile godere dell'intera area del giardino. Particolare attenzione è stata riservata al microclima interno, per rendere la casa fresca d'estate e calda d'inverno, senza ricorrere ad impianti particolari ma utilizzando materiali quali la pietra, il legno per i tamponamenti verticali, il rame a lastre sovrapposte per la copertura e costruendo vere e proprie pareti ventilate, ideali per isolare dall'umidità e dal caldo. L'uso dei materiali e il disegno delle parti esterne tende ad una moderna ripresa della costruzione tradizionale, integrando soluzioni quali l'uso della pietra, posata a "semisecco", e del legno con l'impiego dell'acciaio e del vetro. Negli interni, i pavimenti sono in cotto, i rivestimenti dei bagni in pietra di Carniglia, le porte, i soffitti sono in legno di betulla, i serramenti sono a taglio termico.
-
CASA TUREGANO. Il lotto, stretto e allungato, si colloca su un tessuto residenziale denso della cittadina di Pozuelo. Il dislivello sul quale è sito viene sfruttato dal progettista che colloca l'ingresso (accompagnato da un piccolo cortile) al livello superiore e si riserva l'ampio spazio al livello inferiore per il cortile di pertinenza all'alloggio. Quest'ultimo si isola dal contesto grazie ad un muretto di cinta e a una fitta vegetazione.
La semplificazione volumetrica, che tende ad un minimalismo esasperato, sottende invece un articolato progetto del dettaglio distributivo. Se si relaziona il prospetto con la sezione interna su lungo percorso di collegamento, si trovano lucernai, ballatoio, effetti di sfondamento, pronti a tentare di riportare all'interno della parte comune lo schema combinatorio che appare all'esterno.
-
CASA BARBIN. La casa, che si sviluppa a sud del lotto di terreno, è articolata su due livelli a quote differenti: la piscina ed i servizi in quella inferiore e la casa con core ad U in quella superiore. Le ali laterali si aprono di 30° verso l'esterno in modo da valorizzare il rapporto prospettico con il paesaggio circostante, caratterizzato da una macchia mediterranea di querce e pini che separano la collina dal mare.
Lo spazio centrale è l?elemento generatore dell'edificio: l'ala centrale (nord) distribuisce gli spazi comuni della zona giorno(ingresso, sala, cucina, garage); l'ala laterale (est) ha un corridoio fitro tra gli spazi interni e il patio che distribuisce una piccola sala e alcuni ambienti notte; l'ala laterale (ovest) con un corridoio serve tre camere da letto e servizi. Le grandi vetrate affacciate sul patio danno luce agli spazi-filtro.
-
CASA A CEREA. L'intervento si colloca lungo il versante est del Monte Zuccone all'imboccatura della Valle Seriana sul bordo del Parco dei Colli di Bergamo, dove la progressione saturante dell'edifi cato urbano si contrappone ormai al vicino bosco.
L'edificio mantiene una forte specifi cità di variazione altimetrica, inserendosi in un contesto paesaggisticamente importante.
Generato sull'idea di due unità abitative (quella inferiore con patio che si rapporta al suolo e segue l'orografi a del fianco collinare contrapposta a quella superiore che tende a staccarsi e a rapportarsi visivamente con l'ambiente) l'edificio sfrutta l'articolazione volumetrica per definire un percorso distributivo centrale. La casa superiore è realizzata da un telaio di travi parete che collaborano con i solai per formare una struttura tridimensionale appoggiata sul setto portante e sul tirante posteriore in acciaio.
-
HOUSING IN ALMERE. L'articolazione volumetrica prismatica diventa una tripartizione orientata e sagomata su tre livelli planimetrici sovrapposti ma perpendicolarmente incastrati (come nel gioco del Tetris).
Il blocco di collegamento verticale fa da perno di connessione e di giuntura centrale dell'impianto distributivo.
Le variazioni morfologiche che si esprimono nel rapporto vuoto-pieno (parete e parete vetrata), nel rapporto aderente-a sbalzo, trovano nella soluzione di caratterizzazione cromatica delle finiture esterne una motivazione di risalto e di accentuazione della soluzione compositiva.
-
CASA DE VIDRO. È il primo edificio residenziale realizzato all'interno di una Selva Brasiliana ("Jardim Morumbi"), una riserva ricca di rari esemplari di flora e fauna. La casa appare come aggrappata al fianco della collina con una parte a sbalzo affacciata sulla valle sottostante tramite il sostegno di un reticolo di pilotis.
L'accesso alla residenza avviene con una scala che parte dal livello di appoggio dei pilastri e conduce al piano superiore.
Il rapporto tra pieni e vuoti disegna lo schema planimetrico ed altimetrico dell'edificio. Un corpo preesistente (antica fazenda) è la parte piena e pesante dell'edificio, contrapposta alla morfologia vuota e leggera a sbalzo.
Il progetto compositivo delle aperture segue la medesima regola: aperture piccole nel primo blocco inferiore e a tutta parete nel secondo blocco superiore con le corti interne che aumentano le relazioni spaziali.
-
CASA A PREGASSONA. La casa è realizzata ai margini di una recente lottizzazione sviluppata attorno ad un centro
storico. Il tessuto di periferia accetta l?edificazione episodica e frammentaria e la scelta
di Botta di creare una forma a cilindro chiuso risponde al desiderio di sottrarsi parzialmente al
confronto con il contesto: rimangono gli scorci, le fenditure, le partizioni del paramento murario, i tagli
d'accesso a costituire irruzioni nel sistema percettivo urbano.
La casa, organizzata su quattro livelli, possiede uno spazio centrale a doppia altezza che motiva una relazione introspettiva tra i due piani distributivi principali.
Se le pareti circolari consentono di non trovare mai un prospetto capace di rapportarsi con un fronte urbano
esistente, la pianta circolare esalta il sistema distributivo. L'edificio è realizzato in doppia muratura di mattoni di cemento a vista (12 cm esterni più 8 cm di isolante e 15 cm di muratura interna portante).
-
CASA ROTONDA. La casa sorge, come una massa che si incunea lungo i due assi di contatto terrestre, su un fi anco ripido della collina di Daro.
Diversa è la relazione morfologica e spaziale che si viene a proporre sulle facciate rivolte verso la piana di Bellinzona: sembra di vedere una "torre-osservatorio" aperta e disponibile alla visione e all'introspezione.
Il grande lucernaio reticolato che chiude e copre l'edificio contribuisce ad accrescere il fattore di monumentalità della facciata (come un timpano svuotato che si appoggia su un frontone libero); questo dispositivo svolge anche la funzione di copertura trasparente degli spazi aperti scavati nel volume a diversi livelli, relazionati alla planimetria della zona biblioteca e della sottostante zona giorno.
-
CASA VECCHIETTI. Nella prima periferia di Pordenone, tra villini del secondo dopoguerra e brani di campagna urbanizzata, sorge in un lotto rettangolare una unità residenziale a forma di parallelepipedo allungato, articolata su tre livelli, conformemente alternativa al modello frammentato diffuso nel contesto circostante, per il valore morfologico dato al disegno di impianto (semplifi cazione volumetrica e cemento a vista) e alla scelta di creare soluzioni di tetto verde che fondono casa e giardino.
Autorimessa e servizi sono al piano inferiore, aperto su una corte ribassata.
Soggiorno e cucina sono al piano terra e le camere al piano rialzato. Il sistema di scale e corridoi segue la dinamica longitudinale dell'impianto. Gli elementi di cemento faccia a vista e le ampie aperture sul giardino (con vetri specchiati) conferiscono l'immagine di una logica progettuale che trova un proprio ruolo autonomo nel paesaggio urbano circostante.
-
INSULA ABITATIVA. Una strutturazione compatta che definisce un originale complesso residenziale. Gerarchicamente organizzato, le scelte del muro-recinto amplificano il grado di estraneità dal contesto cercando di proporre una soluzione "ad insula" rivolta tutta all'interno.
L'impianto su base quadrangolare, attraverso una regolazione simmetrica dello sviluppo planimetrico e una scelta cromatica e materica del rivestimento, risulta fortemente caratterizzato e cerca di trovare delle interessanti soluzioni di annullamento o di mimetismo morfotipologico delle aperture e degli accessi.
-
CASA A MARCIANA MARINA. Ancora una volta un edificio posto in un contesto ambientale di rilievo con una soluzione terrazzata sul fianco di una collina: tra muri in pietra e macchia mediterranea si viene a creare una semplice ma efficace soluzione abitativa, adattata ad una preesistenza degli anni Sessanta.
Il modello rappresentativo cerca di mettere in risalto la specificità dei dispositivi di chiusura (finestrature, lucernai) e di oscuramento esterno (frangisole), correlati anche ad uno sforzo bioclimatico di ridurre gli effetti di un forte soleggiamento e di regolare la circolazione naturale dell'aria.
-
CASA FARINA. La casa unifamiliare è collocata fuori dal centro storico di Buonalbergo in una zona prevalentemente residenziale.
