Premio IQU 9, Noale: Restauro e consolidamento statico della porta e della torre dell’orologio

Realizzazioni Architettura –  Noale: Restauro e consolidamento statico della porta e della torre dell’orologio
Referente progetto: Patrizia Valle


Scarica la scheda del progetto

 

Il Restauro della Torre, finalizzato al consolidamento statico, miglioramento sismico e ri-Animazione del monumento crea un nuovo rapporto urbano tra interno ed l’esterno. La nuova scala è una promenade architectural, in un opera aperta a continue trasformazioni.

 

Il sistema fortificato di Noale risalente al 1200, descritto da Marin Sanudo nel Cinquecento, è stato oggetto di interessanti ricerche storiche in questi ultimi anni, da cui è stato possibile ricavare le informazioni necessarie per il progetto di restauro.
Il suo sistema fortificato era costituito dal Castello, dalla Rocca e da una sequenza di strutture difensive. Il Castello è connotato tutt’oggi dalle due porte situate lungo l’asse Camposampiero–Mestre, sormontate da torri. Il Palazzon era la struttura più antica, fortezza (Rocca), circondata da alte mura e torri e dal fossato, dove scorreva il Marzenego.

 

Dopo il 1763 inizia il progressivo decadimento della Rocca, residenza dei Tempesta e poi Palazzo Pretorio, delle torri e delle porte cittadine. Destino comune a diverse fortificazioni venete che vengono a perdere nel tempo il loro ruolo difensivo.
La torre trevigiana o dell’orologio ha una pianta quadrata di circa 5 metri di lato. I sei solai lignei erano collegati da ripide scale, anch’esse in legno: costituiva l’ingresso principale alla città.

 

Delle due campane della cella campanaria la più antica di Noale, fusa nel 1563 per ordine del podestà Santo Contarini, era originariamente posta nel torrione della Rocca e venne spostata nella Torre dell’orologio nel 1755 a causa dello stato di rovina in cui ormai si trovava il palazzo dei Tempesta; la campana, poi detta della scuola porta scolpito il leone di San Marco e lo stemma con le iniziali S.C. La seconda campana risale al dominio veneto detta “realtina” fu voluta da Negri nel 1723, a sostituzione di una precedente danneggiata.

 

La Torre, detta originariamente “torre Grande” o anche “delle Ore”, alta 32,45 metri, porta inciso su un merlo l’anno 1836, di ricostruzione degli archi ogivali della cella campanaria e delle merlature ghibelline, era precedentemente ricoperta da un tetto in coppi e aveva merlature guelfe. In parte crollata nel 1261 per un uragano, venne ricostruita e nel 1367 fu di nuovo distrutta da un terremoto. Nel piano sottostante trovano alloggiamento i meccanismi dell’orologio; l’orologio antico, modificato nel 1560 fu sostituito nel 1962.

 

Diverse manomissioni hanno interessato questa parte del sistema fortificato di Noale, che comunque mantiene intatto il suo valore monumentale e di simbolo per la città.
I lavori di restauro e consolidamento statico della Torre dell’orologio e della Porta a levante del Castello di Noale sono iniziati nel maggio 2012 e terminati ad aprile 2013.
Il progetto di restauro e ri-Animazione, dopo una fase conoscitiva, basata su un accurato rilievo del degrado del monumento e l’esecuzione di analisi, finalizzate alla caratterizzazione dei materiali costruttivi, prevedeva la pulitura e reintegrazione delle murature, il restauro della cella campanaria, il rafforzamento dei solai in legno e delle strutture, al fine di ottenere un consolidamento statico e un miglioramento sismico dell’edificio che ne potesse aumentare l’aspettativa di vita nominale.

 

Per quale motivo questi due termini “restauro” e “ri-Animazione” non possono essere indipendenti? Perché solo dalla composizione dei due approcci può generarsi quella conservazione attiva del monumento che rappresenta un “valore” per tutto il territorio.
Si vuole mettere in simbiosi passato e presente attraverso la reintegrazione dell’immagine del monumento, proprio per il suo valore come simbolo sociale di una comunità che si riconosce in esso; testimonianza, ma amato anche grazie alla sua “lontananza”, in analogia a quanto scrive Ferdinando Pessoa, che descrive i castelli di Lisbona come “Araldi lontani” di un tempo perduto.

 

Mettendo in evidenza come questa lontananza rappresenti un valore, proprio nello stesso modo in cui l’inutilità rappresenta il valore sociale dell’arte nelle opere di Land Art.

 

I lontani messi, ambasciatori di un tempo, essendo sopravvissuti alla società che li aveva prodotti sono liberi da significati e forse per questa inutilità sono attraenti per la maggior parte delle persone. Rappresentano la memoria per un’altra realtà, memoria collettiva.
Si ribadisce nel progetto l’insufficienza del restauro delle poche pietre, la necessità di una conservazione integrata, perché conservare è anche rivelare. Si tende a riconoscere al restauro quel quid in più rispetto alla mera conservazione, che possa essere reinterpretazione dell’opera e di meditata trasformazione atta a garantire una nuova vita al monumento abbandonato.

 

Per questo si riprogetta il sistema di accesso, ormai abbandonato da lungo tempo e lo spazio interno della Torre, con l’inserimento di una nuova scala in acciaio corten e legno, di collegamento al cammino di ronda della porta a levante.
Ritornare ad entrare direttamente nella Torre civica dall’accesso principale che era diventato un retro, compreso di gabinetto, non più attraverso la casetta cinquecentesca, ma dalla porta prospettante la loggia a levante del Castello.
Emerge in questa analisi la differenza tra rovine e macerie: le macerie prodotte della storia recente, dagli interventi antropici, non assomigliano alle rovine prodotte del tempo o meglio “le rovine del tempo che ha perduto la storia o che la storia ha perduto”, un tempo puro sottratto alla storia. Il tempo puro è l’ “Aura” delle cose che osserviamo e ammiriamo.

 

Le rovine sfuggono del tempo reale perché risvegliano il senso della mancanza nell’osservatore “la coscienza della mancanza”, si osservano le rovine come fossero un oggetto contemporaneo e nello stesso tempo vi è l’impossibilità di avere certezza, una data incerta attribuibile alle loro trasformazioni e all’esito formale giunto fino a noi. Le rovine sfuggono al tempo reale, il paesaggio che si crea dove ci sono reperti archeologici, resti medievali o rinascimentali, inseriti in parti più recenti delle città, riunisce temporalità diverse. Questa compresenza introduce e spiega il tema del metabolismo nel restauro, la simbiosi tra passato e presente, esito del progetto.

Scritto da

The author didnt add any Information to his profile yet



Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

News dal Network Tecnico