Premio IQU 9, Rimini: Restauro di Palazzo Ghetti

Realizzazioni Architettura –  
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Il restauro del complesso di Palazzo Ghetti (Residenza e fabbrica di fiammiferi) ha permesso il recupero, oltre che delle originarie caratteristiche architettoniche, anche dell’unitarietà dell’impianto e della sua forte valenza urbana, con la riapertura del percorso pubblico che lo attraversa.

 

Cenni storici
Negli anni intorno all’Unità d’Italia, una delle poche attività industriali presenti a Rimini è la “Fabbrica di zolfanelli solforici”, che nel 1866 conta oltre 350 dipendenti, per la maggior parte donne. Tale attività, avviata dal riminese Nicola Ghetti già dal 1837 in altro luogo, ebbe la sua sede definitiva solo nel 1857, quando fu completata la costruzione di un apposito edificio nel Borgo San Giovanni.

 

Il complesso comprende la fabbrica e la residenza della famiglia Ghetti, affacciata sulla borghese Via XX Settembre; fu progettato dall’architetto Giovanni Benedettini, allievo di Luigi Poletti, con il quale collaborò in veste di direttore dei lavori alla costruzione del Teatro Galli di Rimini; lo stesso Benedettini progettò anche altri importanti edifici cittadini. La fabbrica di fiammiferi fu considerata per tutto l’Ottocento un edificio all’avanguardia per le sue caratteristiche tecnologiche ed igieniche. Iniziato il declino con la morte violenta di Nicola Ghetti nel 1883, patisce la congiuntura economica sfavorevole che interessa tutta la debole struttura industriale cittadina fino a cessare l’attività nel 1908. Negli anni Venti del Novecento il complesso viene convertito ad uso residenziale per poi conoscere progressivi abbandono e decadenza.
Nel 2005 Banca Malatestiana acquista tutto il complesso per adibirlo a propria sede.

 

Il restauro
Il progetto di restauro scientifico degli edifici che formano il complesso di Palazzo Ghetti, autorizzato dalla competente Soprintendenza per i Beni Architettonici e Paesaggistici di Ravenna, ha avuto un duplice obiettivo: da un lato, il recupero della sua valenza urbana tramite la risarcitura di un intero isolato del Borgo San Giovanni ed il ripristino del percorso che tale isolato attraversa, dall’arteria fondante di Via XX Settembre (l’antica Via Flaminia) fino al termine dell’edificato storico verso l’entroterra (Via Circonvallazione Meridionale); dall’altro lato, la messa in luce della configurazione originaria del singolare insieme costituito dalla dimora borghese dell’imprenditore e dai fabbricati produttivi.

 

Le tre ali della fabbrica palesavano l’urgenza di lavori di consolidamento, radicali ed impegnativi anche in relazione alla grande varietà di tipologie strutturali impiegate, alle quali avrebbe fatto riscontro una corrispondente molteplicità di tecnologie e tecniche di intervento. In ragione della natura e delle caratteristiche degli edifici, gli elementi strutturali risultano fortemente connotati e rappresentativi dell’evoluzione tipologico-strutturale avvenuta tra la metà dell’Ottocento ed i primi del Novecento. Il consolidamento e l’integrazione delle diverse tipologie strutturali esistenti nell’edificio sono stati affrontati mediante la realizzazione di opere che ne costituissero un sistematico contrappunto, ponendosi in dialettico confronto con gli elementi originali, a seconda dei casi nella direzione di una integrazione e di una ricostruzione delle parti seriali mancanti o deteriorate, oppure in quella dell’inserimento di elementi nuovi e complementari, chiaramente leggibili e riconoscibili nella loro natura. Il progetto ha previsto il recupero della percezione spaziale interna originaria mediante la rimozione delle superfetazioni novecentesche e la creazione di un nuovo sistema di pareti divisorie interne che non arrivassero a toccare gli intradossi dei solai soprastanti e delle coperture, consentendone la lettura senza soluzione di continuità e mantenendo il più possibile libere le visuali.

 

Tutte le nuove partizioni sono state realizzate su disegno e concepite come un organico sistema di pareti “a secco”. La distribuzione interna è caratterizzata da un percorso pensato come un vero e proprio sistema connettivo, orizzontale e verticale, che rende l’edificio integralmente fruibile da parte di persone con ridotte o impedite capacità motorie, superando gli obblighi di legge.

 

I vani tecnici necessari per assolvere alle complesse esigenze tecnologico-impiantistiche, sono stati posti in un nuovo piano interrato ubicato al di sotto della grande corte
rettangolare. Lo scavo conseguente è stato concepito come una grande indagine archeologica a cielo aperto sotto la direzione scientifica della Soprintendenza. La campagna di scavi ha permesso di acquisire elementi rilevanti per la lettura degli insediamenti nel Borgo San Giovanni. Gli importanti rinvenimenti sono esposti in maniera permanente all’interno del museo allestito sotto la direzione della Soprintendenza per i Beni Archeologici e collocato al piano terra della residenza. Il museo documenta la storia del Borgo dalla sua costruzione, avvenuta sopra ad una necropoli romana risalente al IIIIV sec. d.C. distribuita lungo la via Flaminia, fino al Medioevo.

 

Mediante apposita indagine stratigrafica sulle murature è stato possibile rintracciare e replicare le finiture e i colori originari dell’esterno del palazzo e riportare alla luce la decorazione pittorica di alcuni interni.

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