Il lotto rettangolare, leggermente modellato altimetricamente, permette di impostare un impianto a corte aperta.
Il modello che ne scaturisce propone una doppia valenza: quella urbana (compatta) verso la strada, contrapposta a quella più rurale (articolata) rivolta verso la campagna.
La volumetria complessiva appare come un cubo morfologicamente coerente anche nella scansione per campate e maglie dimensionali generatrici della struttura planimetrica.
Al piano terra si sviluppa la zona giorno mentre al piano superiore la zona notte. Un doppio volume connette ed amplifica il senso di fusione degli ambienti.
-
CASA TAGOMAGO. La casa sorge isolata in un territorio di valore naturale e paesaggistico (boschi di pini marittimi e di cedri) frontalmente all'isola di Tagomago.
L'impianto si sviluppa lungo un asse longitudinale sul quale si vengono ad aggregare volumi e padiglioni che formano flessibili piccole corti a supporto del corpo principale.
La planimetria, correlata ai prospetti e alle sezioni, mostra il modello compositivo delle pareti piene che stringono e rilassano lo spazio abitativo.
La rappresentazione realisticamette in evidenza la semplicità dei materiali (cemento bianco lasciato a vista, pietra e legno) utilizzati nella loro essenzialità.
-
CASA IN COLLINA. Sullo sfondo delle alpi svizzere in una zona prevalentemente residenziale un edificio, che sorge su due livelli in un lotto rettangolare in declivio, diventa l'occasione di ricerca sui temi dello spazio abitativo nel rapporto tra costruzione e territorio.
Il piano inferiore (con un involucro in legno aperto verso il giardino) propone diversi orientamenti tramite anche la flessibile regolazione dei pannelli di chiusura esterna.
Il piano d'accesso accoglie le camere da letto e appare più racchiuso (intonacato di bianco e con gli infissi in legno).
Uno spazio antistante, come una piccola corte, valorizza il percorso d'accesso e di ingresso all'unità abitativa.
-
CASA DI PAOLA. Una soluzione volumetrica apparentemente semplificata sul piano volumetrico in cui alcune leggere segnalazioni (spigolature, aggetti, rientranze) mostrano come l'edificio possa trovare riferimenti e reazioni nel contesto paesaggistico delle montagne e dei boschi che si fronteggiano ad essi.
Il disegno, su una logica distributiva lineare, sfrutta tutte le occasioni per valorizzare e dare significato ad ogni componente: le finestre sono quadri nel muro, la porta d'ingresso un taglio.
-
CASA 3 DONNE. Gli edifici sono in un tessuto isolato e circondato da zone verdi.
Le tre case allineate hanno un impianto quadrato planimetricamente e rettangolare in alzato.
La semplificazione volumetrica accentua la ricercatezza formale delle soluzioni del disegno spaziale dettato e scandito dal modello costruttivo e di rivestimento verticale ed orizzontale e di chiusura esterna.
Ogni edificio è formato da un interrato, un piano terra (soggiorno e cucina) e un primo piano (camera da letto, bagno e studio).
-
PENINSULA HOUSE. Sul mare, nel fianco di una duna di sabbia, la casa si colloca in un terreno collinare nei pressi di Melbourne.
Morfologicamente la casa vuole essere come una scatola di legno (di trenta metri di lunghezza per sette di altezza) che prova ad inseguire l'andamento delle curve di livello.
L'interno è minimale nello spazio giorno, mentre la camera da letto è un ambiente interno a cui si accede da una scala privata secondo i concetti di camera interna dell'architettura residenziale giapponese.
Gli spazi si graduano per dimensione, volume e qualità dell'illuminazione: il soggiorno è molto luminoso, la camera da letto è meno illuminata e la biblioteca lo è scarsamente.
-
CASA CARTER - TUCKER. È una casa che segna il paesaggio e ne determina una relazione emozionale. È un edificio che racconta una modalità abitativa. Lo schema distributivo interno mostra un modello semplice ed efficiente finalizzato a sfruttare coerentemente ogni porzione di spazio. Da un lato appaiono forte il rigore costruttivo e la tecnologia del processo di montaggio e di economia funzionale alle condizioni ambientali del contesto in cui si colloca. Dall'altro il sistema involucro diventa una membrana osmotica che vede, guarda, respira, filtra e protegge.
-
SKYWOOD HOUSE. Sviluppata su un unico piano, in un contesto naturale con prevalenza di vegetazione arborea, la casa è composta da quattro muri fra loro ortogonali.
I muri diventano i grandi separatori/regolatori di quattro zone funzionali (zona giorno, zona notte e due grandi corti: quella d'ingresso e quella interna su cui si affacciano le camere).
Tre dei muri si allungano oltre il volume costruito per tentare di intersecare o di penetrare nel contesto ambientale.
La casa è come un aggregato di parallelepipedi (tutti di altezza di 3 metri), in cui la funzione di chiusura o di apertura (facce trasparenti) differenzia il significato funzionale e compositivo.
La zona giorno, invece, prosegue in altezza di altri 50 centimetri oltre il soffitto con una sopraelevazione della copertura risaltata da piastrini di colore rosso.
-
CASA RUDIN. L'edificio costituisce la rappresentazione immaginativa di un archetipo di casa millenaria.
Contiene elementi di sopraelevazione (la palafitta su piastrini in acciaio), di resistenza e durezza (un corpo di lastre di cemento compatto), di leggerezza (le ali dei solai), di intimità e di affezione (il modello accentuato di copertura che mima un disegno infantile).
Tutto sembra essere e sparire. Nascere e apparire e volare via.
Molto bella è anche l'idea delle scale che si raccolgono e si rapportano tra interno ed esterno.
Escono dalla pancia dell'astronave e vogliono quasi riflettere un desiderio di espansione all'interno del grande triplo volume che svolge funzioni di cassa di risonanza per una illuminazione mediata ed indiretta.
-
Y HOUSE. La casa, in una zona residenziale di espansione progressiva, presenta un forte corpo scatolare in cemento aggettante in parte dalla collina che valorizza il contesto.
L'edificio sembra uno studiato assemblaggio di "pezzi di ricambio" di altre case (forse mal funzionanti): elementi strutturali autonomi montati con precisione e descrizione per far andare tutta la macchina alla perfezione, a livelli diversi, con profili diversi (forme a L e a U), con altezze modificate.
-
CASA MUCHNICK. La casa guarda il mare dalla grande terrazza superiore ed è immersa nel verde. Il desiderio di separazione, di isolamento e di protezione del proprietario (non c'è neppure un accesso carrabile) si delinea dal distacco dal terreno e dall'effetto di blocco unico del piano principale.
Costruttivamente la casa miscela acciaio e calcestruzzo, mentre i rivestimenti in legno cercano di mimetizzare il volume nel contesto e creare una doppia pelle (tutta chiusa o tutta aperta con grande parete vetrata).
-
CASA C. Un progetto volumetricamente articolato che trova una forte motivazione adattiva nell'orografia del terreno.
Le scelte di composizione architettonica delineate dai corpi aggregati seguono un'attenta e controllata motivazione distributiva, percettiva e volta ad individuare un continuo rapporto con il paesaggio.
-
CASA FURNARI GALLO. Il valore e le motivazioni del disegno planimetrico recuperano, in una posizione di crinale, l'idea della fortificazione che impone di racchiudersi per proteggersi ma anche di trovare le vie di fuga per riconoscere e guardare tutto il territorio circostante.
È un edificio fortemente correlato ad una spazialità oltre il lotto di edificazione.
-
MAGNEY HOUSE. Un edificio costruttivamente molto interessante, che mette in gioco esperienze innovative e soluzioni volumetricamente complesse in diretto rapporto con la morfologia delle sezioni strutturali, delle parti e dei componenti tecnologici e delle scelte funzionali del modello abitativo.
Le soluzioni rappresentative cercano di mettere in risalto le variazioni di percezione dello spazio racchiuso in rapporto alle variazioni di condizione di luminosità naturale, che propongono i diversi effetti di trasparenza della tecnologia della estesa e continua chiusura esterna vetrata.
-
CASA GENOVESE. In campagna vicino al porto antico di Aquileia una casa-cubo, bianca, sagomata per distaccarsi nel territorio pianeggiante, diventa l'occasione per studiare il sistema di articolazione volumetrica correlato alla gerarchia distributiva (accesso e sua proiezione con doppio volume) ed al sistema di aperture.
-
VILLA KUNTERBUNT. Nel paesaggio naturale delle montagne austriache una soluzione abitativa apparentemente minimale mette in luce criteri costruttivi e soluzioni tecnologiche coerenti.
Il rapporto vuoto-pieno si innesta nelle esigenze dettate dalla giacitura e dal criterio di orientamento dell'impianto planimetrico trovando un rapporto di forma-funzione con la destinazione di ogni ambiente interno.
I rapporti volumetrici generati da molti aggetti (l'edificio sembra una sovrapposizione non perfettamente coincidente di volumi simili) risolvono invece problemi distributivi ma anche facilitano le soluzioni connesse con il progetto dei sistemi di apertura e di oscuramento.
