Premio IQU 9, Volksbank Klagenfurt

Realizzazioni Architettura –  Premio IQU 9, Volksbank Klagenfurt
Referente progetto: Barbara Frediani-Gasser, Gianluca Frediani

 

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Recupero di un edificio storico nel centro di Klagenfurt (Austria) come direzione generale della Volksbank.

 

Lo storico edificio delle poste centrali, che domina la piazza del mercato, è un esempio di stratificazione architettonica decisamente interessante: dall’originario nucleo del tardo ‘600, sorto come residenza suburbana della potente famiglia dei Khevenhüller, si arriva ai radicali ampliamenti otto-novecenteschi, consolidati nel 1930 dal progetto di Leopold Hoheisel che ne ha sopraelevato la struttura e ridisegnato le facciate con uno schietto linguaggio modernista. Si susseguono poi le distruzioni belliche e gli infelici interventi di ricostruzione degli anni ’50. Tutelato dalla soprintendenza soprattutto per le sue facciate, l’edificio si presentava quindi come un complicato insieme di frammenti, strutture, livelli e materiali diversi. La sua trasformazione come direzione della locale VOLKSBANK ha dovuto affrontare molte difficoltà, legate alla presenza simultanea di usi differenti, al difficile orientamento degli spazi, alle numerose debolezze strutturali. Ma il problema principale è stato soprattutto quello di ricostruire una possibile identità per un complesso che aveva ormai smarrito qualunque forma perché ne conteneva troppe, anche se ben celate sotto l’apparenza serena di una facciata omogenea.

 

Abbiamo quindi cercato di risolvere i problemi e le contraddizioni, accumulatisi nel tempo, liberando da un lato la bella struttura in calcestruzzo di Hoheisel e, dall’altro, lasciando emergere come frammento isolato l’avanzo delle coperture voltate delle epoche precedenti. Questo lacerto di passato si confronta con le nuove strutture in acciaio senza alcuna forma di riverenza, sullo stesso piano. Materiali semplici sottolineano l’articolazione degli spazi accompagnando il percorso con alcune note di colore (un verde acido). Un semplice intonaco bianco ricopre uniformemente ogni superficie, rendendo omogenea la successione delle volte e dei solai dello storico edificio con le aggiunte (e le sottrazioni) che abbiamo eseguito.

 

L’ingresso principale si apre sulla centralissima Pernhartgasse, accompagnato da una alta pensilina in metallo e da un cubo vetrato che immette direttamente nella zona clienti del piano terra. Qui, le ampie coperture voltate si gonfiano alla luce di alcuni tubi fluorescenti che galleggiano nel vuoto. Durante il cantiere, l’improvvisa scoperta di un corridoio voltato a botte ha causato alcune modiche improvvise nel posizionamento della scala interna. Questa scala, in struttura di acciaio, si inserisce in un profondo svuotamento effettuato nella parte più interna del complesso, verso il cortile, per lasciare un filo d’aria fra il più, e il meno, vecchio.

 

Lo spazio a tutta altezza squarcia la scatola muraria per farne percepire l’altezza, per dilatare lo spazio e far leggere chiaramente la successione delle varie strutture sino all’ultima sopraelevazione effettuata nel dopoguerra. Lo svuotamento si riflette in un profondo taglio sulla facciata interna, che lascia filtrare la luce con una certa violenza all’interno delle sale. Le pareti divisorie degli uffici sono staccate leggermente dal guscio murario da una lastra di vetro e si flettono, come paraventi, verso lo spazio centrale per aumentare la profondità dello spazio, finalmente leggibile in tutta la sua lunghezza. Nuovi segni si sovrappongono e si mescolano a quelli antichi. Superfici lineari e contrasti quasi in chiaroscuro.

 

Tutti gli impianti sono alloggiati in trincee orizzontali, sotto i pavimenti. L’androne in disuso del piano terra è stato trasformato, infine, in sala espositiva per le collezioni d’arte della banca, direttamente visibili dalla strada.

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