Premio IQU 9, Torino: Sport club meisino

Realizzazioni Architettura –  Torino: Sport club meisino
Referente progetto: Antonio Fatibene

 

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Il progetto di un impianto sportivo ai margini del Parco del Meisino è un’occasione per ripensare un ambito urbano dai forti caratteri ambientali, naturalistici e paesaggistici.

 

La dimensione e le dotazioni della struttura sportiva in progetto, da un lato rispondono agli obiettivi funzionali per una adeguata fruizione degli impianti, dall’altro, tentano di avviare un processo di analisi e comprensione di un luogo anche con l’obiettivo di indirizzare e guidare successive trasformazioni. Il progetto interpreta alcuni caratteri dell’identità paesistica, così come si è storicamente configurata a partire dal modificarsi del corso dei fiumi, alle prime trasformazioni compiute dall’uomo con l’insediamento di attività agricole e il conseguente ridisegno di un suolo da prevalentemente naturale e boschivo, privo di geometrie, ad un suolo disegnato dalle suddivisioni catastali, dalle diverse colture dei campi, costellato di cascine, quasi regolare e misurabile.

 

Il progetto si inserisce in un’area destinata a parco urbana e fluviale dove si trova una delle poche garzaie europee in ambiente urbano, alla confluenza dei fiumi Po, Stura di Lanzo e Dora, che creano a causa di una diga, una zona di acque debolmente correnti. Il progetto tenta di ritrovare una regola insediativa nella lettura interpretativa del paesaggio, indagato anche attraverso le carte storiche, i documenti normativi, i vincoli e lo stato attuale dei luoghi. Il progetto presta, quindi, particolare attenzione alla qualità compositiva del “nuovo oggetto” della struttura spogliatoi all’interno di un’area aperta e pianeggiante, e alla sostenibilità ambientale del nuovo insediamento inteso come un’infrastruttura nel territorio, in rapporto sia con le componenti e le risorse più naturali del luogo sia con quelle più antropiche ed artificiali.

 

L’impianto si sviluppa lungo matrici di direzione sud/est – nord/ovest, direzione comune alle altre aree situate a sud di quella d’intervento. Le antiche suddivisioni catastali dettano la regola e la direzione influenzando gli insediamenti, verso la collina, fino al Corso Casale, e verso sud fino al Cimitero di Sassi. Il volume degli spogliatoi segue la stessa giacitura dei campi, la sua presenza ne sottolinea la regola insediativa, e le possibili direttrici di crescita, già presenti in quel luogo, attestando il costruito il più vicino possibile alla “terraferma”, come nel caso dell’impianto sportivo del Tarcisia Sassi, e lasciando i campi da gioco, avanzare nelle aree verso il fiume, quindi più facilmente esondabili.

 

Questa regola oltre ad essere la chiave di lettura delle scelte compositive del volume spogliatoi e servizi, può divenire il tratto comune per possibili
insediamenti e trasformazioni future. Verso la strada, i tre blocchi, appaiono come “ancorati” alla “terraferma” grazie a tre muri compatti in legno naturale. L’esigenza di limitare l’impatto acustico del traffico automobilistico mediante i fronti verso strada si concilia con la scelta di indagare il tema del passaggio tra natura e architettura, tra natura e artificio. Ai fronti chiusi verso strada infatti, corrispondono i fronti e gli spazi quasi sollevati da terra, aperti e sfrangiati segnati delle pensiline verso l’interno dell’impianto, come se fosse il muro a sfogliarsi.

 

Oltre a mediare il passaggio tra spazio interno e spazio esterno, l’articolazione delle pensiline, le diverse inclinazioni, grandezze e modalità di copertura
tendono a ricostruire uno skyline naturale. La pensilina diventa l’elemento architettonico effimero che interpreta il rapporto di mediazione e di passaggio tra artificio e natura che l’intero progetto ha assunto programmaticamente come tema problematico e campo  di studio. Al di là degli aspetti puramente metaforici, il progetto utilizza una teoria matematica per stabilire un rapporto diretto tra la questione programmatica e la definizione della forma architettonica delle pensiline. In particolare, viene applicata la Teoria delle Catastrofi, elaborata negli anni Settanta dal matematico francese Réné Thom, che stabilisce i capisaldi degli studi nel campo della stabilità strutturale e della morfogenesi. La geometria della struttura della pensilina, l’interasse tra gli steli verticali, le pieghe del telo riprendono tali logiche nella costruzione di un sistema descritto da un certo numero di variabili in cui, a piccoli cambiamenti di alcuni parametri, possono verificarsi repentini ed improvvisi cambiamenti di forma dell’intero sistema.

 

In generale, il progetto si è offerto come campo di applicazione di una ricerca di composizione architettonica che vede l’architettura al centro tra i concetti di natura e artificio. Il progetto mette in mostra come l’architettura possa segnare il passaggio dall’uno all’altro dei due concetti.

 

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