Il legno costituisce il materiale principale per molte parti componenti.
-
WINDOW HOUSE. L'edificio si affaccia su una scogliera dell'Oceano Pacifico a sud ed è protetto a nord da una zona verdeggiante.
Il disegno del lotto regola il disegno del volume, flessibile e dinamico per lo sfruttamento di sistemi di aperture finestrate mobili.
Queste immense vetrate traducono in maniera molto diretta l'esigenza compositiva di annullamento dell'effetto dentro-fuori, liberato anche dalla semplificazione di arredo e di distribuzione interna.
-
ROOFTECTURE. L'edificio, che miscela l'esigenza di una casa con studio privato, propone un'idea e una immaginazione ricorrenti nella fi gurazione della casa: la casa tetto.
Ovvero la casa che fonde pareti e tetto insieme (la tenta che ritorna ad essere materia).
In questo caso la soluzione volumetrica e tecnologica (fuse insieme) propongono un disegno che mima un oggetto d'uso, d'una sella, di una parte di carrozzeria.
Il prodotto che ne deriva visivamente mostra qualcosa: la rappresentazione di un componente prelevato da un contesto di recupero (e di riuso industriale) con il quale fare i conti.
In realtà il risultato, molto raffinato, traduce l'idea in una casa versatile e completamente abitabile.
Sul fronte nord il rivestimento delle pareti esterne del piano terra è in legno e sorregge visivamente l'ampia superficie vetrata del primo piano.
Sui fronti est e ovest dall?esterno appare la copertura in acciaio zincato, bucata in corrispondenza delle superfi ci vetrate.
Sul fronte sud la superficie vetrata si contrappone al tamponamento in mattoni del piano terra e al rivestimento in legno del piano superiore.
-
CASA VIEIRA DE CASTRO. È una grande casa (550 metri quadri su due piani) che sfrutta l'articolazione planimetrica (angolazioni ottuse e acute) e il tema del rapporto pieno/vuoto per sottolineare il grado di sviluppo verso l'esterno (le ampie terrazze) e il variato dimensionamento delle aperture.
Il primo piano (con due doppi volumi illuminati dall'alto) contiene la zona giorno, atrio, servizi cucina, sala da pranzo, soggiorno.
Il secondo piano distribuisce quattro camere da letto con rispettivi servizi.
-
LEE HOUSE. La casa è collocata su un'altura poco distante dal centro di Tokyo.
Il volume principale del corpo centrale rettangolare (5 per 21 metri in pianta) presenta un cortile interno che svuota al centro presentando posto al primo semilivello che lo divide in due blocchi con piani sfalsati di mezzo piano.
L'ubicazione dell'area all'incrocio di due strade e la sua grandezza confortevole (rispetto alle dimensioni medie delle case giapponesi) hanno permesso la creazione di molti spazi annessi alla casa.
Alti setti murari si intersecano al corpo centrale determinando la corte triangolare, il giardino retrostante, il posto auto coperto che modificano e articolano la morfologia dell'edificio, in partenza molto semplice, e movimentano gli spazi della casa.
Il rapporto efficace tra la complessità degli spazi e la semplicità del rettangolo di base che costituisce la casa viene sviluppato anche nell'apparato strutturale presentando setti pieni alternati a pareti vetrate: osservando l'edificio si può notare il contrasto tra gli alti, possenti muri, l'intensità della luce fornita dalle grandi aperture e la presenza della natura.
-
T-HOUSE. La casa, in una zona fortemente abitata di un quartiere di Tokyo, è costituita da un volume unico, un semplice parallelepipedo, che trova un efficace rapporto volumetrico nella strutturazione degli ambienti interni, che si sviluppano tutti attorno al vuoto della hall centrale illuminata da ampie vetrate da pavimento a soffitto.
La specificità della semplificazione volumetrica ha permesso di creare al primo piano uno spazio unico, che può essere diviso mediante pannelli vetrati, annullando la rigida e poco flessibile ripartizione di ambienti separati.
La struttura portante è in cemento armato, le pareti interne sono intonacate, i pannelli divisori sono in legno o in vetro, i pavimenti sono in quercia giapponese, i soffitti in legno compensato.
-
CASA A FUKAYA. Accostamenti di materiali e scelte tecnologicamente articolate compongono un volume semplice che sfrutta l'immagine della casariuso, in cui le funzioni distributive diventano la parte fondamentale del progetto per ottimizzare e rendere abitabile ogni spazio.
Sviluppato su una variazione volumetrica che riduce il livello superiore attraverso la creazione di un volume di distribuzione centrale, l'edificio presenta, nei sistemi di collegamento e negli aggetti delle aperture, dei tentativi di rapportarsi con l'esterno.
-
CASA MUMELTER. Anche questo è un modello ideale di casa: la casa-involucro che racchiude altre case. Un tema dell'immaginario collettivo che impone di aprire, di chiudere, di spogliare, di ricoprire e, durante tutte queste fasi, di ridefinire i modelli di comportamento e le modalità costruttive.
In un parallelepipedo si inscrive (ma poi ne esce) un'altra casa in legno, che forse al suo interno avrà altre sorgenti intime.
Ogni muro in realtà si scopre essere solo fatto di spigoli e bordi piuttosto spessi: il resto è aria e vetro.
-
CASA TSCHOLL. È una casa unifamiliare costruita in Val Venosta, tra Merano e Passo Resia, che si affaccia sulle montagne di Tarres.
Tutto l'edificio si propone come un'architettura sviluppata con una grande sensibilità rivolta alla sostenibilità e all'efficienza energetica.
Il disegno, volumetricamente raccolto all'interno del modello cubico, permette di far funzionare ogni componente per un utilizzo passivo dell'energia solare (i grandi vetri nell'inverno e il calibrato aggetto del tetto della terrazza nell'estate).
La casa, orientata verso Sud, ha delle pareti laterali prolungate ad integrare una parte di giardino in modo da sviluppare un ambiente abitabile anche all'esterno della casa; mentre il preesistente volume in muratura della cantina è alto due piani e coperto per formare una riparata terrazza.
Il piano di attuazione consentiva di costruire solo entro il perimetro della casa preesistente.
-
CASA ALVANO. Un edificio residenziale in tre livelli compatto su impianto rettangolare posto trasversalmente in un lotto rettangolare anch'esso.
Il modello volumetrico utilizza il segno delle aperture per far trasparire il rapporto forma-funzione definito dal sistema di collegamento verticale e le principali destinazioni interne degli ambienti.
Le rappresentazioni dei percorsi distributivi interni, soprattutto in relazione al sistema delle scale interne, permettono di visualizzare gli effetti di illuminazione naturale e di trasparenza definiti dalle scelte dei materiali di partizione interna.
-
CASA CANONICA E AULA LITURGICA DEDICATA AI SANTI MARTIRI DI ABITENE. Il nuovo complesso parrocchiale, dedicato ai Santi Martiri di Abitene con annessa casa canonica, sorge in un'area angolare a cavallo tra un tessuto edilizio consolidato e una zona adibita ad edilizia economica e popolare. La chiesa, gli spazi per il ministero pastorale e per la casa canonica, mirano a costituire una nuova centralità all'interno del tessuto urbano di questa parte di città. La composizione del complesso parrocchiale è definita da un quadrato di 18 metri di lato, dalla cui divisione-scomposizione in parti, nasce la nuova aula liturgica, in un percorso che dal molteplice conduce all'unità formale: la matrice del quadrato è scandita da una tripartizione modulare, citazione simbolica della trinità. L'aula liturgica austera nella sua forma ad "L" e nelle proporzioni, custodisce al suo interno l'elemento fondante del progetto, la luce, che piove lungo le pareti, disegna lo spazio, lo rende immateriale, liberandolo oltre i confini dell'involucro. L'aula è coperta da una volta a vela in legno lamellare colorato, come metafora della volta celeste. Attraverso il sapiente posizionamento delle aperture al di sopra della volta, si è raggiunta la "dissimulazione" del piano di appoggio muro-volta, dissolto visivamente dalla presenza della luce solare.
-
CASA A FORLI'. L'abitazione è stata realizzata nella periferia forlivese; una architettura moderna dal colore caldo e acceso, teso a dare risalto a un edificio che si pone in evidenza ma che allo stesso tempo mostra il desiderio di instaurare un grande legame con l'ambiente, attraverso la ricerca di un rapporto armonioso con l'esterno. La disposizione degli ambienti ha seguito l'orientamento naturale della luce diurna, elemento di maggiore importanza per via delle vetrate imponenti; un espediente che tenta di aprire l'edificio al giardino, digradante a sua volta verso la zona di verde pubblico posta sul retro.
Sul fronte invece è stato creato un dislivello, che ha sollevato il piano terra a protezione della privacy separando inoltre i piani di accesso pedonale e carrabile, posto sulla strada laterale.
Il garage è un volume indipendente rispetto alla casa, sopra il quale è stato realizzato un innovativo tetto giardino.
