Premio IQU 9, Stabile IN-CAVA

Realizzazioni architettura – Stabile IN-CAVA

Referente progetto: José Stefanini

 

Scarica la scheda del progetto

 

Il Progetto IN-CAVA nasce in risposta alle esigenze dei committenti, una famiglia che da generazioni si occupa dell’estrazione e lavorazione della pietra. Il loro desiderio era un edificio che al contempo:

– servisse come unità di deposito per l’attività estrattiva – magazzino;

– potesse ospitare gli artigiani della cava e le loro famiglie – abitazione;

– si rivolgesse al pubblico come un grande edificio espositivo – showroom.

 

Il progetto sorge ai margini del comune di Roveredo, al confine con Grono, nel moesano, Grigioni. Il sito era occupato da una vecchia struttura, utilizzata dai proprietari come magazzino e deposito della pietra estratta ed in attesa di essere caricata sui camion.

 

L’ispirazione per il progetto, l’idea, è stata ricercata visitando la cava di Arvigo, passeggiando tra i massi in pietra ed i “piccoli” manufatti lavorati, sentendo il profumo della pietra e il rumore delle esplosioni. Rovistando tra i blocchi, lo sguardo si è soffermato su una zona estrema della cava, oltre i laboratori; la zona di deposito degli scarti di lavorazione, quelli che, normalmente, si chiamano “croste”. Il materiale sembrava perfetto per l’edificio, e per l’idea: riutilizzare il materiale di scarto rendendolo un materiale di rivestimento delle facciate e, con un pensiero più ampio, ricostruire la forma e l’imponenza di un blocco primario di estrazione.

 

In seguito, il pensiero progettuale è stato quello di avvicinare la cava di Arvigo al piano, utilizzando il più possibile il materiale estratto (Gneiss Calanca), con lo scopo di portarlo alla vista dei passanti, incuriosendoli e mostrando loro le molteplici applicazioni di un materiale così pregiato, flessibile, malleabile ed al contempo così vicino alla nostra cultura ed uso, nonostante la grande forza e la grande energia che occorrono per “strappare” la pietra alla montagna che, con forza, la trattiene a sé.

 

Il progetto esalta la pietra quale elemento di costruzione, ma limitando l’utilizzo a interventi puntuali, perché la pietra va anche letta ed utilizzata come simbolo di precisione: la sua caratteristica meccanica non permette di tagliare o scolpire la stessa figura due volte. Michelangelo riteneva che “la scultura è già nel blocco di pietra, non bisogna che liberarla”. Da qui l’idea di riprendere la forma del parallelepipedo dei blocchi primari estratti in cava, appoggiarli su un basamento di colore bianco (colore acromatico) apparentemente fragile, ma nel contempo così robusto da sorreggere il grande carico. I blocchi grezzi, appesi alla facciata, lasciano così spazio ad un’interpretazione libera a tutti coloro che dalla pietra desiderano ricavare la propria, personale scultura.

 

Il progetto ripropone i blocchi nella forma e nelle proporzioni come estratti in cava. L’effetto desiderato, quello appunto dei blocchi, viene raggiunto con un rivestimento di facciata fatto con la parte di materiale che normalmente viene scartato, per la presenza delle “canne di perforazione”.

 

I tre blocchi non presentano aperture, salvo piccole “feritoie” nel blocco centrale, per l’apporto di luce all’interno dei locali.

 

Le due entrate al piano terra permettono l’accesso alla torre delle scale, interamente in calcestruzzo faccia a vista (contrapposizione pietra naturale – pietra artificiale). Le scale hanno la funzione di dividere i tre blocchi in pietra oltre che, naturalmente, permettere l’accesso ai piani superiori.

 

L’ingresso ai tre magazzini al piano terra, invece, è consentito dalla facciata rivolta verso la montagna, opposta alla facciata espositiva che rimane, in questo modo, più pulita.

 

All’interno dei sei appartamenti dei due piani superiori, tre per ogni piano, i pavimenti, i battiscopa, i rivestimenti, i bagni ed i piani delle cucine sono interamente in pietra Gneiss Calanca lucida. Si riprende il concetto della pietra grezza (edificio) la quale, al suo interno, racchiude la scultura già finita (appartamenti).

 

La pietra, quale materiale da costruzione, viene ripresa anche dagli elementi “herker” delle finestre (imbotti in pietra), che danno un senso di forte protezione dall’esterno verso l’interno e viceversa, quasi a rappresentare una fortezza inespugnabile.

 

La pietra è presente anche nelle sistemazioni esterne: i muri di sostegno dei terrapieni, così come la riorganizzazione del torrente a nord-ovest, sono realizzati con blocchi di pietra grezza. La zona di deposito del materiale della cava, ora nascosta ai passanti, è stata riorganizzata evidenziando tre piazzole di deposito con i bordi dipinti di diverso colore, per distinguere meglio il tipo di materiale da caricare sui camion; la circolazione per i mezzi pesanti è stata studiata e migliorata.

 

Attorno all’edificio la pavimentazione pedonale è in pietra Gneiss Calanca ruvida (antiscivolo). Davanti all’edificio sorge un giardino minerale, una zona espositiva per sculture in pietra all’interno di un giardino di sassi.

 

Il passaggio tra il piazzale e gli ingressi allo stabile ospita invece la zona espositiva delle possibili lavorazioni della pietra: grandi lastre, fissate alle pareti, sono l’occasione di mostrare al pubblico le diverse lavorazioni: fiammata, sabbiata, satinata, levigata, lucidata o spazzolata.

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