La posizione particolare del lotto, ad angolo rispetto alla strada, ha imposto la scelta di sovrapporre le due abitazioni, riservando ad entrambe massima privacy, migliore orientamento e soprattutto un rapporto identico tra ambiente interno ed esterno.
Al piano terra tutti gli ambienti abitativi principali sono stati distribuiti verso la zona verde retrostante: lo stesso andamento si ripete al piano superiore dove però living e cucina sono stati spostati posteriormente. In questo modo si è così, da un lato, reso baricentrico, rispetto al living, il terrazzo con giardino pensile posto a copertura del garage e dall'altro, si è generata in modo naturale un'area porticata al piano terreno, che risulta filtro ideale d'ingresso all'abitazione.
Da qui infatti si entra nell'appartamento posto inferiormente ed anche alla scala elicoidale che conduce alla zona superiore.
La scala elicoidale, filo conduttore e generatore del progetto, sorta di DNA dell'edificio, costituisce idealmente una cerniera che sgrana l'abitazione e si caratterizza per questa forma, solo in pianta, geometrica e regolare, e che poi si ripete negli ambienti di disimpegno e di passaggio, ambienti secondari della casa-tipo, ma che qui sono stati invece valorizzati con forme, materiali e colori che si distinguessero e che li caratterizzassero. Al contrario, gli ambienti principali sono spazi volutamente antigeometrici, quasi paragonabili a spazi di risulta, ribaltando in tal modo la consueta gerarchia tra ambienti principali e secondari della casa.
Tutti gli elementi tecnologici sono svincolati dagli ambienti di vita e integrati all'architettura; in entrambi i livelli sono stati sfruttati gli spazi di disimpegno e di servizio; al di sopra di questi ambienti è stata a tal fine creata una copertura piana che permette di nascondere completamente anche canne fumarie, antenne, esalazioni, ecc., con il risultato unico di liberare completamente il tetto da ogni elemento.
Il riscaldamento è a pavimento, mentre l'impianto di condizionamento è realizzato separatamente, con i diffusori alloggiati negli stessi ambienti di distribuzione dell'abitazione, dai quali è stato sempre possibile raggiungere tutti gli altri ambienti attraverso condotte di aerazione.
La tecnologia del resto si pone sempre come problema ma anche risorsa di rilievo. Le vetrate di dimensioni imponenti, per esempio, richiedevano infissi di notevole qualità e resistenza anche di tipo strutturale, necessariamente perciò in alluminio, da integrare poi però con la difficoltosa modulazione delle temperature e della luminosità. Da questo punto di vista gli stessi vetri utilizzati contengono particelle di elementi in grado di mineralizzare alla presenza di eccessivo irraggiamento riducendone l'intensità. Inoltre all'esterno sono state installate veneziane in alluminio orientabili elettronicamente, che permettono di oscurare anche integralmente gli ambienti interni. È un sistema innovativo che permette di rispondere alla scelta di esporre gli ambienti ad oriente, risultando così possibile ridurre l'impatto del riscaldamento nel periodo invernale ma allo stesso tempo proteggere l'edificio dal calore eccessivo in estate.
Inoltre, a protezione della zona giorno del piano terra posta a sud, è stata installata una struttura con frangisole, sempre in acciaio, realizzata da un artigiano locale.
Il tetto poi è ventilato: una falda, a copertura degli ambienti della zona notte, realizzata in tegole nere piane, di cemento, integrate con pezzi speciali per il controllo di esalazioni nocive, mentre l'altra, a copertura della zona giorno, metallica al fine di ovviare alla pendenza ridotta, in zinco titanio (i due pluviali di raccolta delle acque piovane di questa falda sono posti all'interno dei pilastri strutturali in acciaio).
Il materiale per le soglie e le banchine, cosi come per la pavimentazione in pietra montata a spacco di cava del terrazzo-giardino, ovvero la pietra albarese, è stato prelevato dalla cava di San Pietro in Bagno ed il camminamento, che collega i due terrazzi posti sui due lati della zona giorno posta al piano primo, è l'esito di uno studio inteso a creare un percorso che, attraverso lo spazio di divisione fra living e cucina, dove l'acciottolato segnala anche attraverso il tatto ed il conseguente suono il passaggio tra i due ambienti, conduca al terrazzo sull'altro lato, muovendosi dall'esterno all'interno e poi di nuovo esternamente.
L'acciottolato è riproposto nel tetto giardino dove sembra rompersi per far spazio al verde fino ad una sorta di isola di legno su cui si collocano gli arredi per esterni. Sopra all'impermeabilizzazione ed a un pacchetto prefabbricato di drenaggio è stato posato uno strato di terreno di circa 50 cm di spessore che consente la piantumazione di piante anche di grandi dimensioni ed il prato, quindi sono state posate piante grasse, scelte anche in funzione della loro capacità di adattamento a condizioni climatiche di forte esposizione, fino ad integrarsi negli anni a venire con l'acciottolato e l'elemento in legno.
La scelta della via lenta basata sul colloquio continuo con la committenza e della divisione dei lavori fra più imprese, anche al fine di evitare un sovraccarico eccessivo dei costi, ha guidato le scelte di fornitori ed imprese, alternando da un lato, aziende leader, le sole in grado di garantire qualità di soluzioni tecnologiche all'avanguardia necessarie in risposta a soluzioni progettuali complesse, come le grandi vetrate ed i sistemi di controllo e regolazione della luce solare e dall'altro maestranze artigianali locali, le sole in grado di garantire la più accurata rifinitura di dettaglio, quale, per esempio, la porta tondeggiante della camera da letto, che riproponeva la stessa forma curva della parete.
* Progettare n. 011, annoIII/2007, a cura di Antonio Rendine/Arstudio
-
CASA UNIFAMILIARE A CAVAGNA DI BEDONIA. Alto sulle colline di Bedonia, con una splendida vista, l'edificio è un belvedere affacciato sul paesaggio circostante. L'impianto a corte affonda le sue radici in una lunga ed attenta ricerca della soluzione del rapporto architettura/natura: la tipica conformazione strutturale dell'edificio da un lato sottolinea la pendenza del terreno, dall'altro la posizione panoramica. Le grandi vetrate consentono a luce e sole di permeare gli ambienti per giorni interi e la parete curva della casa devia i percorsi dei venti lasciandoli scivolare via lontano inoffensivi. Protagonista assoluta è la luce, che scorre sulle pareti vetrate che accompagnano le curve della casa e scende dall'alto enfatizzando geometrie irregolari. Lo spazio soggiorno, caratterizzato da un doppio volume, si espande attraverso muri curvilinei che si estendono verso la cucina, dove è collocata un'ampia vetrata panoramica, un grande occhio centrale, che osserva e riflette all'interno il paesaggio esterno.
-
CENTRO DI AVIAZIONE LUFTHANSA. Il nuovo Centro di Aviazione Lufthansa si trova al centro del più efficiente snodo di trasporto europeo, tra l'aeroporto di Francoforte, le autostrade e le linee ferroviarie ad alta velocità (ICE). Essendo un edificio certificato a bassa energia, il Centro di aviazione Lufthansa richiede solo un terzo dell'energia di un normale edificio ad uso uffici. Il progetto è caratterizzato da semplicità, chiarezza e leggibilità. Per quanto riguarda la disposizione planimetrica, l'edificio ha la forma di un doppio pettine con 10 ali. Tra le ali, su ambo i lati di un passaggio centrale corrono spazi orizzontali che isolano l'edificio dai rumori e dalle
emissioni. La vegetazione del giardino dell'atrio è scelta tra esemplari dei cinque continenti per simboleggiare le connessioni globali della Lufthansa. Tutti i 1.850 posti di lavoro hanno vista sui giardini e sono ventilati naturalmente. L'edificio è coperto da un tetto di 55.000 metri quadrati che ricorda la forma di un parapendio. Un'efficace
illuminazione combinata con un sistema meccanico di circolazione dell'aria, ottimizzato con un sistema integrato a piastra per il raffreddamento e il riscaldamento, contribuisce a ridurre il consumo energetico dell'edificio. Gli atrii orizzontali sono ventilati naturalmente e agiscono come "tamponi climatici", che aiutano a mantenere la temperatura negli uffici ad un livello confortevole durante tutto l'anno. Le coperture grigliate a forma di barile poste sopra gli atrii sono composte da sezioni metalliche resistenti ai carichi, saldate a rettangolo, che collegano le sezioni dell'edificio, alte 25 m, attraverso una campata larga circa 18 m. Un elemento strutturale polifunzionale posto all'interno dei gusci serve come drenaggio per le superfici del tetto, e al contempo, come scarico per la ventilazione e per il fumo degli atrii. Il componente del tetto è stato ottimizzato aerodinamicamente con l'aiuto di esperimenti in
meccanica dei fluidi. Le facciate interne delle ali dell'ufficio sono strutture prefabbricate, alte quanto un piano, di legno e vetro, con aperture per le porte disposte
secondo la griglia dell'edificio. Le terrazze coperte creano un collegamento spaziale ai giardini e servono anche come piattaforme per la pulizia della facciata. L'economia e l'ecologia sono state bilanciate in modo responsabile e innovativo. La struttura minimalista del nuovo Centro di Aviazione è estremamente efficiente in termini di utilizzo dei materiali e dell'energia primaria. Con le sue ali modulari, l'edificio può essere allargato in pianta fino al triplo della sua attuale dimensione. Al completamento del secondo stadio di costruzione, l'edificio ospiterà 4.500 impiegati ed includerà ali per un totale di 28 giardini.
-
REALIZZAZIONE NUOVO POLO SPORTIVO, RICREATIVO E AMBIENTALE - RIQUALIFICAZIONE DI PIAZZA LENIN. - Il Polo sportivo/ricreativo/ambientale - La realizzazione di questo ambito sportivo e ricreativo ha una forte valenza paesaggistica, territoriale e sovracomunale, collegandosi alla contemporanea riqualificazione di Piazza Lenin, in un'unitaria e innovativa visione dello sviluppo urbano complessivo. Un processo di progettazione partecipata che ha coinvolto le principali realtà sportive locali, ha permesso l'ideazione di un sistema architettonico fortemente integrato di servizi e attrezzature, percorsi ed ambiti per il tempo libero, in cui coesistono una pluralità di situazioni che in modo sinergico, rispondono a nuove esigenze spaziali e funzionali.
Le attività e i servizi sono supportate da una semplice architettura con sviluppo lineare, posta in situazione baricentrica, in cui il suo volume predominante, ospitando la "club house", diventa fulcro compositivo dell'intero impianto, partenza e arrivo di tutti i principali percorsi e direttrici. L'edificio caratterizzato dall'importante copertura lignea e da un colonnato di ordine superiore, si eleva dai bassi volumi laterali e li raccoglie a sè mediante la compenetrazione dei suoi elementi verticali con quelli orizzontali delle ampie terrazzature, sotto cui troviamo i servizi e spogliatoi delle diverse attività.
Il progetto genera un'articolata ambientazione naturalistica di supporto alle diverse strutture sportive e disegna una gerarchia di relazione dei percorsi che connettono il complesso ricreativo-sportivo al centro abitato.
Fulcro dell'intera composizione, la struttura di supporto si inserisce nel contesto ambientale agreste, rifacendosi morfologicamente alle preesistenze coloniche circostanti, in cui il trasparente volume della club-house protetto da un ampio porticato, accoglie sotto di se le terrazze per la visione delle manifestazioni e gli elementi di servizio alle attività.
Il progetto sviluppa un interessante dialogo tra l'architettura "costruita" e l'architettura "paesaggistica", con una relazione giocata nel contrasto tra rigidi volumi lineari, che riprendano i caratteri austeri degli edifici colonici e la morbida sinuosità con cui vengono definiti gli ambiti a verde, in cui primeggiano le macchie arbustive attentamente composte e i filari arborei che accompagnano le principali percorrenze.
- Riqualificazione di Piazza Lenin - La riqualificazione di questo contesto, usato come parcheggio, oltre ad essere fortemente caratterizzato dalla presenza del celebre busto donato dall' Ex Unione Sovietica alla cittadinanza, (che rende il nome di Cavriago famoso nel mondo), è altresì legato alla realizzazione della Nuova Area Ricreativa-Sportiva Comunale, evidenziando così una visione innovativa e unitaria verso le nuove dinamiche urbane dell'Amministrazione Pubblica Comunale.
Il progetto ha voluto creare un sistema fortemente integrato tra tessuto residenziale e spazio pubblico, in cui la Piazza riveste un ruolo primario, luogo di socializzazione che, raccogliendo le direttrici dei principali percorsi crea al contempo una vivacità e pluralità di situazioni, sottolineate anche nell'accostamento di diversi materiali e piani altimetrici che ne scandiscono la sequenza.
Lo spazio, prima indefinito, nel progetto viene raccolto e limitato da un potente colonnato a verde che isolando la Piazza dal contesto carrabile, ne esalta le valenze spaziali e lo lega grazie a questa quinta scenica, allo sfondo volumetrico dell'isolato urbano, in piena continuità materica.
Nel progetto, luce e verde sono elementi primari e complementari, perfettamente integrati alle strutture e al disegno urbano, che trovano la loro massima espressione nella struttura in acciaio del pergolato, dove accoglie il verde rampicante che ombreggia il percorso e al contempo sostiene la punteggiata illuminazione della Piazza, scandendone il ritmo.
Basato sulla ricucitura del tessuto esistente, il progetto ha voluto creare decisi rapporti relazionali tra gli ambiti pubblici e quelli a valenza privata, attraverso la completa ridefinizione di Piazza Lenin e la creazione di un Parco Urbano fortemente integrato alle residenze. Nel ridisegno, la piazza assume un ruolo di catalizzatore tra le direttrici, "vuoto urbano" generatore di plurime situazioni sottolineato anche dall'uso diversificato dei materiali e dei livelli, riuniti tra loro dall'importante pergolato che separando la piazza dalla viabilità le conferisce un nuovo raccoglimento e una calibrata percezione spaziale.
La continuità e l'intensità delle situazioni vissute fianco a fianco, a partire dallo Studio di Fattibilità Preliminare del 1996, fino alle inaugurazioni del 2004, hanno creato un particolare legame che, inizialmente professionale, sviluppandosi ha toccato momenti di forte intensità umana.
-
RESIDENZE SOCIALI SOSTENIBILI A RANICA. L'area, di proprietà comunale, è situata in località "Patta", dal nome dell'omonima cascina. Inserita in un tessuto misto residenziale-produttivo, fronteggia una porzione di territorio agricolo punteggiata da cascine e ville rurali. Il lotto, regolare e pianeggiante, è a quota + 2,70 mt. dalla strada.
Assumendo la sostenibilità e l'ecologia dell'abitare come principi base, sono stati messi a punto strumenti di analisi articolati intorno a tre temi:
1. ricerca dei caratteri storici persistenti e riconoscimento dei caratteri morfologici, tipologici e tecnologici del contesto;
2. individuazione dei caratteri ambientali, delle specificità climatiche e delle qualità paesaggistiche del sito;
3. identificazione degli elementi critici e potenzialmente perturbanti in senso ambientale.
L'analisi della cartografia storica ha mostrato il persistere della vocazione agricola di una parte dell'area: è tuttora rilevabile il sistema rogge/percorsi storici/cascine/campi che ha strutturato il paesaggio e al quale è attribuito oggi un elevato valore storico e ambientale. L'area di progetto è in relazione con questo sistema poichè attestandosi su uno dei percorsi storici domina visivamente il paesaggio agricolo fino ad arrivare a lambire con lo sguardo il fiume Serio.
Lo studio dei caratteri ambientali ha evidenziato i fattori che influiscono sul clima locale e definiscono le caratteristiche paesaggistiche del sito: geometrie solari, capacità di rigenerazione microclimatica del verde e dei sistemi d'acqua, ventilazione estiva e invernale, forma e orientamento dell'edilizia rurale storica. Il confronto tra la mappa dei caratteri ambientali e quella delle perturbazioni definisce il quadro che orienta le scelte verso un impianto progettuale ambientalmente compatibile. Gli elementi sono divisi in potenzialità alle quali riferire l'azione progettuale, e criticità da risolvere o mitigare. Tra le prime la prossimità con il sistema delle cascine e in particolare con la cascina prospiciente l'area d'intervento, che con le sue geometrie orienta le giaciture del progetto; inoltre si tiene conto dei coni ottici verso il paesaggio, della relazione con il verde agricolo e dei diagrammi solari che modificano e ruotano i prospetti per favorirne l'esposizione migliore, collocando il volume costruito nella porzione di terreno maggiormente favorita dal soleggiamento invernale. Criticità sono gli ostacoli al soleggiamento invernale e alla ventilazione estiva, una linea a media tensione e alcune fonti di inquinamento acustico. L'intervento si articola in due corpi di fabbrica: il primo forma un fronte continuo su via Patta e si imposta alla quota della strada dalla quale si alza di 2 piani, il secondo allineato al confine nord-ovest del lotto è costituito da 2 piani fuori terra a partire dalla quota superiore del terreno. La differenza di quota diviene elemento di progetto: i volumi sono infatti organizzati su due livelli sfalsati di circa 2,70 mt. Come gli edifici rurali del contesto, i due corpi di fabbrica includono una porzione di spazio aperto che si configura come una corte aperta a sud.
Gli appartamenti sono organizzati secondo una gamma di tipologie in grado di soddisfare diverse esigenze. Sono adottate soluzioni di valorizzazione delle qualità spaziali e di massimizzazione degli apporti di luce naturale. Particolare attenzione è stata posta alla progettazione degli ambienti interni con doppie altezze e affacci interni che ne arricchiscono la complessità . Lucernari e camini di luce garantiscono un apporto di illuminazione naturale e sono strumenti di accumulo termico nei mesi invernali.
Si è favorito il rapporto tra abitazioni e spazio naturale esterno attraverso la riduzione dei percorsi pavimentati e la ricerca di una stretta relazione tra gli ambienti di vita e il giardino.
La distribuzione alle diverse quote dell'area di progetto e dell'edificio (interrato/box, piano terra, piano corte) è garantita da un ascensore esterno posto in prossimità dell'ingresso. I due trilocali dell'edificio A, con ingresso da piano terra, sono completamente "accessibili". Le altre tipologie sono "visitabili" e "adattabili" ai sensi della Legge n.13/1989 e della Legge Regionale n.6/1989. Tutte le finestre sono realizzate con vetrate isolanti termoacustiche di tipo antinfortunistico con vetrocamera.
Il comportamento energetico dell'edificio è progettato e controllato attraverso sezioni che simulano il funzionamento notturno e diurno dell'involucro sia d'estate che di inverno. L'accumulo passivo di energia solare è realizzato in modo diretto dalle finestrature, realizzate con vetri basso emissivi. I frangisole verticali ed orizzontali e gli sporti di gronda correttamente dimensionati, assicurano il controllo della radiazione solare estiva e invernale. I pavimenti costituiscono le masse di accumulo del calore solare che filtra attraverso le finestre. D'estate viene sfruttata la ventilazione naturale per climatizzare gli ambienti.
Un'unica centrale termica a servizio dei dieci appartamenti minimizza le dispersioni di energia; ogni alloggio è dotato di autonomo sistema di contabilizzazione del calore che permette la ripartizione delle spese di gestione dell'impianto in funzione dell'effettivo consumo di ogni singola unità immobiliare e responsabilizza i singoli utenti ad un consumo più attento.
Per i fuochi delle singole cucine si è optato per il sistema ad ˜induzione", con rendimento maggiore e più elevate condizioni di sicurezza.
L'intervento (con minimo incremento di costi) persegue obiettivi di sostenibilità attraverso scelte progettuali inerenti la configurazione formale e la corretta distribuzione degli ambienti, l'adeguato isolamento termico, l'abbattimento dei ponti termici e oculate scelte tecnico-impiantistiche. L'esito è reso possibile dal progetto di una forma architettonica correttamente orientata rispetto alle geometrie solari, con superfici finestrate che privilegiano l'affaccio a sud. Ciò ha garantito un maggiore apporto termico invernale con conseguente risparmio energetico. Gli alloggi sono distribuiti con affaccio a sud per tutte le zone giorno, ciò assicura il maggiore apporto solare possibile; a nord dove la dispersione di calore è maggiore sono posizionati locali di servizio e scale.
-
RIQUALIFICAZIONE E RECUPERO DEL CENTRO STORICO DI SADALI. Sadali è un piccolo paese dell'entroterra sardo appartenente alla Barbagia di Seulo, denominato "il paese nell'acqua" in quanto l'insediamento storico è profondamente integrato con il bene primario "acqua" sia in termini di nucleo abitativo che di sistema di produzione, tanto da assumere connotazioni di carattere museale.
Il centro storico di Sadali storicamente si è sviluppato attorno ad un asse viario longitudinale costituente la matrice che ha determinato la forma urbana del paese ed ha da tempi remoti rappresentato l'asse portante di collegamento e crescita che unisce il primitivo nucleo di fondovalle con il nuovo centro abitato dell'altopiano.
Questo asse, che in origine doveva essere poco più di un sentiero, ha finito per diventare l'unica arteria del vecchio centro dalla quale si dirama a pettine la viabilità secondaria. Presenta una forte pendenza longitudinale tra i suoi limiti estremi rappresentati dalla piazza Cavour e dalla piazza Eleonora d'Arborea ed offre un andamento planimetrico con forma assai irregolare, fattore che rappresenta la sua caratteristica peculiare. Si passa infatti da una larghezza media attorno ai tre metri per raggiungere e superare i circa dieci metri in alcune zone di slargo. Tali bruschi passaggi sono dovuti alla configurazione degli innesti laterali secondari ed alla particolare orografia del terreno.
L'ambito di intervento oggetto del presente progetto ha riguardato il rifacimento della pavimentazione di questa arteria stradale, delle sue vie d'acqua, l'inserimento di arredo urbano e l'illuminazione, e si inquadra all'interno del più ampio progetto di "Riqualificazione e recupero del centro storico di Sadali" che ha compreso anche i sottoservizi.
L'obiettivo del progetto è stato quello di conservare nel processo di trasformazione, tutte le peculiarità atte a garantire qualità ed identità storico-culturale all'insediamento: non snaturare lo stato dei luoghi.
Le scelte di progetto hanno privilegiato il rispetto della forma e dei materiali impiegati nella tradizione costruttiva locale, con particolare attenzione a non modificare l'immagine di questo ambiente, naturale e costruito, che privilegia la spontaneità e la semplicità delle forme.
Le scelte di progetto sono fondate su tre presupposti fondamentali:
a) uso di materiali locali con particolare attenzione alla scabrosità;
b) rispetto della particolare forma planimetrica irregolare della strada esistente;
c) sobrietà e rusticità del materiale, nel rispetto delle caratteristiche dell'ambiente costruito locale, ispirate a grande semplicità.
Tenendo conto di questi parametri guida, sono state prese in considerazione le caratteristiche dei materiali disponibili in Sardegna, verificando soprattutto il loro comportamento dal punto di vista fisico e formale, attraverso un riscontro con realizzazioni eseguite in diversi comuni dell'isola.
Il campo di scelta è stato a questo punto circoscritto al granito o al basalto bocciardati, per garantire il massimo dell'aderenza, condizione necessaria quest'ultima per garantire la sicurezza al traffico veicolare, in una strada con così forte pendenza.
A seguito delle opportune verifiche sul campo è stato prescelto il basalto, poichè offre maggiori garanzie di aderenza e rispetta a pieno anche i requisiti di sobrietà e rusticità.
A questo punto sono state eseguite una serie di prove di soluzione architettonica per la pavimentazione stradale ed è stata prescelta quella che fra tutte ha garantito i parametri fissati con particolare riferimento al rispetto della forma di questo asse viario, caratterizzato, come evidenziato in precedenza, dalla sua forte irregolarità . Sono state scartate tutte quelle soluzioni in qualche modo ispirate da una scansione geometrica della pavimentazione che ne delineano il tracciato facendo perdere la sua caratteristica geometria irregolare.
Le lastre di basalto scelte per la realizzazione dell\'intervento presentano larghezze e lunghezze variabili, in modo da garantire un facile adattamento sia alla forma planimetrica, assai variabile, sia alla curvatura presente in molte parti del tracciato, consentendo inoltre l'impiego di un ridotto numero di pezzi speciali. Le forti irregolarità planimetriche del piano viario sono state infatti assorbite dai giunti a differente larghezza e dall'introduzione di pezzi speciali.
Gli innesti laterali con la viabilità secondaria, essenzialmente pedonale, sono stati risolti, con l'impiego di ciottoli di basalto di Sardegna irregolari ed antichizzati che richiamano l'acciottolato storicamente in opera in alcuni viottoli del centro storico di Sadali e che, comunque, garantiscono una percorrenza pedonale agevole e poco pericolosa per l'utente.
Le lastre sono bocciardate e lavorate con coste a spacco ed offrono pertanto giunti irregolari ed un effetto ottico di dinamismo e continuità che valorizza nell'insieme la forma originale della strada.
I muri in pietra calcarea locale che delimitano l'alveo, ove presenti, sono stati consolidati con iniezioni di calce idraulica naturale e sabbia grossolana, rispettando quindi i materiali tradizionali messi in opera nel passato.
I muri a secco da integrare o da realizzare a nuovo sono stati previsti in conci irregolari di pietrame calcareo, analoghi a quelli gia esistenti.
I geometrici vecchi parapetti sono stati sostituiti da quelli di sicurezza in ferro battuto di disegno essenziale e aggiunte panche in basalto.
La cascata di San Valentino, il vecchio mulino ed i percorsi circostanti sono stati illuminati attraverso l'utilizzo di corpi illuminanti con lampade a fluorescenza o a ioduri metallici.
E' stata illuminata anche la via S. Valentino attraverso l\'inserimento tra i ciottoli di basalto di corpi illuminanti in vetro che simulano i sassi per pavimentazione. La sorgente luminosa di tali apparecchi è a led, garantendo così un'illuminazione puntuale come completamento naturale alla processione che si tiene ogni anno per la ricorrenza del santo patrono.
-
RIQUALIFICAZIONE URBANA DELLA FRAZIONE DI SAN CARLO. Il progetto di riqualificazione urbanistica riguarda alcune delle aree che si trovano in zone strategiche della frazione. Il loro recupero si inserisce in un progetto più ampio di restyling che ha coinvolto spazi pubblici che privati e che ha cercato di recuperare e valorizzare la tradizione e la storia di San Carlo ed in modo particolare il rapporto stretto tra la frazione e l'azienda belga Solvay. Lo sviluppo di San Carlo si deve all'azienda che, nel 1926, acquistò un terreno nelle colline metallifere intorno al comune di Campiglia e creandovi una cava di pietra calcarea. Intorno alla cava si sviluppò il villaggio di San Carlo, in principio frazione del comune di Campiglia e in seguito del comune di San Vincenzo, che divenne, in poco tempo, un villaggio autosufficente e legato fortemente alla presenza della cava.
Il progetto riguarda il recupero ad uso pubblico di un area adibita a campo bocce da diversi anni abbandonata. Il nuovo spazio ricavato dal recupero del campo è stato pensato come spazio per la socializzazione all'aperto, delimitato della seduta che funziona anche da terrapieno alla scarpata verde esistente, l'alberatura esistente ed un nuovo palco coperto di forma zoomorfa. Il restyling della zona prevede anche un percorso tematico attraverso il quale si può rievocare l'evoluzione delle lavorazioni della società Solvay attraverso l'inserimento in appositi spazi di macchinari utilizzati per la lavorazione della cava. Il percorso è caratterizzato da cinque postazioni e vi si può accedere sia dalla viabilità pedonale sia da quella carrabile. Oltre al percorso documentale è stato creato anche un percorso "odoroso" definito così poichè lungo tale tragitto, ricavato da un percorso naturale già esistente, che corre lungo la via dello Stadio, si può riconoscere una varietà di piante tipiche di questa zona. Il percorso "odoroso" collega anche alcune delle postazioni dell'altro percorso.
A completamento del progetto, il monumento posto al centro della rotatoria caratterizza il luogo racchiudendone i concetti essenziali: un blocco di pietra calcarea, la punta di una perforatrice, gli operai che lavorano con fatica e la ghiaia di risulta.
L'intervento nel suo complesso costituisce al contempo un'integrazione didattico-documentale all'impianto del paese ed anche il tentativo di metterne in evidenza il nucleo originario restituendogli quella valenza di polo aggregatore che dette origine all'agglomerato. L'intento principale e' stato proprio quello di progettare e realizzare un intervento che non stravolgesse la struttura di un centro abitato rimasto sostanzialmente immutato dall'epoca della sua creazione, a riprova del fatto che si trattava e resta un impianto urbanisticamente e tipologicamente ben progettato. Si possono identificare la nuova piazza, i camminamenti, gli spazi documentali e sociali come un'integrazione e un completamento dell'esistente.
-
INDAGINE STORICO-CRITICA, RILIEVO E PROGETTO DI RECUPERO DELLA "EX FORNACE DI VALLESCURA": NUOVO CENTRO DIDATTICO DI PALEONTOLOGIA DELLA LUNIGIANA.
L'opificio, una ex fabbrica di laterizi dismessa alla fine degli anni '80, è situato sulla Via Provinciale per Merizzo nel Comune di Bagnone, in località Vallescura. Il progetto di recupero e riconversione si rivolge ad una fruizione diversificata: il visitatore del Museo, le scuole e i corsi universitari, i ricercatori e gli studiosi provenienti da enti pubblici e privati.
Il progetto nasce dalla volontà dell'Amministrazione Locale di tutelare il bene architettonico, partendo dalla conoscenza della sua storia per arrivare alla valorizzazione, quale luogo di attrazione e polo scientifico-educativo, nonché dal desiderio del Museo di Storia Naturale di Firenze di creare degli spazi consoni alla ricerca e allo studio, che unissero in un unico luogo scavo, restauro, studio, catalogazione, conservazione ed esposizione dei reperti paleontologici.
Il progetto affonda le radici in molteplici obiettivi:
- Valorizzare un territorio dalle bellezze storico-paesaggistiche incomparabili, creando un polo di attrazione per un turismo interessato di tutte le età.
- Conservare un opificio nato oltre cento anni fa, strettamente legato alla vita sociale e culturale di Bagnone e delle provincie limitrofe.
- Creare un Museo che possa contenere i reperti paleontologici rinvenuti in Lunigiana e costipati nei magazzini del Museo di Firenze.
- Realizzare un polo museale direttamente collegato all'area di scavo (situata a poche centinaia di metri dall'ex opificio).
- Creare un polo di eccellenza a livello europeo per lo studio e la ricerca in campo paleontologico, dotato di spazi ed attrezzature di massimo livello (laboratori, officina, biblioteca, foresteria ecc.).
- Sviluppare la conoscenza della materia attraverso percorsi didattici organizzati per le scuole.
Le fasi di articolazione del progetto hanno visto in primis l'esecuzione di un dettagliato rilievo diretto ed indiretto finalizzato alla comprensione dell'organismo architettonico, del quale non esistevano rilievi o notizie. L'elaborazione è stata poi incrociata con i dati ricavati dall'indagine storica e con le notizie ricavate dalle fonti orali, fino a risalire al primo impianto dell'organismo: una piccola fornace di campagna posta sul fronte strada, poi riutilizzata come abitazione e ufficio. Da qui è partita la progettazione della nuova struttura, volta alla massima conservazione dell'esistente, alla trasformazione rispettosa e tuttavia ben riconoscibile di tutti i corpi di fabbrica. L'approccio conservativo consente di mantenere la memoria della fabbrica: nulla sarà demolito, eccetto un corpo di fabbrica di recente costruzione e la vecchia ciminiera diverrà il centro del nuovo foyer del museo; la mattoniera rinascerà museo e biblioteca, la piccola fornace preindustriale ospiterà l'amministrazione ed i vecchi essiccatoi diverranno il cuore dell'organismo, con i laboratori, l'officina, le stanze per i ricercatori, le sale studio ed i magazzini al piano interrato. I forni subiranno un forte intervento di consolidamento al piano terra, che comprenderà anche il restauro dei cancelli di chiusura delle camere di cottura, dove sarà predisposto un Percorso nel Tempo, durante il quale lo spettatore ripercorrerà tutte le ere geologiche attraverso proiezioni video ed audio, per entrare poi nel museo vero e proprio. Sopra i forni verrà ricostruito l'ambiente ora crollato ed ospiterà una capiente sala convegni. I piccoli gruppi potranno inoltre assistere a lezioni nell'aula di didattica da cui potranno accedere direttamente ai laboratori, per vedere come avviene il processo di realizzazione dei calchi e di restauro dei reperti. Gli studiosi ed i ricercatori avranno ampi spazi di studio e saranno ospitati nella foresteria all'ingresso del museo dotata di 8 posti letto, bagni e spazi comuni.
-
OPERA PIA MORO: CENTRO SOCIALE PER L'INFANZIA E LA FAMIGLIA. L'intervento progettuale ha origine da un accordo di programma tra l'Amministrazione Comunale di Oderzo e il Consiglio di Amministrazione dell'Opera Pia Moro che aveva come scopo il recupero e utilizzo edilizio dell'area di proprietà dell'Ente situata oramai nel centro della città.
Nello sviluppo del progetto è stato necessario confrontarsi con i numerosi vincoli presenti ed imposti, che sono diventati la vera espressione formale e soprattutto dimensionale della costruzione. Una dimensione è stata stabilita nel dover contenere l'edificio tra l'allineamento con la cinta muraria di Palazzo Foscolo, essendo la rimanente area soggetta a vincolo di inedificabilità, e la distanza di norma dal confine con la nuova proprietà della Parrocchia. Mentre la dimensione longitudinale ha subito il vincolo stabilito da una parte dal parcheggio esistente, dall'altra parte dal futuro parcheggio di Piano Regolatore da realizzare in fregio alla strada Postumia. In tale senso è stata avanzata una proposta all'Amministrazione Comunale di ampliare e realizzare un sistema di parcheggi allineati alla strada Postumia che consentirebbero le relazioni di interscambio tra strutture culturali e sociali esistenti (palazzo Foscolo, Museo Archeologico, Biblioteca, Scuola materna) e la viabilità urbana, avendo così l'intera pedonalizzazione dell'area e quindi il giusto "rispetto" per tutti gli utenti e per le persone che vogliono godere degli ampi spazi a verde ad uso pubblico.
Pertanto quello che oggi può sembrare una scelta casuale, troverà ragione di corrispondenza con l'attuazione di tutti gli interventi previsti.
La regola che sottende tutto il progetto è l'utilizzo di tecniche costruttive e scelte formali volutamente connesse ai temi del risparmio energetico e della sostenibilità ambientale. Sono state progettate pareti vetrate a nord per far entrare una luce discreta ma sufficiente a limitare l'uso di impianti elettrici. Superfici vetrate a est e ovest con elementi a sporto o tecnologie per filtrare il flusso luminoso in modo da consentire un riscaldamento dei locali di tipo naturale nella media stagione. Altra scelta è stata quella di incrementare la luce proveniente dal tetto attraverso lanterne per avere una luce diffusa e omogenea al piano terra all'interno dell'edificio che per ragioni compositive ha una profondità superiore a 15 ml. Si è ritenuta idonea la costruzione di giardini pensili per rapportare gli spazi interni con l'esterno in modo da garantire un certo benessere ambientale ma anche per realizzare dei brise-soleil naturali per il controllo della luce durante le variazioni climatiche. La stessa copertura dell'intero edificio viene realizzata con un giardino a verde estensivo che associa alla qualità estetica il beneficio di un elevato controllo climatico, trattenendo il calore d'inverno ed evitandone l'ingresso nel periodo estivo, riducendo enormemente il consumo di energia per il riscaldamento ed il raffrescamento oltre a molte altre caratteristiche qualitative. Riduce infatti il deflusso delle acque meteoriche, contribuisce all'eliminazione delle polveri provenienti dalla strada Postumia, ad elevare lo standard acustico e ancora ad evitare sbalzi termici alle strutture edilizie di copertura.
Il riscaldamento nella stagione fredda viene attuato con un impianto radiante a pavimento per migliorare il comfort di tutti i locali e in modo particolare quelli al piano terra, utilizzati come Nido integrato o Nido famiglia.
-
CENTRO ANZIANI E SERVIZI SOCIALI. Il progetto risponde all'esigenza di costruzione di un edificio pubblico, di proprietà del Consiglio Municipale di Madrid, in cui l'impianto di pannelli fotovoltaici in facciata è stato scelto per illustrare le possibilità architettoniche offerte da questa tecnologia. Quindi, l'edificio pubblico soddisferà i bisogni sociali in diversi modi: 1) servizio pubblico ai cittadini; 2) supporto nella produzione di energia elettrica libera e non inquinante, immessa nella rete generale per il consumo cittadino, dato che verrà prodotta più energia di quella necessaria all'edificio; 3) carattere simbolico: l'immagine dell'edificio pubblico, lontano dall'essere danneggiata, è rinforzata dall'uso di pannelli come materiale architettonico; 4) costruzione della città con parametri di qualità architettonica accettabile; 5) esempio funzionale per costruzioni private, che incoraggia l'impianto di questi sistemi o di altri similari. L'edificio, commissionato dal Dipartimento Municipale dei Servizi Sociali, ospiterà un centro di servizi sociali, composto principalmente da uffici, sale d'attesa e di riunione, ed un centro anziani per persone con handicap fisici o con morbo di Alzheimer, specificamente progettato con una gran quantità di sale d'attesa e spazi aperti. L'edificio è situato ai bordi del quartiere storico di Madrid, all'interno di un complesso residenziale recentemente recuperato, su una strada a traffico limitato. La facciata si configura come una linea spezzata che si affaccia su uno spazio pubblico ed una piazza. Il volume destinato ai servizi sociali è un edificio alto, per motivi di convenienza urbana, costruito di fronte al vicino complesso residenziale con cui condivide un muro di divisione a tutta altezza. Gli uffici e gli altri spazi sono distribuiti attorno ad un'apertura centrale illuminata da
un ascensore di vetro che polarizza il piano terra della torre centrale. Il volume destinato al centro anziani presenta solo quattro piani e si sviluppa in forma circolare,
con il nucleo di comunicazione al centro del piano, in modo da ottenere una composizione
semplice e permettere agli anziani di trovare la propria strada più facilmente. Nell'ottica di una costruzione sostenibile, sono stati ricercati la massima illuminazione naturale e il controllo solare; per questo motivo, tutte le stanze che
includono percorsi hanno aperture nella facciata. Nell'edificio alto, le aperture sono
state realizzate sotto il solaio ma comunque sotto i soffitti degli uffici per inviare all'interno la luce in modo obliquo, con lo scopo di aumentare l'illuminazione dell'atrio interno. Lo spazio dedicato agli anziani, che dovrebbe essere più caldo,
ha un'esposizione a sud, dove la facciata a cortina può essere aperta e i pannelli solari possono anche servire come schermi frangisole.
-
CORIANDOLINE, LE CASE AMICHE DEI BAMBINI E DELLE BAMBINE. L'intervento è stato realizzato a Correggio, piccola città di circa 23.000 abitanti che eccelle per la molteplicità delle politiche sviluppate nei confronti dei bambini.
La ricerca ha indagato con molta cura e attenzione le esigenze abitative dei bambini per realizzare abitazioni che rispondessero alle loro aspettative. Destinatari del progetto sono quindi le famiglie che vivono in queste case. Il "parametro bambino" è stato adottato come misuratore di qualità di un'architettura che raramente parte dai bisogni e dai desideri degli abitanti e spesso fa riferimento ad interessi ed a necessità esterne all'abitare.
Dal manifesto delle esigenze abitative dei bambini emergevano 10 indicazioni per la realizzazione delle abitazioni.
La casa doveva essere: trasparente, dura fuori, morbida dentro, bambina, grande, giocosa, decorata, intima, tranquilla, magica.
Questi erano gli obiettivi che ci hanno dato i bambini. E' stato subito evidente che dovevamo camminare su di un filo sottilissimo sospeso nel vuoto: da una parte la "casa delle favole", dall'altra la "banalità". Abbiamo cercato con pazienza ed impegno di dare forma alle idee realizzando delle abitazioni innovative per tutta la famiglia. Con la convinzione che se i bambini avessero potuto vivere meglio tutta la famiglia avrebbe migliorato la propria qualità della vita.
Al progetto di ricerca, durato 4 anni, hanno lavorato 700 bambini, 50 maestre, 2 pedagogiste, 20 architetti, tecnici e artigiani. L'esperienza è stata molto interessante perchè per la prima volta ha messo a confronto due mondi che di solito viaggiano separati: il mondo delle case e il mondo della scuola.
Durante le varie fasi sono stati utilizzati materiali, strumenti e tecnologie molto differenti e con finalità diverse: laboratori didattici, concorsi di progettazione, mostre su ricerche ed elaborati dei bambini, pubblicazione di libri, realizzazione di video, cartoni animati, progetti e plastici architettonici.
Non è vero che le idee sono tutte buone e uguali, questa ci è sembrata dirompente e per alcuni aspetti sconvolgente perchè è lievitata, cresciuta nel tempo, modificata, arricchita, perchè un'idea di molti, di tanti dalle molteplici identità, capace di offrire l'occasione a più soggetti (bambini e adulti) di sentirsi parte viva del progetto. Tutto il progetto e il processo di realizzazione deve essere considerato come un esercizio di relazione, relazione tra diversi ambiti, competenze, punti di vista: una tessitura paziente, in cui lo specifico è assorbito dall'insieme. Quando si mettono insieme saperi diversi quasi per magia nascono "saperi nuovi". Le conoscenze sovrapponendosi non si elidono ma si arricchiscono e soprattutto forniscono approcci metodologici, chiavi interpretative e soluzioni impreviste, nuove e mai sperimentate.
E' diverso vedere l'architettura partendo dalla pedagogia, dalla musica, dalla danza o dal gioco! E' diverso vedere una casa con gli occhi di un adulto o con gli occhi di un bambino. Sono diverse le dimensioni ma soprattutto le emozioni. Gli adulti sanno abitare solamente le case fisiche, i bambini sanno anche abitare le idee di case. Porre in primo piano le esigenze dei bambini, e considerarle importanti quanto quelle degli adulti, ha sconvolto equilibri consolidati. Abbiamo dovuto dare forma a dei desideri ovvero a pensieri espressi sì in forma di desiderio, ma che dichiaravano un bisogno.
I risultati sono stati monitorati a diversi livelli e con tecniche differenti. Con le famiglie che abitano il quartiere abbiamo proceduto con dei questionari di gradimento molto articolati che hanno dato buoni risultati.
In città il progetto ha suscitato un notevole interesse ed è ormai un luogo fortemente connotato all'interno dell'ambito urbanistico.
A livello nazionale il progetto è stato presentato in numerosi convegni raccogliendo consensi e premi.
-
ARENA ESTIVA "PARCOBALENO". L'intervento si inserisce all'interno del parco urbano denominato "Parcobaleno", situato ai margini ovest dell'area urbanizzata del Comune di Alfonsine; si tratta di un parco urbano pubblico attrezzato con superficie di circa 2 ettari. La localizzazione dell'area del parco destinata alla struttura in oggetto è stata scelta tenendo in considerazione esigenze di accessibilità e fruibilità più diretta in relazione all'unico punto di accesso al parco, nonché le prospettive future di inserimento di nuove attività e attrezzature, previste dall'Amministrazione Comunale all'interno del Parcobaleno, che avranno lo scopo di aumentare e diversificare l'offerta di servizio ricreativo ai fruitori del parco pubblico.
L'intervento si pone l'obiettivo di realizzare uno spazio ricreativo per lo svolgimento di attività di pubblico spettacolo all'aperto, rispondendo alla necessità di dotare il territorio comunale di una struttura adeguata dove poter svolgere attività culturali, ricreative e manifestazioni già consolidate da tempo, che fino ad oggi sono state svolte in spazi o ambiti provvisoriamente attrezzati allo scopo. L'a